Solidarietà a Mimmo Lucano

Una cosa va detta. Innanzitutto esprimiamo solidarietà a Mimmo Lucano, per la terribile mannaia che gli è calata addosso. Però il punto è anche un altro. Ormai in Italia circola un vento molto ostile nei confronti della magistratura che si dice che vada riformata. Probabilmente è vero. Ma bisognerebbe capire come. Non vorrei che eventi come questi vengano utilizzati con la finalità di strumentalizzare la tragedia personale di un uomo e di una comunità che crede nell’accoglienza e in un mondo più giusto. Il problema ripeto, più che la magistratura è la Legge Bossi Fini che va assolutamente cambiata.

Questa legge razzista che regola i respingimenti, da troppo potere discrezionale al giudice. Infatti come riportato oggi dal Manifesto: <<Il favoreggiamento è disciplinato dall’articolo 12 del Testo unico sull’immigrazione. Il suo impianto viene stabilito nel 1998 dalla Turco-Napolitano. Quattro anni dopo la Bossi-Fini aumenta le pene, specifica le aggravanti ed estende l’applicazione agli attraversamenti dei confini verso altri Stati.>><<LA NORMA PUNISCE chi in violazione del testo unico «promuove, dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato ovvero compie altri atti diretti a procurarne illegalmente l’ingresso». Le pene vanno da uno a cinque anni, ma un’ampia gamma di circostanze porta la reclusione da cinque a quindici. Nell’articolo il profitto non è inteso come un elemento costitutivo del reato, ma come un’aggravante. Per questo anche condotte che non hanno un fine economico possono esserne comprese.

«Il reato non è costruito solo contro i trafficanti di esseri umani, ma anche per combattere chi aiuta i migranti lungo le frontiere». <<II testo prevede una «scriminante umanitaria», cioè esclude dalle condotte sanzionabili quelle di assistenza e soccorso, ma queste vanno di volta in volta provate. Il giudice può riconoscerle oppure no, pur nell’assenza manifesta di qualsiasi profitto>>.Perciò «la norma è scritta in modo da permettere le decisioni più disparate. Per la stessa condotta puoi diventare un eroe o essere condannato a 13 anni di carcere».Per questo andrebbe cambiata la Legge che costituisce l’appiglio giuridico con il quale si è colpito Lucano. Una legge troppo pesante, troppo rigida e al contempo ambigua.

Sul resto dei reati contestati invece che vanno addirittura al Peculato, cioè all’appriazione indebita di soldi pubblici, mi viene davvero difficile crederlo, ma bisognerebbe leggere le carte.La mia impressione a pelle invece è quella di un Lucano poco attento alle procedure burocratiche che ha agito un po’ troppo liberamente ma a fin di bene. Su questo però va detto che viviamo in uno Stato di diritto, e certe ritualità giuridiche purtroppo non si possono ignorare.

Ma non si può nemmeno ignorare che si è resa così rigida la nostra impalcatura giuridica che chiunque voglia fare cose buone per il benessere collettivo si trova con le mani legate, a meno che non si arrischi in territori extralegali molto pericolosi. A Lucano va comunque la solidarietà umana di tutti in virtù di un modello elogiato nel mondo come esempio di accoglienza e di integrazione di popoli. Ricordando che esiste comunque un secondo grado di giudizio, che potrebbe ribaltare la sentenza. E ci si augura tutti che così avvenga! In ogni modo il giudizio politico sul suo operato non può cambiare. Le sentenze giudicano il rispetto delle leggi, ma un giudizio etico lo da per fortuna la storia, e le due cose non sempre collimano.

Al di là dei cambiamenti climatici

Purtroppo, ormai è chiaro come la tempesta Bernd che si è abbattuta sulla Germania occidentale lo scorso 14 luglio, abbia dato conseguenze uniche, inenarrabili per la zona. Sono caduti in due giorni sino a 150mm di pioggia su aree molto estese, e per niente avvezze a tali fenomeni. Ciò ha comportato un vero e proprio disastro con la tragica somma dei morti che sale di ora in ora, a causa del gran numero di dispersi, dovuto anche all’interruzione delle linee di collegamento telefonico e di internet.

Disgraziatamente, queste sono le conseguenze dei cambiamenti climatici. Estati sempre più bollenti, temperature medie sempre più alte, umidità sempre più elevata, sono un mix esplosivo, per lo scoppio di temporali violentissimi non appena refoli di aria più fresca e secca tendono ad infiltrarsi su strati di atmosfera sempre più irrevocabilmente caldi.

Perché stiamo vivendo un’estate caldissima, con continue risalite di aria calda africana, che però tende per brevi periodi a cedere il passo a deboli infiltrazioni di aria più fresca e instabile proveniente da latitudini più elevate, con crollo barico e instabilità atmosferica accentuatissima. Ciò scatena temporali, che seppur tipici della stagione estiva, sull’Europa Centrale, sino alle pianure del Nord Italia, tendono ad assumere connotati sempre più estremi e minacciosi.

Sfortunatamente, il futuro è già ora. Queste sono le conseguenze dirette del Global Warming, con temperature già superiori al grado rispetto alle medie stiamo avendo un aumento dei fenomeni atmosferici estremi esponenziale, con alluvioni, tempeste e ondate di calore sempre più estreme. Infatti, chi non ricorda due settimane fa i quasi 50°C registrati sul Canada sud-occidentale. E non siamo nemmeno all’inizio del temibile periodo degli uragani e dei cicloni, che viste le temperature dell’atmosfera e dei mari sempre più alte, si annunciano costantemente più disastrosi. Soprattutto per le aree caraibiche, il Messico e gli Stati Uniti meridionali, senza contare il sud-est asiatico e diverse isole dell’Oceania che rischiano ad ogni tempesta di scomparire.

Ma se il futuro è già qui, non sembra che i politici e i governi si rendano ben conto dei rischi gravissimi che l’umanità sta correndo. Perché certi fenomeni potrebbero portare in poco tempo al cambio della morfologia di zone densamente popolate, che diverrebbero pianure alluvionali, esposte ciclicamente in maniera sempre più veloce, a sommersione, con gravi danni alle cose e alle persone.

Amplissime fette di costa poi potrebbero finire sott’acqua in maniera sempre più frequente a causa dell’innalzamento dei livelli del mare e delle tempeste sempre più forti. Si pensi al caso di Venezia, in cui il fenomeno dell’acqua alta ormai si presenta praticamente in ogni stagione e in maniera sempre più estrema. Ma ci sono tantissime città al mondo, città dove vivono milioni di persone, si pensi ad esempio alla regione del Golfo del Bengala, che sono sommerse praticamente ogni anno da piogge e tifoni sempre più violenti.

Insomma, la situazione è da allerta continua, ma si parla ancora di obbiettivi lontani, come il Trattato di Parigi sul clima. Purtroppo, credo che ammesso che si riesca davvero a contenere l’aumento termico a “soli” 2°C sia già tardi e si debba pensare a come far fronte ai cambiamenti climatici ormai irreversibili. Per questo non basta parlare di riconversione ecologica, ma si dovrebbe puntare sulla protezione delle coste, sull’analisi del rischio, sugli impatti reali che i cambiamenti climatici avranno sui territori e su intere popolazioni.

Ma l’Europa e gli Usa invece preferiscono chiudersi nei loro fortini, pensando che le grandi ondate migratorie così daranno tregua. Purtroppo per noi fortunati, che viviamo nelle zone più prospere del pianeta, che abbiamo contribuito da almeno 200 anni in maniera decisiva ad inquinare e distruggere a causa del nostro terribile metodo di produzione, irrazionale, ottuso, affetto da cupidigia e da bramosia di accumulo e consumo di beni, non basterà alzare i muri, grazie anche a dittatori extracomunitari collusi coi nostri interessi, che alzano di giorni in giorno le loro pretese per fare i nostri comodi.

Perché la dinamica demografica è troppo sbilanciata in favore dei Paesi poveri. Perché i cambiamenti climatici stanno rendendo alcune aree del Pianeta invivibili. Perché i muri non fermeranno le nubi, le tempeste, il mare e le ondate di calore.

Bisogna quindi considerare la questione in maniera sistemica. Tenere conto della demografia. Tenere conto dell’ambiente e del clima per creare un sistema produttivo e uno stile di vita finalmente davvero sostenibile. Ma io per il momento vedo solo dichiarazioni deboli da parte di leader deboli, che sembrano muoversi sempre con almeno dieci anni di ritardo rispetto all’incombenza del presente.

La mia paura è che la riconversione ecologica ci sarà, ma avrà dei costi elevatissimi che saranno scaricati sui più deboli. Con aumento della sperequazione delle ricchezze e con uno stato che andrà ad assumere caratteri sempre più repressivi. Uno Stato distante ma cattivo. Qualcosa di simile ad un regime etico-totalitario, dove pochi continueranno a condurre una vita sfrenata e la stragrande maggioranza della popolazione sarà invece obbligata a fare enormi sacrifici, in un mondo meno prospero e più ostile.

Nei prossimi anni sarò lieto di essere smentito.

Sul disastro delle carceri italiane

Ieri, 14 luglio, CCXXXIII anniversario della presa della Bastiglia, Mario Draghi, insieme alla guardasigilli, Marta Cantabria, visita il carcere di Santa Maria Capua Vetere. Succede dopo i video shock che mostrano la mattanza che la polizia penitenziaria ha compiuto nei confronti di duecento detenuti.

Il Gip per la verità aveva già emesso il 28 giugno, 52 misure cautelari, per la <<perquisizione>> del padiglione Nilo, dove il 5 aprile del 2020 i detenuti erano insorti in seguito all’emersione di un caso Covid, chiedendo maggiori misure di prevenzione nei loro confronti (mascherine, disinfettanti).

Il giorno dopo però parte quella che verrà raccontata come una perquisizione accurata del padiglione, ma che in seguito all’esposto del garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambrello (sulla base di video dei detenuti stessi), assumerà carattere inquietante. Fu più che una perquisizione, invece una vera mattanza, che si provò ad insabbiare anche grazie all’intervento di Fullone (provveditore delle carceri della Campania), allo scopo di giustificare ex post le violenze, alterando i video di sorveglianza, producendo prove, inducendo a credere che i detenuti abbiano opposto resistenza, quando di fatto ciò non successe.

Fullone avrebbe insomma depistato le indagini. Ma non è il solo dirigente chiamato a rispondere di reati gravissimi (falso ideologico, depistaggio, favoreggiamento, frode). Con lui infatti appaiono tra gli indagati Gaetano Manganelli (comandante del carcere) e Pasquale Colucci (comandante del nucleo chiamato a ristabilire l’ordine). Questi due finiscono addirittura ai domiciliari, come registi dell’avvenuto, mentre Fullone è stato semplicemente per il momento interdetto dai pubblici uffici.

Ma in totale sono 52 le misure cautelari, con 8 arresti in carcere e 18 ai domiciliari, per reati gravissimi, tra i quali tortura e lesioni pluriaggravate. Infatti, come emerge dai video di sorveglianza i detenuti furono picchiati selvaggiamente e seviziati da agenti in assetto antisommossa e con i manganelli, senza nessun motivo plausibile. Persino un detenuto in sedia a rotelle è stato picchiato. E il 4 maggio uno dei detenuti interessati dalle torture si è tolto la vita, in seguito probabilmente al gravissimo choc subito.

Inoltre, molti detenuti finirono in isolamento e gli altri non ricevettero nessuna cura medica.

Tutto ciò mentre il ministro della giustizia Bonafede, non si capisce quanto in buona fede, dichiarava che si era trattato di una <<doverosa azione di ripristino della legalità>>.

Quel matacchione di Bonefede verrebbe da dire. Fu evidentemente informato male, come anche nella questione del Giudice Di Matteo, prima nominato per il Dap e poi senza nessuna motivazione sostituito da Petralia, non certo un nome di spicco. Strana coincidenza che le rivolte nelle carceri si siano svolte in concomitanza con la questione di chi dovesse dirigere il Dap (ufficio di giustizia importantissimo, e di vertice, per quanto riguarda l’organizzazione del sistema carcerario e del 41-bis).

Sta di fatto che qualcosa è sfuggito e oggi Draghi ha scelto di metterci la faccia, insieme alla nuova guardasigilli. Tuttavia il discorso del Premier sembra abbastanza striminzito, stitico, non si è insomma andati oltre alla generica solidarietà e ad una fumosa deresponsabilizzazione degli individui coinvolti, adducendo che il problema è sistemico. Scusate ma la mattanza sarà stata ordinata o meno? Sarà stata eseguita o no? Ecco mi pare un’azione davvero sistematica ma unilaterale, cioè della polizia penitenziaria, che dovrebbe assicurare l’ordine, e persino, sic!, la sicurezza dei carcerati!

Allora la responsabilità sta tutta da una parte ed è di chi in quel momento stava rappresentando lo Stato. Per questo Draghi avrebbe solo dovuto chiedere scusa e dire che avrebbe fatto tutto il possibile perché ciò non si ripetesse. Lui invece con la Cartabia ha parlato genericamente di riformare la giustizia.

Allora mi viene il sospetto che gli stesse a cuore più che il discorso dei detenuti, il tema dei processi e di come ridurne la durata. Ma questa è una dinamica che interessa i colletti bianchi, non certo un detenuto in carcere per direttissima, con scarsissimi mezzi a disposizione per difendersi in sede processuale.

Un’altra critica poi la porrei al sistema informativo italiano e persino alla società civile. Infatti, al contrario di quanto è avvenuto in America con l’omicidio di George Floyd, e il movimento dei “Black lives matter”, non si è creato nessun movimento di protesta, nessuna inchiesta, nessun tentativo di un’indagine sistemica su quello che è successo. Forse perché il fatto è molto politico, forse perché mancano gli attori capaci di contestualizzarlo e analizzarlo, forse perché la società italiana è in stato lisergico, depressivo, menefreghista, incazzato, e non riesce a veder oltre il guscio di casa.

Invece caro Draghi, da te ci si potrebbe aspettare di più che le solite frasi misurate, fredde, inutili. Facendo così è normale che ti viene il sospetto che si sia fatta una mera passerella, per svelenire il clima da una parte, ma anche per disinformare circa la verità di quel che veramente è accaduto, con lo Stato che similarmente a Genova nel 2001 è diventato torturatore, proprio come quei regimi che tanto critichiamo giustamente, Egitto, Turchia, Cina, Russia…

Nessuno ricorda che abbiamo avuto ben 12 decessi accertati in seguito alle rivolte di marzo 2020 nelle carceri. Ma chi ha gettato la scintilla non si sa. Così come non si sa perché proprio in quei giorni la nomina di Di Matteo decadde. Coincidenze? O qualche mafioso al 41-bis, non era contento della nomina e ha spinto perché le carceri diventassero un inferno con il pretesto del Covid.

Non mi sembra impossibile ipotizzare ciò, ma peccato che sui media nessuno abbia avanzato ipotesi o congetture a tal proposito. Al contrario sembra che siamo bloccati in una narrazione della realtà lineare, abulica, stitica che apparerebbe sintetica ma che è il suo contrario: frammentaria, caotica, piena di elementi inutili che distolgono l’attenzione dai fatti veramente importanti.

P.S. Dimenticavo forza azzurri! Siamo campioni d’Europa!

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Post Polemico

Non mi piace che prima ci hanno reclusi in casa, isolati e terrorizzati e ora invece ci sia un liberi tutti, con nemmeno il 50% della popolazione vaccinata e con la temibile variante Delta in azione sul nostro territorio, associata ad un graduale ma inesorabile aumento dei contagi.

Non mi piace nemmeno vedere il rigorismo di Speranza essere buttato così facilmente nella spazzatura, come il pesce andato a male nel periodo estivo, perché mi sa di presa per i fondelli, giustificato dalle necessità dell’economia del turismo (quando basterebbe essere semplicemente più cauti, aperture si, ma con regole e sobrietà, insomma qualità, non turismo di massa, e l’Italia potrebbe permetterselo e come!)

Non mi piace nemmeno vedere Draghi dare del dittatore ad Erdogan e poi tacere completamente sull’uccisione terribile di Regeni e sulla ignobile reclusione di Patrik Zaki! In Italia si sta facendo una battaglia sui diritti civili, ma sembra che nei confronti di dittatori feroci quali al-Sisi ci sia una certa reverenza. Dittatori che non solo non rispettano i diritti degli omosessuali, dei transgender, ma che usano la tortura e la reclusione illegale contro chiunque più semplicemente voglia essere libero di esprimere le proprie idee.

Non mi piace nemmeno che in Italia sono quasi due anni che i ragazzi e i bambini, non sono potuti andare regolarmente a scuola, mentre in occasione della vittoria degli Europei di Calcio si siano permessi ogni tipo di assembramenti, con addirittura un pullman aperto della nazionale passeggiare, come se nulla fosse, per le vie di Roma attorniato da folle bibliche, in un clima di reale di follia collettiva. Ma le autorità dov’erano? Io ricordo ancora le scene del marzo dell’anno scorso con gente che faceva footing sulla spiaggia ed era inseguito con gli elicotteri della polizia…

Ma non mi piace, anche, e soprattutto, che per il totem dell’economia che impone un clima di ottimismo diffuso per far ripartire i consumi ci si stia rifuggiando nell’irrazionalismo più becero, dando aria ai vari negazionismi, alle varie destre, e di fatto annullando il discorso su tematiche serie e ormai improrogabili, quali sono quelle del sistema produttivo e la tutela del lavoratore, che da questa epidemia ne sta uscendo con le ossa rotte: sempre meno diritti, sempre più flessibilità, sempre meno lavoro e in compenso un pianeta sempre più inquinato, in cui sta scoppiando una bolla ecologica a causa delle plastiche, ormai presenti in ogni organismo vivente (con esiti imprevedibili) e la bomba climatica.

Perché se tutti parlano di competitività e di riconversione ecologica qualcosa non mi quadra. E temo solo una cosa, che come al solito, almeno dagli ultimi 30 anni a questa parte, chi la pagherà cara saranno i più deboli socialmente, gli scarti del sistema, in una visione darwiniana riassumibile dalla visione del “keynesiano” liberale Draghi, secondo cui lo Stato deve aiutare i vari settori economici ma, da buon stato giardiniere, non incentivare i rami secchi. Ebbene spero proprio che nessuno di noi si trovi su uno di questi rami: superflui, inessenziali, inutili…

Se si può licenziare con un’email…

Mentre mezza Italia festeggia la vittoria degli azzurri agli Europei di calcio, c’è una minoranza (o forse più, chi lo sa) che ha altro a cui pensare. Tra di essi ci sono sicuramente i 422 lavoratori della Gkn di Firenze (più altri centinaia dell’indotto), azienda addetta alla produzione di semi-assi per l’industria automobilistica, che sono stati licenziati con una semplice email. La motivazione sembra essere semplice e al contempo non plausibile: dato l’andazzo della domanda, la Merlose, il gruppo finanziario che gestisce l’azienza, non può più tenere aperto lo stabilimento. Quindi ragioni economiche.

Il fatto non è causale, che sia avvenuto, nella prima decade di luglio. Infatti, il 30 del mese scorso il Governo ha sbloccato l’interdizione ai licenziamenti per mere ragioni economiche nel settore della meccanica (mantenendolo nel tessile). Questo potrebbe essere il triste prologo, di una stagione in cui ci sarà poco da gioire per centinaia di migliaia di lavoratori, che potrebbero perdere la loro occupazione, per mere speculazioni finanziarie, mascherate con la motivazione degli esuberi.

Infatti, questi licenziamenti giungono proprio nel momento in cui l’industria automobilistica stava dando chiari segnali di ripresa, denotando come la Merlose voglia mascherare, col pretesto della crisi del Covid, una mera delocazione produttiva, vale a dire, produrre, in Slovenia ad esempio, dove i diritti e il costo del lavoro, cioè la tutela del lavoratore, sono molto più bassi che qui in Italia.

Purtroppo, ora, al contrario, si parlerà sui media per settimane della vittoria degli azzurri, dimenticando chi invece in questo momento ha tutt’altro per la testa. Già ora infatti si parla della grande capacità di fare squadra, e dell’importanza del leder (il CT Mancini, che viene associato più o meno esplicitamente a Mario Draghi), denotando questo bisogno da una parte organicistico, di sopprimere il dissenso (dei singoli, o dei cattivi partiti) in grazia dell’interesse nazionale (o economico, ma di chi?); dall’altro questa voglia di un capo che magicamente se lasciato lavorare possa risolvere ogni problema.

Non so, tutto ciò puzza un po’ di fascismo. Infatti, una visione organicistica e corporativa della società era propria di quel modello, così come il conformismo e il culto dell’autorità. Si sa purtroppo per quella strada dove siamo arrivati. Ad un Paese chiuso, razzista, povero, distrutto.

A me, la via borghese della ricerca del benessere, ha sempre inquietato, speriamo che accanto al male dell’autoritarismo si attivino gli anticorpi democratici, ma al momento mi appare più semplice un’uscita netta dal Covid (impresa a dir poco ardua), che cambiare questo andazzo generale (non solo italiano, seppur l’Italia sembra essere la nazione occidentale, più esposta a tale male).

Ma va detto che una riproposizione del fascismo in senso letterale sembra abbastanza irripetibile per il momento. Come una malattia che assume varie forme a seconda dell’età del soggetto; però l’attenzione va tenuta alta, prima che come al solito non sia troppo tardi, e il contagio locale, non si scarichi in una vera e propria pandemia, dalle forme prevedibili (tutele assenti per il lavoratore, stato repressivo, società del controllo, negazione del dissenso come irricevibile a prescindere, morte e distruzione dell’ambiente e degli scarti umani, ovvero di coloro che non rientrano nel disegno totalitario, ovvero gli scarsamente produttivi, i nemici oggettivi, dunque).

Facciamo dunque attenzione! Informazionecritica.com vigilerà!

Estate africana

In questa estate d’Africa che stiamo vivendo

non ho voglia di fare niente

Se non di dimenticare.

Eh ascolto dalla sera alla mattina

strana musica sperimentale,

mentre sto seduto sognando mondi lontani,

e fumo come un solitario,

sentendo la schiuma infrangersi ritmicamente

assente come il riflesso di me stesso…

E poi il cielo mi si apre, rosso come il sangue

e vedo il sole trafitto da un lampo

e il mio destino è già lì.

Oracolo

Da tanto che, quando mi guardo dentro,

Immagino un mondo che non vedo più

E quella nostalgia che mi sommerge

di malinconia:

E Il nulla come unica speranza;

anelando alla pace suprema

Del ciclo delle vite ininterrotte

Che prima o poi finirà.

Per Noi angeli,

Padre Nostro

Lasciaci vivere,

dimentichi,

anelanti e cupidi,

dell’eterno castello…

Così i sentimenti puri

Mi richiamano all’ordine

E le stelle costituiscono la trama del mio destino

Mentre presenze astrali beffarde e saturnine

Mi attaccano la notte

Distogliendomi da chi sono

O(h) dovrei essere…

E poi un giorno il risveglio

e nuvole che lampeggiano

sulla la vita che si illumina

indicandomi la strada

E poi mi rivolgo al cielo

Come non ho mai fatto.

E Il tutto mi attrae:

e cieco e dimentico

Divento Oracolo

di quel che sono

L’ospitalità di Erdogan al popolo siriano

Come si sa la Turchia ospita ben 2,5 milioni di profughi siriani, fuggiti dal Paese dopo la sanguinosa guerra civile scoppiata nel 2011, in seguito alle proteste contro il regime di Assad.

Inizialmente il Governo di Ankara si era dimostrato ben disposto all’accoglienza, e ciò per una serie di motivi. Da una parte infatti sperava in una risoluzione celere del conflitto con un reinserimento dei Siriani nei loro territori abbastanza veloce. Affiancando così all’aiuto umanitario, un disegno panarabo, nemmeno così nascosto di Erdogan. Dall’altro, la chiusura delle frontiere europee, il prolungarsi del conflitto dopo l’intervento di Mosca nel 2016 a difesa di Assad, ha provocato un “ristagno” dei profughi sul territorio turco, favorendo anche il disappunto delle popolazioni locali, che hanno messo sotto pressione il presidente, sentendosi minacciati a livello di sicurezza e nel mercato del lavoro. Erdogan da parte sua, non ha faticato molto, demagogicamente, a cambiare il suo orientamento politico. Sfruttando inoltre la chiusura europea a suo favore, chiedendo benefit politici ed economici, anche personali, affinchè la Turchia non aprisse le frontiere all’invasione siriana.

Il presidende della Turchia, Recep Tayyip Erdoğan

Ma per ottenere tale risultato Erdogan, ha dovuto muoversi in maniera schizofrenica con provvedimenti a dir poco ambigui ed arbitrari.

Infatti da un lato ha favorito l’iniziativa privata, soprattutto in una prima fase, dei Siriani. Consentendone di fatto l’insediamento. Dall’altro ha via via inasprito le politiche di accoglienza, dando la cittadinanza solo a quei Siriani ritenuti utili, o perché altamente qualificati, o perché validi strumenti nella lotta politica informale nei paesi in cui la Turchia è coinvolta in conflitti più o meno espliciti (Siria, Libano, Iraq).

Ciò ovviamente ha escluso dai diritti di cittadinanza la gran parte dei siriani “ospiti” temporanei, che possono lavorare solo tramite un permesso difficile da ottenere, così da doversi muovere nella zona grigia dell’economia informale, cioè senza la tutela di nessuna legislazione lavorativa.

Inoltre sempre come forma di deterrenza all’immigrazione Erdogan ha fatto erigere a partire dal 2016, un muro presso i confini meridionali e orientali turchi, con soldati armati e pronti al fuoco.

Se tali misure possano bastare a contenere lo spostamento di milioni di persone sembra dubbio, ma soprattutto è certo che gli unici che ci perdono solamente, sono le vittime, quelle che andrebbero tutelate e che invece nessuno ricorda.

L’Europa da parte sua si dimostra ancora una volta potenza ipocrita, che pur di “tutelare” i propri confini ricorre a mezzi moralmente dubbi, rinforzando leader chiaramente antidemocratici, ed esponendosi ai loro ricatti. Ma non è certo una novità il ricorso a mezzi sporchi per ottenere dei benefit in politica estera. Il problema è che se nell’immediato questi possono giungere, a lungo termine si dimostrano solo delle toppe nel mare. Pronte a scoppiare, in nuovi conflitti e in nuove ondate migratorie sempre più potenti, che solo regimi sempre più autoritari potranno contenere.

Ursula Von der Leyen, presidente Commissione Europea

Regimi autoritari che tra l’altro in un’azione di contagio di ritorno potrebbero ulteriorimente invelenire il clima europeo, favorendo a loro volta l’insorgenza di partiti xenofobi e razzisti, sprezzanti della democrazia e della tutela dei diritti umani. A discapito questa volta della stessa democrazia europea, che pur rimanendo saldamente ancorata a principi democratici, sembra essersi già spostata francamente a destra, come dimostrato dalle politiche migratorie adottate a livello comunitario e dai singoli stati membri.

Al di là quindi delle belle dichiarazioni di principio, c’è poco da essere ottimisti circa il futuro che ci attende, sul rispetto dei diritti umani ed universali.

Il Mondo Nuovo di Chico (California) come raccontato da Naomi Klein

Naomi Klein, che ha fatto della lotta alla globalizzazione selvaggia il suo principale cavallo di battaglia, negli ultimi anni sta incentrando i suoi reportage sui danni disastrosi che il nostro sistema economico apporta alla civiltà umana, mediante effetti catastrofici sul clima che si implementano ad una politica cinica e avida, dove il guadagno e la speculazione, hanno il sopravvento sulla compassione e la solidarietà umana.

A tal proposito nell’articolo che sto andando a commentare, apparso tradotto su “Internazionale” del 4 Giugno 2021, intitolato Distopia climatica a Chico, la grande divulgatrice canadese, esemplifica la propria visione su un possibile futuro che ci attende, qualora non si faccia nulla per interrompere la cascata dei cambiamenti climatici, e soprattutto, dato che essi sono già una realtà, non si cambi modo di fare politica ed essere comunità.

Chico è una città della California del Nord (una delle zone maggiormente esposta in seguito all’aumento della temperatura globale a maggiori siccità in associazione ad altissimo rischio incendiario), della Sacramento Valley, il cui destino sembra paradossale. Infatti, è passata in nemmeno tre anni ad essere epicentro della solidarietà (creazione di aree di accoglienza, pasti gratuiti e tende, residenti locali che aprirono le loro casa a dei perfetti sconosciuti) a centro della crudeltà e della repressione civile ed economica, nei confronti di quei senza tetto generati in gran numero dal più grande incendio che si ricordi nella vicina città di Paradise.

Naomi Klein

“Da una coperta di amore” ad una brutale repressione

Mark Stemen, professore di geografia dell’università di Chico, aveva definito così, il modo in cui gli abitanti di Chico avevano accolto gli sfollati, utilizzando questa metafora per amplificare sia il concetto di accoglienza (quelle coperte utilizzate per ristorare gli sfollati infreddoliti e spaventati), che quel mezzo utilizzato per soffocare le fiamme.

Purtroppo, questo impeto solidaristico iniziale, senza l’appoggio di politiche attive e finanziamenti federali, non è durato a lungo. Infatti, la politica locale, non è riuscita ad attuare dei piani per la creazione di nuove strutture popolari, accessibili anche ai ceti meno abbienti, anche a causa di una bolla immobiliare, che in seguito agli incendi, attraverso l’aumento della domanda, ha provocato una crescita esponenziale dei prezzi.

A ciò si aggiunge l’immigrazione di pensionati e lavoratori da San Francisco a Chico, una meta “tranquilla” dove ristorarsi o alleviare lo stress della vita nella grande città, che ha stimolato i costruttori locali a incentrare la loro attività sulla costruzione di immobili di lusso, in un momento in cui le residenze popolari sarebbero state indispensabili, per accogliere i profughi climatici più poveri (i ricchi grazie alle maggiori risorse ovviamente si erano levati piuttosto velocemente dall’indigenza), ma anche i senza tetto locali in crescita esponenziale, in seguito anche alla crisi economica provocata intanto dal Covid.

Il virus purtroppo non ha fatto altro che agire da moltiplicatore delle disuguaglianze e delle sofferenze preesistenti, incattivendo il clima.

Ciò anche in contemporanea al cambio di amministrazione che da democratica è passata a repubblicana. Infatti, in seguito ad essa, sono aumentati gli sgomberi dei senza fissa dimora, in un giuoco crudele, in cui i senza tetto di fatto sono perseguitati, non trovando altra soluzione alla loro condizione che quella di spostarsi da uno sgombero all’altro.

Inoltre, la loro situazione è peggiorata dall’atteggiamento intransigente della popolazione locale che non tollera il fatto che tra essi ci siano molti “rifiuti” umani. Gente con gravi tossicodipendenze, “diffusori” di malattie attraverso l’uso delle siringhe e persone affette da psicosi. Ma non sarebbe il caso di occuparsene, aumentando i servizi sociali, piuttosto che scacciarli, per dove, non si sa, attraverso i metodi violenti di una polizia, finanziata invece a pioggia dall’amministrazione Trump?

Ecco, la storia di Chico…

homeless

Così si è passati da una iniziale e spontanea accoglienza all’indifferenza dei “buoni” e alla violenta ostilità dei “meno empatici”. La storia di questa comunità è molto importante, perché può esemplificare cosa succede, qualora non ci sia una strategia politica volta all’accoglimento dei profughi climatici e dei soccombenti ad un sistema economico sempre più intollerante verso i cosiddetti anormali.

Infatti, se lo Stato si disinteressa delle dinamiche dell’accoglienza, scaricandole sulle comunità locali, che quasi sempre hanno scarse risorse e sono facilmente influenzabili da piccoli o grandi interessi, l’integrazione dei migranti climatici (purtroppo si stima che in futuro saranno sempre di più) o economici, o semplicemente degli esclusi, anche locali, non potrà che fallire, in una spirale che condurrà a dinamiche di disumanizzazione, e di disagio, dall’altra parte, che amplificando il conflitto, non potranno che peggiorare la sicurezza dei più.

Senza tener conto che una società civile, se vuole rispettare la vita umana, come sancito dalle innumerevoli costituzioni e convenzioni sui diritti umani, non può derubricare la questione della dignità sociale, come scarsamente interessante, ma al contrario essa è il cardine che deve tenere unite tutte le varie componenti della società, soprattutto in un’epoca liquida, in cui le strutture sociali sono molto indebolite e a passare da una parte all’altra della scala sociale basta poco.

Per tali ragioni, speriamo davvero in un rientro dello Stato non come mero arbitro della sicurezza nazionale, ma come attore principale nelle dinamiche economiche, nume tutelare dell’interesse generale, e non di meri interessi di parte, che rischiano non solo di danneggiare il tutto, disintegrando le innumerevoli conquiste sociali ottenute nel corso del ‘900. Per non parlare delle sfide climatiche che esso, in sinergia con gli altri stati della comunità internazionale, deve affrontare, sfide che oramai sono improrogabili per evitare nuove crisi, sempre più gravi, rendendo allora di fatto, non più governabile la situazione. E allora forse sarà davvero troppo tardi, e non si potrà che limitare i danni.

Ma questo futuro fosco, è già ora?

Paradaise of fire

Trump aveva ragione sull’origine del Covid-19?

Trump dice: <<Il virus viene da un laboratorio cinese>>.

Fauci e tutti i virologi del mondo dicono che è sicuramente naturale.

I media, (almeno l’80%): <<Trump è un cinico che vuole nascondere i suoi fallimenti colpevolizzando la Cina>>.

Biden e i democratici: <<Il nemico è Trump. Lui aizza gli animi della folla, per rinsaldare le fila del suo elettorato.

Passano pochi mesi….

Amministrazione Biden: <<Il Virus molto probabilmente è scappato dal laboratorio di Wuhan. Tre addetti al laboratorio di ricerca sui coronavirus, contagiati a novembre>>.

Fauci, il più grande virologo del mondo, così maltrattato dal despota Trump, e paladino di tutti i liberal, ma che soprattutto ha sostenuto strenuamente per più di un anno, l’origine naturale del virus, ora ha molti dubbi a proposito…

Intanto si sono persi mesi preziosissimi per capire che diavolo davvero sia successo. Intanto stiamo vivendo l’equivalente di una guerra batteriologica. Intanto una catastrofe immane, che non si sa realmente quando finirà, nonostante i vaccini.

La politica in America si divide in base ai suoi interessi e non ha come priorità il diritto dei cittadini di sapere cosa sia davvero accaduto. Idem gli scienziati “indipendenti”, cambiano idea in base a chi governa e in base alla loro area di appartenenza politica o nazionale. Idem ovviamente i media.

Io non voglio difendere Trump, ma solo il fatto che fosse razzista, cinico, megalomane, un po’ folle, non mi evita di pensare che potesse dire la verità. Idem non sono nemmeno sicuro che i dubbi sollevati, ORA, dal moderato ed equilibrato Biden, sull’origine sintetica del virus (giravolta che ha dello stupefacente) siano sinceri, o mossi solo da ragioni di politica di potenza e propaganda in funzione anticinese.

Ancora però non si è individuato da quale animale il virus abbia fatto il salto di specie. Ma soprattutto la Cina ha nascosto e occultato inizialmente l’espanzione del virus sconosciuto all’epoca (forse già da settembre 2019) e sta facendo tutt’ora ostracismo sulle indagini che dovrebbero ricostruire l’origine della pandemia (almeno così ci dicono). Insomma una condotta che in un caso giudiziario indurrebbero ad un lecito sospetto.

Intanto però la il “Gigante Asiatico” si è ripreso subito (dando fastidio a qualcuno?). Ha fatto un immane salto in avanti, sfruttando al massimo il “vantaggio” di aver gestito meglio l’emergenza sanitaria, ma anche di essere stata la prima a conoscere l’esistenza del virus non comunicandola prontamente (facendo addirittura peggio dei sovietici dopo l’incidente di Chernobyl, quando non comunicarono l’accaduto per giorni).

L’Europa invece piange. E più di tutti piangono le persone comuni, che hanno perso la vita, la salute o la libertà.

P.S. Certo portare come unica prova che il virus sia scappato dal laboratorio di Wuhan, perchè tre ricercatori che vi lavoravano si sono contagiati di covid-19 a novembre 2019 per sostenere che l’epidemia sia partita davvero da lì, sembra qualcosa di molto debole. Perchè non si può escludere che a Wuhan, prima che la Cina comunicasse al resto del mondo, cosa stesse accadendo (gennaio 2020), si fosse già praticamente contagiata una buona parte della popolazione, appare possibile, se non probabile (sembra quasi un ripetersi della storia delle tante decantate armi nucleari detenute da Saddam Hussein, mai ritrovate, che furono il pretesto di Bush alla guerra in Iraq).

Ma allora perchè Biden, Fauci e company ora hanno cambiato idea?! Che non siano le stesse ragioni di realpolitik, in funzione antagonistica contro i temutissimi competitors globali di Pechino, che muovevano l’ex Presidente Trump?