Articoli scritti da: Davide De Grazia

Mi definisco uno spirito libero, che al di fuori delle idee dominanti e attraverso uno sguardo autonomo e indipendente, prova a creare nuove rotte, sulla via della conoscenza.

Maestra d’amore e io allievo tuo per sempre

Quante volte camminando accanto al fiume

Ho ascoltato le voci degli spiriti delle acque

Che sussurravano il tuo nome portatore di pace

E io quasi spaventato mi sentivo richiamato

Da quelle insolite trame acquatiche, quasi a perdere il controllo,

e a tuffarmi dentro per poterti ancora una volta toccare

e stringerti per strapparti al mondo delle ombre

e a quel fato che ci ha separato troppo presto

Non c’è più futuro, né presente da quando

Sei sparita inghiottita dalle acque del tempo

La vita scorre ma è spenta, il sole che non scalda più

È sempre notte anche a mezzogiorno dove i miei funerei sogni

Riformulano nella mente senza luce la tua splendida voce

Che non ci sarà più

Che non tornerà più

Che non vuole farsi dimenticare

Che mai scorderò

Così mi avvicino agli spiriti delle acque

E racconto di te e dei tuoi occhi, ricolmi di amore

Del tuo sguardo dolce e malinconico,

in un’epoca che ora sembra essere così lontana e forse mai nata

Ma le mie lacrime sono sempre attuali

Solo un po’ più salate, un po’ più amare per come è andata

Ma io non ti porrò nel dimenticatoio del tempo,

Tu sarai sempre al mio fianco e ogni cosa che io vedrò tu vivrai

attraverso me affamato di vita come eri tu

E anche se il tuo cuore ora non batte più

ti servirai del mio, come gli spiriti di queste acque

Che mai finiranno la loro danza, limpidi come il tuo sguardo

Ricolmo di amore

***

La vita aveva ancora molto da darti

Te ne sei andata via troppo presto

Ma i fiori più belli sono quelli che annunciano la bella stagione

Pronti ad essere spazzati via dalle tardive gelate di aprile

E tu eri uno di essi,

Pura come una margherita,

bella come una rosa

Ora di quella vita che tanto amavi

non è rimasto che qualche petalo,

Ma il tuo insegnamento fatto di esempio

scevro di pregiudizi e inutili parole

È sempre mio:

Maestra di amore e io allievo tuo per sempre

Angeli o diavoli?

Oggi, 4 marzo, dell’anno 2022 D.C. mi sveglio piuttosto tardi come spesso accade, quando i sogni della notte prendono il sopravvento sulla luce del primo mattino. È una giornata di aprile fresca e plumbea. Il sole fa fatica ad imporsi tra i nembi che affollano il cielo. La guerra infuria a pochi passi da qui, e le televisioni sembrano portarcela a casa. Ma a Decollatura tutto tace.

Il paesello arroccato sui monti del Reventino sembra sonnecchiare come sempre strizzandomi l’occhiolino indifferente e placido nel suo essere fuori dalla storia da millenni, cioè da sempre. Le rondini non sono ancora giunte. È una primavera fredda, appena due giorni fa sono caduti gli ultimi fiocchi di neve e le montagne ne recano le tracce. In tutto ciò mi chiedo quale sia il mio posto nel mondo.

Sto leggendo Pasolini, “Una vita violenta”. Il libro è ambientato nelle borgate romane del dopoguerra. I personaggi mi colpiscono per la loro carica di vitalità, per il loro modo di vivere al di fuori dagli schemi e anche per la crudeltà. Da intendersi, crudeltà, non in senso assoluto, ma relativo. In essi infatti non c’è nessun calcolo strategico, nessuna ipocrisia piccolo borghese. Essi sono esattamente ciò che sembrano, delle persone semplici, che affrontano una vita dura, senza abbracci, senza baci, ma ricca in compenso di calci, schiaffi e fame. Come si potrebbe essere altrimenti in una situazione del genere, se non dei piccoli bulli, o mascalzoni o come dir si voglia. Anzi come possiamo pensare, noi ben pensanti, che questi siano solo degli avanzi di galera.

In fondo lo sono, ma non nel senso dispregiativo del termine. Sono persone inclassificabili secondo gli schematismi della Legge e della morale, non appartengono al mondo “sviluppato”. Sono soggetti astorici e quindi asociali. Espressione di un antropologico disagio che in realtà cela una ricchezza, una carica istintuale e una voglia di vivere che i ragazzi della stessa età inquadrati storicamente e socialmente nelle classi dominanti non possono nemmeno immaginare.

Per questo invidio, o meglio ammiro, la libertà di azione e di pensiero di questi ragazzi al di fuori del tempo. Il loro non celarsi mai dietro belle parole spesso solo di facciata, o sentimenti ipocriti imparati a scuola o in famiglie perbeniste. Essi sono spirito vitale puro. Sempre vicini alla morte (perché non c’è vita vissuta pienamente che non sia sempre a un passo dalla fine del tutto) non sembrano curarsene.

E fanno bene perché siamo tutti appesi ad un filo. Basterebbe, infatti, che il nostro bel cuoricino si stancasse per qualche attimino, per farsi un pisolino, che tutto traballerebbe e saremmo bell’e finitelli. Mi chiedo anzi come faccia a non stancarsi mai. Ma il cuore, non risponde ai dettami della ragione ma a quelli della pura vita, il cui sospiro fatato si impossessa di noi già nel ventre materno e non ci abbandona più, sino alla fine dei nostri giorni.

Questa benedizione o maledizione a seconda dei casi (c’è gente a cui giustamente la vita è venuta a tedio), è un vero piccolo miracolo. Forse la dimostrazione che non siamo solo carne, creta o che ne so io.

Intanto sto ascoltando i Beatles che intonano While my guitar gently weeps, un piccolo blues, e mi chiedo come sia possibile che l’uomo riesca a stimolare queste emozioni tirando delle piccole corde e al contempo essere oggetto di noia, di insensibilità così grande e di mancanza di empatia, tanto da doversi inventare guerre e omicidi.

Siamo veramente un mistero noi esseri umani. Soggetti fortemente instabili, in continua trasformazione, ogni giorno ci avviciniamo alla fine, e del dopo non sappiamo che nulla. Ammesso che ci sia un dopo. In fondo cosa eravamo prima che nascessimo se non polvere di infinito? Siamo dunque eterni, come la sostanza che ci da la vita, dunque dei? E di che tipo? Angeli o diavoli?

Danni collaterali

La cosa terribile delle guerre è che oltre all’incommensurabile e assurdo bagaglio di morte e distruzione di cui sono dispensatrici a profusione, annientano il dibattito politico, polarizzano le posizioni e impediscono di affrontare i problemi che già di per sé si presentano all’ordine del giorno.

Ad esempio, ormai il Covid è diventato un tema di terz’ordine, ma si parla anche pochissimo di ripresa economica, di efficienza energetica, di crescita sostenibile, di diritto del lavoro, di benessere del cittadino. Ormai insomma si parla solo di guerra. Con ciò non voglio dire che non sia un tema terribile, doloroso e centrale, ma piuttosto che fare su 24h di informazione 23 di guerra non credo aggiunga molto all’informazione sul conflitto per il cittadino, magari se ne potrebbero fare 12.

Purtroppo, il problema del Global Warming ad esempio non si è estinto, anzi sta accelerando drammaticamente. Il problema della crescita economica e dei diritti dei lavoratori, non solo all’occupazione, ma anche alla buona occupazione, sembra essere superato. Per non parlare del benessere psicologico dei giovani e dei soggetti più fragili dopo l’isolamento sociale inasprito dal Covid e dalle misure adottate per contenerlo.

Insomma, la guerra in Ucraina davvero non ci voleva. Putin è stato un criminale ad invaderla e forse l’Occidente avrebbe potuto fare qualcosa in più per scongiurare questo folle e omicida attacco. E pur tuttavia nonostante le gravi conseguenze che sta apportando non rimane la sola questione politica rilevante, seppur ha certamente condizionato non solo il dibattito ma anche l’esacerbazione di alcune problematiche quali l’approvvigionamento energetico europeo e il terribile dibattito su disastrose escalation militari anche di stampo atomico.

Infatti, hanno rialzato la cresta i dispensatori di energia di origine fossile e oltre ad essi anche i propugnatori dell’energia atomica, dimenticando Chernobyl e Fukushima, oltre alle gravi problematiche di smaltimento dei rifiuti radioattivi. In ultimo, ma non certo per importanza, credo che sia scandaloso che dopo il Covid, tra le cui cause dirette potrebbe esserci anche l’attuale sistema economico adottato e le politiche ambientali degli stati (oltre naturalmente a quelle sanitarie, dove risulta fondamentale ormai a tutti, l’investimento necessario nel settore pubblico per combattere e prevenire altre pandemie), nessuno abbia veramente pensato di mettere in discussione il sistema di sviluppo mondiale, di stampo capitalistico e consumistico, che sta distruggendo il pianeta e facendo precipitare le condizioni di vita dell’umanità tutta, attraverso la degradazione del territorio, l’assottigliamento delle risorse, e i terribili effetti del riscaldamento globale.

Insomma, ci mancava solo la guerra per distogliere l’attenzione dalle tematiche politiche che saranno centrali nel nuovo millennio. Che Dio ci salvi, dato che l’uomo sembra incapace di farlo da sé!

Solo (per te)

Galleggiando in un fiume indifferente

Guardo la luna piena con orbite vuote

E mi lascio indietro tante vite interrotte

Mentre voci mi attraggono verso l’infinito

Da cui mesmeriche fonti

Mi ricollegano a te che sei partita

attraverso ruscelletti d’amore

che si insabbiano nel mio cuore sfinito

Oggi ho scelto di non temere l’oblio

(di non temerti)

Aspettando il crepuscolo invernale

Quando nuvole rosa e lievi si dissolvono

E i miei resti disfatti

Asceticamente si sbrindellano

sul mio piccolo mondo

lasciandomi solo e sfinito

E io ballerò a piedi nudi

Sulle mie ossa

Ferendomi e squarciandomi

Perdendo il senso del dolore

Cadendo nel torpore

Legandomi al letto di una stanza senza luce

Perché non c’è redenzione

Per colui che ha dismesso i panni della vita

Tutto ciò che non sono riuscito a darti

Vorrei ricoprire di rose profumate i tuoi ricordi

Eri così bella, i tuoi occhi luminosi,

Evocavano il paradiso e le stelle iridescenti,

Eri una fata che mi scrutava innamorata,

Il giorno che ti incontrai eri stanca e affaticata…

Io all’epoca non sapevo quanto ti amassi,

Ogni volta che ci vedevamo

Mi cullavi e mi baciavi ardentemente,

Poi arrivarono giornate tristi

La partenza e l’addio,

Io pensavo solo a me stesso,

Non fui il migliore degli amanti,

Presto dimenticai,

Fin quando la memoria, cane sciolto,

Da te ritornò

E furono di nuovo baci e abbracci degli amanti…

Passione e desiderio ci confondevano,

Tu mi dicesti solo: <<non lasciarmi più>>,

Indifesa come una bambina,

Ma tutto questo non bastò…

Presto dimenticai le promesse

Mentre tu mi amavi come un Dio,

Purtroppo, poi arrivò il giorno del definitivo addio…

All’inizio non capì,

Ero stupido e viziato:

I capelli color oro non avrei più accarezzato,

Le tue gambe da modella non avrebbero più per me sfilato,

Tu bella come una bambola,

Di un altro saresti stata…

Fu molto triste e doloroso,

Tutte le tue lacrime si trasferirono nei miei occhi,

Piansi per giorni e notti…

Non c’era canzone d’amore che non mi ricordasse

Qualche nostro momento,

Non c’era viso di donna bellissima che non mi ricordasse

Qualche tuo lineamento,

Ogni simbolo della natura era tuo,

Ogni significato mi rimembrava il mio fallimento…

Piansi tanto, ti invocai, ti reclamai,

Ma ormai non eri più mia,

Il miracolo dell’amore era andato via,

Me ne resi conto quando tutto ormai era finito

E non era rimasto che un misero ricordo…

Provai ad odiarti ma non era possibile,

Non si può odiare chi ti ha amato e perdonato…

Provai a dimenticarti,

ma come si può farlo con chi ti ha salvato?

Allora decisi di scriverti una poesia,

Una poesia che mai leggerai,

Una poesia inutile come tutte le poesie…

Buonanotte fata, io ti dico addio,

che la vita possa perdonarmi e a te donarti

Tutto ciò che io non sono riuscito a darti…

Il diamante più prezioso

Un cielo superiore e distante,

lacrime fredde e bagnate,

come di mattina la brina

al sorgere del sole,

e tu, e io, e noi,

immersi nel destino

ci nutrivamo

dal seno giovane dell’amore

ricolmo di latte, di eros e desiderio…

Eppure, solo ora provo

a immaginare i tuoi sogni,

le tue speranze, i tuoi aneliti legittimi;

penetrando con l’occhio della mente

il mistero che celavi

in quello sguardo da bambina

splendente come il mare…

E come mi è dolce il ricordo

di te che piccola

e indifesa mi osservavi,

timida e tenera,

aspettandoti

null’altro che un bacio,

o una carezza,

per farti sentire viva

anche quando,

come uccellino piccolino,

mi osservavi incapace di capire,

mentre io mi opprimevo

in metafisici pensieri,

lasciandomi sfuggire quell’attimo

infinito, del tutto significante,

in cui tu eri la regina…

Ora invece

quanto mi è amara

la distanza eterna,

che ci separa

come la morte

o come l’ombra

che sempre mi trascino

solo nell’infinito…

La libellula

Sera bruna,

pesante come il piombo,

io porto in me

le tracce

del nero più profondo…

Chi gioisce

se cadono le bombe

e il mondo si spacca

come sfera di cristallo?

Perché tutto questo,

perché l’uomo

è l’essere più folle?

Come si fa a sfuggire

a tutta questa ostilità

(respiro odio,

lacrime e fiamme)?

Purtroppo, non c’è rimedio

alle bombe,

se non il bunker

dei miei sogni…

Allora come libellula,

mi libro in cielo

e grido

nella più gaia lievità,

che Io esisto

e che amo il sole e le stelle,

così come quella piccola

formichina: ma quanto

è grande tutto ciò,

e quanto

io sono,

così,

piccolo

Sul fallimento del ’68

Sui fatti di Valle Giulia del primo marzo ’68 (di PPP)

<<Siete in ritardo, figli…
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio
delle Università) il culo. Io no, amici.
Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
… Peggio di tutto, naturalmente,
è lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in una esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici.>>

Pier Paolo Pasolini

Cinquanta anni fa Pasolini scriveva la sua celebre poesia sui fatti di Valle Giulia, quando i contestatori del ’68 ebbero uno scontro violento con la polizia. Abbastanza sorprendentemente disse che stava dalla parte dei carabinieri, perché erano loro i veri proletari (Pasolini si è sempre proclamato comunista, sebbene il PCI lo avesse espulso per “immoralità”). Mentre al contrario gli studenti erano figli della borghesia. Naturalmente, come per altre posizioni scomode egli venne attaccato un po’ da tutti. Ma così è sempre stato per i pensatori liberi, capaci di autonomia e capacità di giudizio critico, i grandi eretici.

Quanto avremmo bisogno di gente così in un tempo storico e in un’Italia tanto vittima del pensiero dominante, “liberal”- borghese. Un conformismo piccolo piccolo che oramai ha contagiato tutte le classi, e dove resistono solo delle sotto culture che non sono in grado di incidere in niente. Per questo, oggi, ancor più di allora ci sarebbe bisogno di intellettuali con i coglioni, capaci di affrontare le questioni in profondità, al di là del politically correct, che sembra l’unica lingua oggi ammessa.

Pasolini aveva proprio ragione negli anni ‘60 quando parlava di fine di un’epoca, perché tutto iniziò allora in Italia e la contestazione probabilmente oltre che naturalmente ad essere utile soprattutto per l’allargamento dei diritti civili, non fu altro che l’inizio del declino culturale del nostro Paese. La liberazione sessuale è stato un fallimento. Essa non è altro che una mercificazione dei corpi e un consumismo esasperato. Il sesso è tutt’altro che liberatorio in una società in cui sembra essere al contrario incentivato come via di fuga delle persone dalla lotta politica vera. Che non esiste, come forse non esisteva nemmeno nel ’68 essendo stata portata avanti e guidata da figli di papà che non facevano altro che contestare i propri genitori, ben consapevoli che comunque sarebbero presto entrati nel mondo che conta dopo le sfuriate ormonali giovanili.

Se qualcuno obiettasse che così non è, allora perché non da uno sguardo a cosa siamo diventati oggi. Un mondo intollerante, una società conformistica, un consumismo che ha toccato vette spaventose, dove anche l’anima è in vendita e dove i corpi lo sono da tempo. E guai a mettere in discussione anche in maniera oscena, perché l’oscenità deve essere sempre consentita, questo stato di cose. Bisogna sempre essere simpatici, friendly, corretti. Altrimenti il buio. Il riflettore si sposta da un’altra parte e si diventa nulla, polvere nel mare.

Ritengo che nemmeno Pasolini immaginasse questo esito dove non c’è più speranza di redenzione, dove oramai il sistema ha inglobato tutti, anche i proletari, che introiettano i valori borghesi pensandoli giusti ed eterni. Ma io faccio una rivelazione: non è così. Sarà banale ma questo non è l’unico mondo possibile. E le cose sarebbero potute andare anche diversamente se ci fossero stati più poeti come Pasolini capaci di declamare la verità (e più gente capace di ascoltarli). L’unica verità. Che cioè l’umano non è una merce, non è un ingranaggio economico, che non ha bisogno di beni superflui, che è nato per essere felice per progredire verso uno stadio di coesistenza con l’ambiente sempre più pacifico. E che gli uomini sono fatti per evolversi spiritualmente più ancora che materialmente, se per spirito intendiamo il vivere religiosamente, senza essere corrotti, come se ogni essere vivente o anche inanimato non sia qui per essere usato o per usarci, ma per esserci di conforto e aiuto, come valore supremo, che da senso alle nostre vite altrimenti prive di un aprioristico significante

Stop WAR

Piovono da un cielo di latta

livido come il cuore dell’inferno

saette e rombi come tuoni che abbattono palazzi

con grandi frastuoni ma non il coraggio

di chi resiste con cuore selvaggio.

L’umanità è assediata

ma non si arrende

perché niente distrugge la ragione

di chi lotta mettendo avanti il cuore

con grande valore

e indietro tutto il resto

dimentico di sé stesso.

Ucraina terra gentile

granaio e seno d’Europa,

Natale di uomini e donne bellissime e fiere

Madre della grande Russia sfigurata.

Piange Tolstoj,

principe della cristianità,

si contorce Dostoevskij,

precursore dell’interiorità.

Lenin trema

invece Stalin bestiale se la ride.

Ma non ridiamo noi,

mentre l’aria si scuote con violenza,

e cadono come fiori ai primi tepori

gli innocenti, i bambini e gli amori:

Imbracciamo le armi della ragione

prima che la distruzione

ci porti verso un vortice senza soluzione.

Trascendenza

Trascendere

in pura energia

come diga sbriciola via

da improvviso temporale

È bello e grande navigare tra le onde

di un mare in tempesta

mentre stelle intonano

brillanti e fredde

un’oscura melodia

per la notte polare.

Il mondo è un fuoco freddo che brucia

tra noie e conformistiche illusioni,

nuovi feticci di divinità

che hanno corroso la mia pelle.

Ma anche se la poesia si è rarefatta,

l’economia non ha ucciso il mio mondo

profondo come un mare di plastica

imbevuto d’amore.