Articoli scritti da: Davide De Grazia

Mi definisco uno spirito libero, che al di fuori delle idee dominanti e attraverso uno sguardo autonomo e indipendente, prova a creare nuove rotte, sulla via della conoscenza.

La ballata del morto

Una giostra arrugginita

mi avverte che la fine si avvicina.

Non riesco a vedermi solo

in questa casa decadente,

la mia bara è tenebrosa ma lucente.

Vedo che tutto ciò a cui tenevo

lo ha acquistato il miglior offerente,

tutto questo è già presente.

Il mio sangue è impazzito,

il mio giorno è finito.

Loro verranno al mio funerale

o forse non verrà più nessuno.

Non riesco a vedere niente!

Non posso capire niente!

Non ne posso più di questo giorno indifferente!

Quattro vecchie al mio funerale,

hanno pregato allungo al mio capezzale:

Vi prego non venite al mio funerale!!

Casa di bambole

Costruirò una casa tenebrosa

Dove puoi rimpicciolirti

In un minuscolo ragno bianco

E rimpinzarti di orribili ricordi

Con le tue fauci vanitose

Vorrei soffocare il passato in un bozzolo

E aiutarti a muoverti

Con tutto il corpo

Ti possederò

Non perché ho bisogno di te

E non voglio essere un altro

Perché io non ho bisogno di essere di nessuno

E non mi voglio inginocchiare al tuo altare

Io non credo più a Dio

Ma ti terrò sempre bagnata

In un mondo sempre più arido

Ti riporterò indietro

Sulla scala dei ricordi

E avvolgimi pure con le tue fauci fameliche

Ci consumeremo a vicenda

Tesseremo insieme un bocciolo

Dove non ci sarà più niente da nascondere

E potremo annegare nel nostro stesso sangue

Non ti prometto le stelle

E nemmeno Dio o una religione

Non ti prometto la mia anima

Ma tu credi in me

E saliremo sulla scala dei ricordi

E il mondo sarà meno arido insieme

Gli spettri del passato

non ci potranno perseguitare

nel santuario senza Dio

che costruirò per te

Una casa di bambole

Dove nessuno potrà entrare

E la luna tesserà le sue tele intorno al nostro bozzolo

E il sole sarà invidioso della nostra oscurità

E ci rimpiccioliremo insieme

Prima di raggiungere le profondità

Dove non ci sarà più spazio

per orribili ricordi

Autodistruzione

La mia meravigliosa macchina sta mutando

I circuiti elettrici hanno trovato un nuovo alimentatore

È uno sviluppo che aspettavo da tempo.

La tua empietà ha sgomberato il campo

La battaglia che abbiamo condotto

ha lasciato il nostro tempio.

E il battito mortale del tuo cuore

ha tradito ogni aspettativa

mentre il mio sangue intriso del tuo

lo hai buttato in una bacinella sporca.

Ma prima che il veleno smetta di bruciare

ogni tetro anfratto del mio ego

inchiniamoci insieme sul confessionale

per fare scempio di quel poco che è rimasto

sulla lapide della mia autodistruzione.

Arcipelago tropicale

Serata piovosa di novembre

Aria che puzza di fuliggine e fumo

E l’eco del mio futuro

Che mi chiama beffardo

Come vento che ti sbatte lontano.

Sole spento

Rabbia e profumo

La strada con me è un tutt’uno.

Non ho mai voluto fare compromessi

Non ho mai ubbidito

Non ho mai reagito

Mentre le stagioni appassiscono

Come le foglie di primavera

alla luna d’autunno ingialliscono.

E la mia nave è ferma tra malefiche bonacce

E il mio futuro è un mare piatto e insicuro

Così navigo tra malevoli speroni

E rimango solo a navigare

Immobile in arcipelago tropicale .

A mia madre

Quando il tuo sorriso baciava i miei occhi

Io mi sentivo a casa:

L’odore del caffè,

la tua operosità,

mi accoglievi col tuo sguardo mite

che mai più conoscerò

se non nei miei sogni.

Ero felice e non lo sapevo

quando mi chiedevi

se avevo fatto i compiti:

mi sentivo considerato

così naturalmente

che quasi nemmeno me ne rendevo conto.

Quando il tuo abbraccio

accompagnava il mio ritorno

io stanco della mia mente,

mi abbandonavo all’amore che emanavi

così immutabile,

così eterno.

Ricordi sparsi,

ricordi su cui mettere ordine.

Oggi è la tua giornata,

così santa, così devota,

mai bigotta,

mai scontata,

come solo tu sapevi essere,

una presenza buona,

luminosa:

inondavi il mondo,

di amore e nemmeno lo sapevi.

Eri la luce dei miei occhi,

attraverso cui mi guardavi

in silenzio,

così beata,

così tenera,

come solo tu potevi essere.

Ricordo quelle giornate al mare,

da bambino,

te stesa al sole,

te che ti prendevi cura di noi,

te che eri così semplice in tutto

quel che facevi.

Ti sei sacrificata sull’altare della vita,

come i Santi, di cui ora è il giorno.

e io non riesco a darti onore con le parole,

come meriti

di tutto quel che eri.

E io che quando eri in vita

davo per scontato molte cose,

ora capisco che il tuo amore,

era come il sole,

sempre presente,

a volte nemmeno compreso,

come faceva il tuo sguardo tenerissimo,

che solo chi ti ha conosciuto,

può comprendere.

Hai lasciato un vuoto immenso,

incommensurabile.

Da quel giorno niente è stato più lo stesso

e il dolore,

accompagna ogni mio passo,

ogni mio sospiro,

ma tu sei con me,

ora più che mai,

e io oggi vedo attraverso te,

e sono forse una persona migliore,

solo grazie a te.

E anche se la mattina,

non sento più l’odore del caffè,

ti vedo, ti sento, ti tocco,

e anche se non so cosa ci attende,

quando guardo le stelle,

che tempestano come diamanti,

la volta celeste,

io sento che l’universo mi abbraccia,

come facevi tu,

che mi desti la vita.

E immagino ciò che eri,

prima che io nascessi.

Ti vedo bambina con i tuoi occhi buoni,

che guardavi piena di amorevole operosità,

un mondo di cui ti sei sempre presa cura,

come hai fatto con noi, la tua famiglia,

il tuo tutto.

E tu eri il mio tutto,

e se oggi sono certo,

il dolore non ha sopraffatto il mio cuore,

lo devo al tuo,

così semplice, così buono:

<<La vita è così bella Davide,

come fai a non capirlo?

Come puoi non vederlo>>.

In fondo bastava poco a lei,

non conosceva

il nero di questo mondo.

Lei era la luce,

che ci illuminava,

e io ero la notte,

illuminata dal suo sorriso.

Luna di un sole immutabile,

come era immutabile ed eterno,

il suo immenso

Amore.

Il merito e una società più giusta

Oggi in Italia si parla tanto di merito. Esso dovrebbe “ritornare” centrale nelle scuole di ogni ordine e grado. Tuttavia il merito è una variabile dipendente dal sistema dei valori prevalenti. Per questo una mente portata alla comprensione attraverso lo spirito critico viene certamente svantaggiata da chi “studia a memoria”. Poi un altro discorso ci sarebbe da fare.

Oggi le scuole sono diventate sempre più delle aziende, in cui non si bada tanto all’educazione di un cittadino consapevole dotato di una propria coscienza e autonomia di pensiero, ma a soldatini che si limitano a compiere il proprio compitino. Questo è certamente sintomatico di una società e di una politica che ha rinunciato a mettersi in discussione ma ha assunto come valori assoluti quelli del profitto e del dio denaro.

E’ una società oltre modo conservatrice e conservativa. Da una parte infatti abbiamo una destra intollerante, che cerca di preservare un passato “puro” che non è mai esistito. Dall’altra parte invece c’è una sinistra iperliberista, che crede ciecamente nelle regole del mercato dimenticando gli ultimi, in virtù di interessi che non sono certamente delle classi sociali che dovrebbe tutelare. In mezzo quindi ci sono i cittadini che non hanno più un’adeguata rappresentanza, qualcuno che davvero tuteli i propri interessi.

E se è comprensibile l’esistenza di una destra liberale (quella intollerante, purtroppo oggi prevalente in Italia, meriterebbe un discorso a sé stante) purtroppo manca un partito serio di sinistra che possa rimettere sul tavolo non solo a parole la questione sociale. In Italia con tutti i suoi limiti ci ha provato il Movimento Cinque Stelle, un partito che è nato con la pretesa di non rispondere a nessun orientamento ideologico. Ma vuoi o non vuoi ha finito per schierarsi a sinistra, come d’altra parte era in nuce già all’origine.

Purtroppo non essendo tuttavia un partito di classe, procede a tentoni, per bonus, dimenticando le ragioni del malessere sociale, quindi agendo da farmaco che attenua i sintomi ma assolutamente non risolve la malattia sistemica, che ha avvelenato il corpo sociale, frammentandolo, assurgendo come valore dominante la competizione e l’individualismo, fatto poi aggravato dalla grave crisi economica, che obbliga la gente a dimenticare le questioni ideali, ma a cercare semplicemente di “sbarcare il lunario”.

Questa purtroppo è la fotografia della situazione attuale, in Italia ma in po’ in tutte le democrazie occidentali. Serve per questo rimettere al centro la questione sociale, che è anche lotta di classe. Ma come fare, in uno scenario politico e partitico in cui gli interessi dei cittadini e degli ultimi non hanno più nessun referente?

La situazione è molto seria e aggravata dalle innumerevoli crisi internazionali, energetiche e climatiche che inaspriscono i conflitti, irrigidiscono la società e tolgono spazio ad un dibattito, oggi più che mai indispensabile: come salvare l’umanità, come cercare un nuovo equilibrio che possa redistribuire la ricchezza e il potere, insomma come rendere la società più equa e giusta?

Il niente

A cosa è dovuto tutto questo odio

Perché sto ribollendo di rabbia

Non sono forse all’altezza di ciò che dovrei essere

Penso che tutti mi dovrebbero delle scuse

Ho dato tutto

Ma sento sempre di più il mio odio crescere

La mia morale è morta

Ha dato tutto

ma non ha ottenuto niente

Avrei solo bisogno di un appiglio

Ma il mio odio cresce

E non credo più a niente

Il vuoto ha ucciso la mia mente

La carne si è scrostata

E l’anima in fumo

Ha incendiato la notte

Ma ormai le stelle guardano lontane

Vorrei solo un posto per nascondere la mia mente

La mia pelle si è scrostata dal freddo

Le carni prendono strane forme

E l’Io che conoscevate non esiste più

Come è potuto accadere

Perché trasudo tanto odio

Il mio sguardo non esprime più niente

Il volo

La mia macchina sta battendo

È una parte di me

Che va in frantumi

L’io che conoscevi non esiste più

Aveva dei ripensamenti

Aveva coscienza dei propri errori

ora è rotto

e non sente più niente

Non mi si vede più molto in giro

Quell’Io che conoscevi non esiste più

Si sta frantumando in mille corpi autonomi

E tutto il dolore va scomparendo

Ora che i fili si vanno scollegando

Non c’è nessuna via di fuga da questo processo

L’io che conoscevate aveva dei sentimenti

Aveva dei ripensamenti

Ma ora che la mia decadenza è inarrestabile

I miei fili si vanno scollegando

E anche quando ho ragione sono così lontano

Mi sono scollegato dalla grande rete

Mi sto scrostando dalla mia carne

Sento un rumore nella mia mente

Ma non è il mio

Posso nascondermi dentro di me

E provare a scivolare via

Ma questo ronzio

Non se ne vuole andare

Non si arrenderà

Mi vuole morto

Maledetto urlo, mi vuole morto

Ma stringiti a me

Il volo ci attende

E anche se non sappiamo volare

Ci schianteremo insieme

Le parole non hanno più il suono che ricordavo

Le facce non hanno più occhi

Un ghigno di crudele indifferenza

Mi osserva da lontano

Io non sono più quello di prima

E non mi si vede più in giro

Sono solo con i miei circuiti in disfacimento

I miei fili si sono scollegati

I miei sogni non esistono più

Ma solo questo ronzio

Mi vuole morto

Ti prego, stringi la mia mano

E cadremo insieme

Lo schianto sarà meno forte

Se saremo insieme

Analisi psicologica della Guerra in Ucraina

La guerra in Ucraina oramai è divenuto di fatto un conflitto mondiale. Purtroppo come al solito a farne le spese sono il popolo inerme, i civili, le donne, i bambini e anche quei militari che sono stati mandati a combattere una guerra assurda e fratricida, perché la guerra in Ucraina è anche una guerra civile.

Purtroppo questa è una situazione che viene da lontano a partire dalla rivoluzione arancione del 2004. Le fasi del conflitto sono molteplici e intricate, però una cosa balza agli occhi. L’Occidente e ovviamente la Russia autoritaria di Putin non hanno cercato un’armonizzazione del conflitto. E’ vero che da una parte il punto di vista era indirizzato verso i valori democratici occidentali e che dall’altra parte c’era di mezzo un’autocrazia. Io sono dalla parte della libertà, quindi ovviamente non posso essere un filoputiniano, ma il bene supremo da mantenere era la pace, e questo innanzitutto per il bene del popolo Ucraino. Per questo si doveva rendere questo paese una zona franca, ricca, autonoma, una sorta di cerniera e al contempo un ponte tra questi due mondi così lontani.

Invece l’Ucraina è diventata una terra martoriata, e questo perché nessuna delle due potenze (Americani ed Europei da una parte, Russia dall’altra) ha cercato il compromesso, l’accordo. Purtroppo ho la sensazione che questa guerra sia diventata, e in nuce lo era già all’origine, un campo di battaglia per interessi che non sono solo esclusivamente nazionali. Certo è difficile comunicare con un autocrate come Putin ma si doveva e si poteva fare di più. Le colombe della pace non hanno avuto molto spazio di volo, mentre invece hanno prevalso i falchi e questi sono ora i risultati. Un paese distrutto, il rischio dell’atomica.

Chi parla di pace non è un pazzo. Come in ogni conflitto se si vuole sanarlo, non si può pensare alla distruzione dell’avversario, a meno che non si vogliono pagare conseguenze terribili. Questo è successo nella seconda guerra mondiale, ma lì non si poteva fare altrimenti. Con un Hitler che stava sterminando milioni di persone nei campi di concentramento e che aveva dichiarato guerra al mondo intero. Con ciò non voglio dire che Putin tutto sommato è un buon dittatore, ma per fortuna, per il momento, la guerra seppur negli effetti mondiale, è sul campo, regionale. Quindi la situazione non è insanabile. Forse qualche concessione gli andrà fatta, e perdonato molto, in attesa magari che sia il suo stesso popolo a stancarsi di lui, ma non si può pensare alla distruzione della Russia. Perché questo muro contro muro a cosa può portare?

La speranza sta tutta nelle sanzioni immagino, che scavino dal di dentro il regime di Putin, e questa sicuramente è una via da percorrere, anche solo per metterlo alle strette. Forse la speranza dell’Occidente è che a lungo andare la stretta faccia crollare l’economia russa, però nel frattempo il sangue continua a scorrere. E con esso cresce l’odio, il rancore e l’impossibilità di trovare un accordo che in qualche modo non scontenti troppo, dato che tutti ne usciranno sconfitti alla fine, come dopo ogni guerra.

Certo c’è stato un popolo aggredito, e questo già di per sé è tutto. Ma sono stati commessi troppi errori, prima con l’incapacità di scongiurare la guerra e poi non riuscendo a farla finire il prima possibile, dando delle rassicurazioni al dittatore sanguinario, provando anche a comprendere le sue “ragioni”, perché quando parla l’odio si ha il dovere morale non di rispondere con l’odio ma col potere delle parole, che sapute usare sono potentissime anche per placare il peggiore dei mostri. Invece abbiamo scelto la via della distruzione con l’aggravante che oggi rispetto ai conflitti del passato c’è l’atomica, che cambia tutto.

Una breve postilla va aggiunta tuttavia. E permettetemela senza essere accusato di essere antiamericano. Quando gli Stati Uniti in tempi recenti hanno attaccato e distrutto l’Iraq e l’Afghanistan dove era l’Europa e l’Italia? Per non parlare della guerra in Libia. E poi chi ha buttato le uniche due bombe atomiche della storia? Purtroppo almeno in politica estera, sembra che come al solito non prevalga il diritto internazionale. Ma la volontà di potenza e la crudeltà. Per questo attenti a dichiararsi apostoli del bene, puritani dalla coscienza sporca. Ma ripartiamo per costruire un mondo migliore, dove alla logica della potenza prevalga quella del dialogo, anche degli opposti. Solo così si può pensare di migliorare questo mondo e far ragionare anche il più terribile dei mostri. Non certo sfoderando i muscoli per portare il confronto proprio sul campo che diciamo di avversare

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