Analisi psicologica della Guerra in Ucraina

La guerra in Ucraina oramai è divenuto di fatto un conflitto mondiale. Purtroppo come al solito a farne le spese sono il popolo inerme, i civili, le donne, i bambini e anche quei militari che sono stati mandati a combattere una guerra assurda e fratricida, perché la guerra in Ucraina è anche una guerra civile.

Purtroppo questa è una situazione che viene da lontano a partire dalla rivoluzione arancione del 2004. Le fasi del conflitto sono molteplici e intricate, però una cosa balza agli occhi. L’Occidente e ovviamente la Russia autoritaria di Putin non hanno cercato un’armonizzazione del conflitto. E’ vero che da una parte il punto di vista era indirizzato verso i valori democratici occidentali e che dall’altra parte c’era di mezzo un’autocrazia. Io sono dalla parte della libertà, quindi ovviamente non posso essere un filoputiniano, ma il bene supremo da mantenere era la pace, e questo innanzitutto per il bene del popolo Ucraino. Per questo si doveva rendere questo paese una zona franca, ricca, autonoma, una sorta di cerniera e al contempo un ponte tra questi due mondi così lontani.

Invece l’Ucraina è diventata una terra martoriata, e questo perché nessuna delle due potenze (Americani ed Europei da una parte, Russia dall’altra) ha cercato il compromesso, l’accordo. Purtroppo ho la sensazione che questa guerra sia diventata, e in nuce lo era già all’origine, un campo di battaglia per interessi che non sono solo esclusivamente nazionali. Certo è difficile comunicare con un autocrate come Putin ma si doveva e si poteva fare di più. Le colombe della pace non hanno avuto molto spazio di volo, mentre invece hanno prevalso i falchi e questi sono ora i risultati. Un paese distrutto, il rischio dell’atomica.

Chi parla di pace non è un pazzo. Come in ogni conflitto se si vuole sanarlo, non si può pensare alla distruzione dell’avversario, a meno che non si vogliono pagare conseguenze terribili. Questo è successo nella seconda guerra mondiale, ma lì non si poteva fare altrimenti. Con un Hitler che stava sterminando milioni di persone nei campi di concentramento e che aveva dichiarato guerra al mondo intero. Con ciò non voglio dire che Putin tutto sommato è un buon dittatore, ma per fortuna, per il momento, la guerra seppur negli effetti mondiale, è sul campo, regionale. Quindi la situazione non è insanabile. Forse qualche concessione gli andrà fatta, e perdonato molto, in attesa magari che sia il suo stesso popolo a stancarsi di lui, ma non si può pensare alla distruzione della Russia. Perché questo muro contro muro a cosa può portare?

La speranza sta tutta nelle sanzioni immagino, che scavino dal di dentro il regime di Putin, e questa sicuramente è una via da percorrere, anche solo per metterlo alle strette. Forse la speranza dell’Occidente è che a lungo andare la stretta faccia crollare l’economia russa, però nel frattempo il sangue continua a scorrere. E con esso cresce l’odio, il rancore e l’impossibilità di trovare un accordo che in qualche modo non scontenti troppo, dato che tutti ne usciranno sconfitti alla fine, come dopo ogni guerra.

Certo c’è stato un popolo aggredito, e questo già di per sé è tutto. Ma sono stati commessi troppi errori, prima con l’incapacità di scongiurare la guerra e poi non riuscendo a farla finire il prima possibile, dando delle rassicurazioni al dittatore sanguinario, provando anche a comprendere le sue “ragioni”, perché quando parla l’odio si ha il dovere morale non di rispondere con l’odio ma col potere delle parole, che sapute usare sono potentissime anche per placare il peggiore dei mostri. Invece abbiamo scelto la via della distruzione con l’aggravante che oggi rispetto ai conflitti del passato c’è l’atomica, che cambia tutto.

Una breve postilla va aggiunta tuttavia. E permettetemela senza essere accusato di essere antiamericano. Quando gli Stati Uniti in tempi recenti hanno attaccato e distrutto l’Iraq e l’Afghanistan dove era l’Europa e l’Italia? Per non parlare della guerra in Libia. E poi chi ha buttato le uniche due bombe atomiche della storia? Purtroppo almeno in politica estera, sembra che come al solito non prevalga il diritto internazionale. Ma la volontà di potenza e la crudeltà. Per questo attenti a dichiararsi apostoli del bene, puritani dalla coscienza sporca. Ma ripartiamo per costruire un mondo migliore, dove alla logica della potenza prevalga quella del dialogo, anche degli opposti. Solo così si può pensare di migliorare questo mondo e far ragionare anche il più terribile dei mostri. Non certo sfoderando i muscoli per portare il confronto proprio sul campo che diciamo di avversare

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Dialogo sulla vita

Era sera, e il cielo non prometteva nulla di buono. In lontananza si sentiva un brontolio continuo e le folgori scattavano molteplici irradiandosi nel cielo. Io mi sentivo del tutto distaccato rispetto a quanto mi stava intorno. Ero rimasto solo nella foresta. Tecnicamente mi ero perso, ma era stata più una scelta che un fatto sfortunato. Ero padrone di quel silenzio che tanto avevo agognato nella vita. Un silenzio innanzitutto interiore. Mi sentivo per la prima volta dopo anni in pace con me stesso. Certo le condizioni esterne erano pessime. Avevo freddo e si avvicinava un violento temporale, ma quell’atmosfera mi elettrizzava più che spaventarmi. Allora riandai con la mente ai giorni sereni della mia infanzia. Pensai a mia madre che mi accudiva da bambino, alle uscite al cinema con mio padre, agli scherzi che ci facevamo con mia sorella. Alle nonne e ai nonni. Sembrava un idillio perfetto, tranne per il fatto che fosse frutto del passato, e che rimaneva solo nei miei ricordi. In quel momento udii uno sparo non troppo lontano da me. E dopo un po’ udii un uomo gridare di dolore. Capii che era successo un misfatto e mi nascosi dentro la cavità di un albero. Avevo paura, ma non era la solita paura esistenziale o ipocondriaca che mi accompagnava sempre, era più un istinto di sopravvivenza, che mi diceva di non farmi vedere per salvare quello che rimaneva della mia vita. Sicuramente c’era stato un misfatto. D’altronde eravamo in tempi difficili. Lo Stato era caduto. Si viveva in una sorta di anarchia dove la faceva da padrone chi era più brutale e armato.

***

Sembrava che tutto complottasse contro di lui. Indubbiamente non era mai stato fortunato. Già a scuola aveva sempre avuto un pessimo rapporto con i suoi compagni che per la sua gracilità e sgraziatezza lo aveva sempre preso di mira con scherzi di cattivo gusto e denigrazioni gratuite. Poi in amore non si può dire che fosse stato fortunato. Aveva avuto qualche ragazza ma non si era mai davvero innamorato anche perché il suo modo di vivere l’amore era troppo mentale. Spesso si rendeva conto di essere innamorato quando era già tutto finito, per questo non di rado viveva la sensazione di occasioni perse, e questo naturalmente non faceva altro che farlo vivere guardando più al passato che al presente o al futuro. Insomma, era veramente una frana. Tutto ciò prima, quando il mondo andava avanti normalmente. Poi c’era stata la guerra e naturalmente tutti i problemi precedenti erano stati soppiantati dalla necessità di sopravvivere in un contesto del tutto mutato. Ora vigeva semplicemente la legge del più forte, non c’erano più diritti, o chi controllasse l’ordine. Si erano formate delle piccole tribù in lotta continua per accaparrarsi le scarse risorse. La tecnologia vista la penuria di energia elettrica e i danni gravissimi subiti dalle linee di comunicazione era praticamente inservibile. Restavano solo le riserve di cibo in scatola, mentre si provava a far ripartire l’agricoltura per non morire tutti di fame. Anche se la popolazione mondiale era passata dai 10 miliardi ad appena un miliardo in seguito allo scoppio di innumerevoli testate nucleari che avevano di fatto distrutto l’umanità.

Aveva camminato a lungo, fin quando si era presentata quell’occasione ghiotta. Sembrava incredibile che a pochi passi da lui la preda fosse così pronta per essere razziata. Era in cammino da giorni, e stava letteralmente morendo di fame. Purtroppo faceva parte delle tribù del nord come testimoniava la svastica col sole che aveva tatuata sul petto. Non sarebbe mai stato accettato da quelle parti e a ragione. Lui faceva parte di gruppi di cannibali, di gente spietata che attuavano questa oscura pratica senza troppi rimorsi, per motivi oggettivi se vogliamo. Infatti nei villaggi del nord c’era scarsità di cibo, ma non abbastanza forte per giustificare quell’efferatezza, quel superamento di tabù che si era consolidato nei secoli e nei millenni della civiltà umana.

Intanto J. stava nell’albero e non aveva nessuna intenzione di muoversi. Sentiva dei passi a distanza di pochi metri. Non si fidava di uscire allo scoperto e vedere di chi si trattasse. Certamente non erano i tempi migliori per andare a fraternizzare con uno sconosciuto. Sentiva il respiro dello sconosciuto e qualcosa di pesante che trascinava. Ad un certo punto vide il tentativo di accendere il fuoco che ben presto si tramutò in realtà. Cercò di mettersi nell’anfratto più oscuro e nascosto della cavità. Quello che vide lo sconcertò. Lo sconosciuto stava facendo a pezzi un essere umano con grande attenzione, dimostrando anche una certa abilità e stava iniziando a cuocere i pezzi partendo dal braccio dello sfortunato. Il terrore lo iniziò ad invadere.

<<Non posso farcela a stare qui nell’ombra di fronte a questo orrendo spettacolo. Inizio a sentire i crampi della nausea. Devo non guardare.>>  Ma un conto è volere e un conto è potere, così non potè farne a meno ed ebbe un mancamento. Quando riaprì gli occhi era davanti al fuoco con il cannibale che stava tranquillamente banchettando con quanto rimaneva dell’essere umano che aveva ucciso. J. Invece era legato ben saldo, come unica zona libera la bocca. Al che scoppiò in lacrime e urlò disperatamente. In maniera abbastanza assurda il cacciatore lo rassicurò, parlando la lingua di J..

<<Non devi preoccuparti, almeno per oggi sono sazio e poi non è detto che voglia farti a pezzi. Se mi indichi un posto dove potermi approvvigionare potrei anche risparmiarti. Io vengo da molto lontano. Purtroppo al nord dove vivo si trova sempre meno cibo e con la stagione che avanza sarà sempre peggio. Per questo mi sono spinto tanto a sud, inoltre qui avevo dei parenti e prima delle bombe ci passavo lunghi periodi in villeggiatura. Quindi ora calmati, tanto nessuno ti sentirà o verrà in tuo aiuto. Qui siete dei cagasotto. Non come il nostro popolo guerriero>>.

Intanto J. era terribilmente fuori di sé. Vedeva la propria fine vicina. Ma in qualche modo trovò la forza di parlare. <<Non mi fido di te. Sei un essere ignobile, né bestia né uomo e nemmeno scimmia. Come si può fare una cosa del genere, esiste la legge naturale anche se quella umana ormai è stata distrutta dalle bombe>>.

Il cacciatore di teste non perse la calma e un po’ come farebbe un genitore con un figlio birichino e un po’ sciocco rispose: <<La legge naturale a cui ti appelli tu è un’illusione, o meglio la legge naturale è la legge del più forte e del più assetato di vita. Per questo se non ti sai difendere o non colpisci per primo sei destinato a soccombere. Questo è stato vero da sempre, a parte quell’assurda parentesi chiamata civiltà. Oggi finalmente si vede l’essenza della vita. La morale e l’etica sono solo stati dei sotterfugi con i quali i deboli hanno imbrigliato i forti>>.

J. stava male più che per la stretta delle corde per quelle parole infauste e terrorizzanti. Ma cercò di far ragionare il barbaro: <<Ma l’uomo è dotato di ragione. Sa scegliere tra il bene e il male. E poi soprattutto l’uomo non vorrebbe mai fare del male ad un altro essere umano in quanto dotato di empatia. Non fare mai all’altro ciò che non vorresti fatto a te stesso diceva la legge di Dio. Ma anche se Dio non esistesse sembra una massima ragionevole. La legge del più forte a cui tu ti appelli è solo una costruzione culturale, non appartiene allo stato di natura dell’uomo, e anche se fosse così la cultura non può essere distinta dalla natura dell’uomo perché contribuisce a creare l’uomo stesso, che non è solo prodotto biologico ma anche e soprattutto culturale>>.

Il cacciatore ascoltò attentamente, sembrava molto attento tanto che dall’esterno sarebbe sembrato che gli avrebbe dato ragione, ma invece sterzò o storpiò ancora più forte il ragionamento precedente di J. <<Tu pensi che l’uomo debba rispondere a Dio o alla sua cultura. E hai perfettamente ragione. Anche io credo in Dio e alla mia cultura. Solo che il mio è un Dio di morte e anche la cultura mi dice di sopprimere i più deboli per sopravvivere io in quanto essere più forte. Come vedi entrambe le nostre posizioni sono giuste. Anzi no. La mia è più giusta perché in questo momento tu sei legato e io posso disporre completamente della tua vita. Non mi impietosirai se deciderò di farti a pezzi. La bontà è solo un’invenzione dei deboli. Ciò che conta è la forza. Ancor più oggi che lo Stato non esiste e la giustizia è un fatto prettamente personale. E poi che cosa hanno fatto gli stati se non cercare di distruggersi a vicenda per imporsi. Come vedi la vita è lotta del più forte contro il più debole…>>

Ma J. approfittò di quest’ultimo esempio per dare un colpo mortale alla posizione del cacciatore: <<Tu hai perfettamente ragione dal tuo punto di vista e forse hai ragione in assoluto. Ma dimentichi una cosa. A cosa ha portato la politica di potenza fra le nazioni. La distruzione dell’umanità. Il mondo sarebbe potuto essere un luogo meraviglioso se ci fossimo parlati invece di trucidarci a vicenda. Il risultato di tutto ciò è stato quello di tornare all’età della pietra. La fratellanza è l’unica condizione che può portare allo sviluppo dell’umanità dentro e fuori di noi. La ragione si è formata per migliorare le condizioni materiali e spirituali dell’uomo. Il resto è ideologia oscurantista che non può fare altro se seguita che portarci nell’abisso ancor più di quanto ci siamo già ora…>>.

Il cacciatore allora rispose dopo un attimo di sbandamento: <<Mi hai quasi convinto. Ma ciò non migliora la tua situazione. Disporrò di te come e quando vorrò… E poi vuoi che qualcuno ti creda? Potrebbe essere anche possibile in via di principio, ma ciò non toglie che tu sarai fatto a pezzi. E con te, le tue ragioni…>>.

Intanto iniziò a piovere. Gocce grandi, polverose, che impastavano il viso di J. colmo di lacrime e sale…

Angeli o diavoli?

Oggi, 4 marzo, dell’anno 2022 D.C. mi sveglio piuttosto tardi come spesso accade, quando i sogni della notte prendono il sopravvento sulla luce del primo mattino. È una giornata di aprile fresca e plumbea. Il sole fa fatica ad imporsi tra i nembi che affollano il cielo. La guerra infuria a pochi passi da qui, e le televisioni sembrano portarcela a casa. Ma a Decollatura tutto tace.

Il paesello arroccato sui monti del Reventino sembra sonnecchiare come sempre strizzandomi l’occhiolino indifferente e placido nel suo essere fuori dalla storia da millenni, cioè da sempre. Le rondini non sono ancora giunte. È una primavera fredda, appena due giorni fa sono caduti gli ultimi fiocchi di neve e le montagne ne recano le tracce. In tutto ciò mi chiedo quale sia il mio posto nel mondo.

Sto leggendo Pasolini, “Una vita violenta”. Il libro è ambientato nelle borgate romane del dopoguerra. I personaggi mi colpiscono per la loro carica di vitalità, per il loro modo di vivere al di fuori dagli schemi e anche per la crudeltà. Da intendersi, crudeltà, non in senso assoluto, ma relativo. In essi infatti non c’è nessun calcolo strategico, nessuna ipocrisia piccolo borghese. Essi sono esattamente ciò che sembrano, delle persone semplici, che affrontano una vita dura, senza abbracci, senza baci, ma ricca in compenso di calci, schiaffi e fame. Come si potrebbe essere altrimenti in una situazione del genere, se non dei piccoli bulli, o mascalzoni o come dir si voglia. Anzi come possiamo pensare, noi ben pensanti, che questi siano solo degli avanzi di galera.

In fondo lo sono, ma non nel senso dispregiativo del termine. Sono persone inclassificabili secondo gli schematismi della Legge e della morale, non appartengono al mondo “sviluppato”. Sono soggetti astorici e quindi asociali. Espressione di un antropologico disagio che in realtà cela una ricchezza, una carica istintuale e una voglia di vivere che i ragazzi della stessa età inquadrati storicamente e socialmente nelle classi dominanti non possono nemmeno immaginare.

Per questo invidio, o meglio ammiro, la libertà di azione e di pensiero di questi ragazzi al di fuori del tempo. Il loro non celarsi mai dietro belle parole spesso solo di facciata, o sentimenti ipocriti imparati a scuola o in famiglie perbeniste. Essi sono spirito vitale puro. Sempre vicini alla morte (perché non c’è vita vissuta pienamente che non sia sempre a un passo dalla fine del tutto) non sembrano curarsene.

E fanno bene perché siamo tutti appesi ad un filo. Basterebbe, infatti, che il nostro bel cuoricino si stancasse per qualche attimino, per farsi un pisolino, che tutto traballerebbe e saremmo bell’e finitelli. Mi chiedo anzi come faccia a non stancarsi mai. Ma il cuore, non risponde ai dettami della ragione ma a quelli della pura vita, il cui sospiro fatato si impossessa di noi già nel ventre materno e non ci abbandona più, sino alla fine dei nostri giorni.

Questa benedizione o maledizione a seconda dei casi (c’è gente a cui giustamente la vita è venuta a tedio), è un vero piccolo miracolo. Forse la dimostrazione che non siamo solo carne, creta o che ne so io.

Intanto sto ascoltando i Beatles che intonano While my guitar gently weeps, un piccolo blues, e mi chiedo come sia possibile che l’uomo riesca a stimolare queste emozioni tirando delle piccole corde e al contempo essere oggetto di noia, di insensibilità così grande e di mancanza di empatia, tanto da doversi inventare guerre e omicidi.

Siamo veramente un mistero noi esseri umani. Soggetti fortemente instabili, in continua trasformazione, ogni giorno ci avviciniamo alla fine, e del dopo non sappiamo che nulla. Ammesso che ci sia un dopo. In fondo cosa eravamo prima che nascessimo se non polvere di infinito? Siamo dunque eterni, come la sostanza che ci da la vita, dunque dei? E di che tipo? Angeli o diavoli?

Danni collaterali

La cosa terribile delle guerre è che oltre all’incommensurabile e assurdo bagaglio di morte e distruzione di cui sono dispensatrici a profusione, annientano il dibattito politico, polarizzano le posizioni e impediscono di affrontare i problemi che già di per sé si presentano all’ordine del giorno.

Ad esempio, ormai il Covid è diventato un tema di terz’ordine, ma si parla anche pochissimo di ripresa economica, di efficienza energetica, di crescita sostenibile, di diritto del lavoro, di benessere del cittadino. Ormai insomma si parla solo di guerra. Con ciò non voglio dire che non sia un tema terribile, doloroso e centrale, ma piuttosto che fare su 24h di informazione 23 di guerra non credo aggiunga molto all’informazione sul conflitto per il cittadino, magari se ne potrebbero fare 12.

Purtroppo, il problema del Global Warming ad esempio non si è estinto, anzi sta accelerando drammaticamente. Il problema della crescita economica e dei diritti dei lavoratori, non solo all’occupazione, ma anche alla buona occupazione, sembra essere superato. Per non parlare del benessere psicologico dei giovani e dei soggetti più fragili dopo l’isolamento sociale inasprito dal Covid e dalle misure adottate per contenerlo.

Insomma, la guerra in Ucraina davvero non ci voleva. Putin è stato un criminale ad invaderla e forse l’Occidente avrebbe potuto fare qualcosa in più per scongiurare questo folle e omicida attacco. E pur tuttavia nonostante le gravi conseguenze che sta apportando non rimane la sola questione politica rilevante, seppur ha certamente condizionato non solo il dibattito ma anche l’esacerbazione di alcune problematiche quali l’approvvigionamento energetico europeo e il terribile dibattito su disastrose escalation militari anche di stampo atomico.

Infatti, hanno rialzato la cresta i dispensatori di energia di origine fossile e oltre ad essi anche i propugnatori dell’energia atomica, dimenticando Chernobyl e Fukushima, oltre alle gravi problematiche di smaltimento dei rifiuti radioattivi. In ultimo, ma non certo per importanza, credo che sia scandaloso che dopo il Covid, tra le cui cause dirette potrebbe esserci anche l’attuale sistema economico adottato e le politiche ambientali degli stati (oltre naturalmente a quelle sanitarie, dove risulta fondamentale ormai a tutti, l’investimento necessario nel settore pubblico per combattere e prevenire altre pandemie), nessuno abbia veramente pensato di mettere in discussione il sistema di sviluppo mondiale, di stampo capitalistico e consumistico, che sta distruggendo il pianeta e facendo precipitare le condizioni di vita dell’umanità tutta, attraverso la degradazione del territorio, l’assottigliamento delle risorse, e i terribili effetti del riscaldamento globale.

Insomma, ci mancava solo la guerra per distogliere l’attenzione dalle tematiche politiche che saranno centrali nel nuovo millennio. Che Dio ci salvi, dato che l’uomo sembra incapace di farlo da sé!

Stop WAR

Piovono da un cielo di latta

livido come il cuore dell’inferno

saette e rombi come tuoni che abbattono palazzi

con grandi frastuoni ma non il coraggio

di chi resiste con cuore selvaggio.

L’umanità è assediata

ma non si arrende

perché niente distrugge la ragione

di chi lotta mettendo avanti il cuore

con grande valore

e indietro tutto il resto

dimentico di sé stesso.

Ucraina terra gentile

granaio e seno d’Europa,

Natale di uomini e donne bellissime e fiere

Madre della grande Russia sfigurata.

Piange Tolstoj,

principe della cristianità,

si contorce Dostoevskij,

precursore dell’interiorità.

Lenin trema

invece Stalin bestiale se la ride.

Ma non ridiamo noi,

mentre l’aria si scuote con violenza,

e cadono come fiori ai primi tepori

gli innocenti, i bambini e gli amori:

Imbracciamo le armi della ragione

prima che la distruzione

ci porti verso un vortice senza soluzione.

Considerazioni critiche sulla “gestione” della pandemia in Italia

Mi fa specie, che al culmine della quarta ondata ci siano più voci che dicono di non pubblicare più i dati dei contagiati e dei morti e del tasso di positività tra tamponi effettuati e positivi. Questo perchè i dati metterebbero ansia ai comuni cittadini che non sarebbero in grado di decifrare correttamente le informazioni ricevute. Motivazioni veramente gravi perchè offendono l’intelligenza del cittadino comune che è sicuramente più intelligente di quanto pensino questi sapientoni.Il problema è un altro.

Infatti non si vuole ammettere che la politica del green pass tanto sbandierata come un’innovazione italiana sia stata un parziale fallimento, i ritardi nelle somministrazioni delle terze dosi e che le politiche restrittive prese nell’ultimo mese siano state troppo liberali.Infatti ora stiamo pagando le aperture del periodo natalizio, dato che i morti arrivano generalmente 20 giorni dopo il contagio (Oggi sono 360, apice della quarta ondata, con 186000 positivi e tasso di positività al 16%).

La questione dunque è semplice: ci devono dire chiaramente che col virus ci si deve convivere e non si sa fino a quando, ammettere che la scienza si sta scontrando contro un nemico sconosciuto e che quindi può anche incorrere in qualche fallimento. L’unica cosa da non fare invece è negare le evidenze e non ammettere responsabilità sperando che la questione si risolvi da sè.

In questo caso i cittadini si incazzeranno davvero e inizieranno a dare veramente credito alle frange più estreme dei no vax, con rischi di tenuta democratica delle istituzioni, dato che molte frange dei no vax sono di estrema destra.Una considerazione finale. Invece di preoccuparsi tanto delle capacità interpretativa dei cittadini, perchè non investono chiaramente senza se e senza ma nella sanità pubblica?

Dopo quasi due anni ancora non lo hanno fatto, è questo il fallimento più incredibile. Sembra che questa pandemia non abbia veramente insegnato niente.Si è puntato tutto sui poteri taumaturgici dei vaccini, ma si è sottovalutato quanto una sanità pubblica efficace ed efficiente avrebbe potuto fare per fronteggiare questa maledetta pandemia. E questo perchè? Per le idologie ordoliberali del cavolo, che puntano a ridurre il più possibile l’intervento dello stato, con tutte le conseguenze a cui stiamo assistendo…

Gas naturale e nucleare contro i cambiamenti climatici (l’assurda proposta della Commissione Europea)

E’ veramente surreale che mentre si discute di ridurre significativamente le emissioni di gas serra, la Commissione Europea ha presentato al Consiglio d’Europa (composto dai rappresentanti degli stati dell’UE) la proposta di introdurre tra le fonti di energia rinnovabili i Gas naturali e il nucleare.

La proposta è abberrante e riflette la volontà da una parte della Francia e degli stati dell’est di sfruttare il nucleare o perchè detentori di innumerevoli centrali (caso francese) o per svincolarsi dal gas russo (stati dell’est). Invece sul fronte del gas la Germania avendo scelto di chiudere tutte le sue centrali vuole rifarsi adoperando questa forma energetica, comunque inquinante e con effetti nefasti per la salute del nostro clima.

Insomma da una parte gli stati dell’UE fanno la guerra ai cambiamenti climatici e dall’altra per sopperire alle mancate emissioni di CO2, date da combustibili fossili (petrolio e carbone) reintegrano tornando al nucleare (con tutti i rischi connessi e i problemi di smaltimento che esso comporta, con costi tra l’altro altissimi di gestione e di costruzione delle centrali), dall’altro puntando sul gas che inquina quanto o più della CO2.

Nel frattempo però la nostra Terra è sempre più ammalata, le temperature crescono e con esse i fenomeni estremi dati da ondate di calore sempre più feroci, siccità bibliche ed al contempo alluvioni disastrose, uragani e innalzamento del livello dei mari, causato dallo sciogliersi dei ghiacciai). Insomma c’è poco da essere ottimisti, perchè nel frattempo gli stati emergenti rivendicano il diritto di non poter limitare la propria crescita economica per ridurre le proprie emissioni.

Così mentre la politica e gli attori economici fanno i loro calcoli, e si mette lo sporco sotto il tappetino, si imbocca una strada sconosciuta, che potrebbe creare una crisi peggiore del Covid e contro i cui effetti si dovrà fare i conti per decine o più di anni (perchè il sistema climatico è così complesso che se anche ora non emettessimo più niente in atmosfera la temperatura continuerebbe a crescere per decenni).

Un quadro spaventoso e una crisi che potrebbe diventare non solo ambientale, ma anche politica ed economica, condizionando la vita di ogni essere umano che vivrebbe in un ambiente meno sicuro, più povero di risorse, più conflittuale tra le classi sociali (la mancata crescita economica incidendo sulla ricchezza complessiva farà aumentare la sperequazione sociale) e tra gli stati (scopppieranno guerre sporche per accaparrarsi le riserve idriche).

La sensazione è insomma che la classe politica e dirigenziale abbia fallito in virtù di un sistema capitalistico di produzione fondato non sulla redistribuzione equa della ricchezza prodotta e sulla responsabilità, ma sulla furia accumulativa e accentratrice delle ricchezze, irresponsabile e quindi irrazionale, perchè non tiene conto del benessere dell’umanità e del suo ambiente ma solo del tornaconto economico di piccolissime parti della popolazione mondiale, che in virtù del proprio interesse stanno distruggendo l’ambiente e quindi l’umanità che in quell’ambiente vive.

Solidarietà a Mimmo Lucano

Una cosa va detta. Innanzitutto esprimiamo solidarietà a Mimmo Lucano, per la terribile mannaia che gli è calata addosso. Però il punto è anche un altro. Ormai in Italia circola un vento molto ostile nei confronti della magistratura che si dice che vada riformata. Probabilmente è vero. Ma bisognerebbe capire come. Non vorrei che eventi come questi vengano utilizzati con la finalità di strumentalizzare la tragedia personale di un uomo e di una comunità che crede nell’accoglienza e in un mondo più giusto. Il problema ripeto, più che la magistratura è la Legge Bossi Fini che va assolutamente cambiata.

Questa legge razzista che regola i respingimenti, da troppo potere discrezionale al giudice. Infatti come riportato oggi dal Manifesto: <<Il favoreggiamento è disciplinato dall’articolo 12 del Testo unico sull’immigrazione. Il suo impianto viene stabilito nel 1998 dalla Turco-Napolitano. Quattro anni dopo la Bossi-Fini aumenta le pene, specifica le aggravanti ed estende l’applicazione agli attraversamenti dei confini verso altri Stati.>><<LA NORMA PUNISCE chi in violazione del testo unico «promuove, dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato ovvero compie altri atti diretti a procurarne illegalmente l’ingresso». Le pene vanno da uno a cinque anni, ma un’ampia gamma di circostanze porta la reclusione da cinque a quindici. Nell’articolo il profitto non è inteso come un elemento costitutivo del reato, ma come un’aggravante. Per questo anche condotte che non hanno un fine economico possono esserne comprese.

«Il reato non è costruito solo contro i trafficanti di esseri umani, ma anche per combattere chi aiuta i migranti lungo le frontiere». <<II testo prevede una «scriminante umanitaria», cioè esclude dalle condotte sanzionabili quelle di assistenza e soccorso, ma queste vanno di volta in volta provate. Il giudice può riconoscerle oppure no, pur nell’assenza manifesta di qualsiasi profitto>>.Perciò «la norma è scritta in modo da permettere le decisioni più disparate. Per la stessa condotta puoi diventare un eroe o essere condannato a 13 anni di carcere».Per questo andrebbe cambiata la Legge che costituisce l’appiglio giuridico con il quale si è colpito Lucano. Una legge troppo pesante, troppo rigida e al contempo ambigua.

Sul resto dei reati contestati invece che vanno addirittura al Peculato, cioè all’appriazione indebita di soldi pubblici, mi viene davvero difficile crederlo, ma bisognerebbe leggere le carte.La mia impressione a pelle invece è quella di un Lucano poco attento alle procedure burocratiche che ha agito un po’ troppo liberamente ma a fin di bene. Su questo però va detto che viviamo in uno Stato di diritto, e certe ritualità giuridiche purtroppo non si possono ignorare.

Ma non si può nemmeno ignorare che si è resa così rigida la nostra impalcatura giuridica che chiunque voglia fare cose buone per il benessere collettivo si trova con le mani legate, a meno che non si arrischi in territori extralegali molto pericolosi. A Lucano va comunque la solidarietà umana di tutti in virtù di un modello elogiato nel mondo come esempio di accoglienza e di integrazione di popoli. Ricordando che esiste comunque un secondo grado di giudizio, che potrebbe ribaltare la sentenza. E ci si augura tutti che così avvenga! In ogni modo il giudizio politico sul suo operato non può cambiare. Le sentenze giudicano il rispetto delle leggi, ma un giudizio etico lo da per fortuna la storia, e le due cose non sempre collimano.

Al di là dei cambiamenti climatici

Purtroppo, ormai è chiaro come la tempesta Bernd che si è abbattuta sulla Germania occidentale lo scorso 14 luglio, abbia dato conseguenze uniche, inenarrabili per la zona. Sono caduti in due giorni sino a 150mm di pioggia su aree molto estese, e per niente avvezze a tali fenomeni. Ciò ha comportato un vero e proprio disastro con la tragica somma dei morti che sale di ora in ora, a causa del gran numero di dispersi, dovuto anche all’interruzione delle linee di collegamento telefonico e di internet.

Disgraziatamente, queste sono le conseguenze dei cambiamenti climatici. Estati sempre più bollenti, temperature medie sempre più alte, umidità sempre più elevata, sono un mix esplosivo, per lo scoppio di temporali violentissimi non appena refoli di aria più fresca e secca tendono ad infiltrarsi su strati di atmosfera sempre più irrevocabilmente caldi.

Perché stiamo vivendo un’estate caldissima, con continue risalite di aria calda africana, che però tende per brevi periodi a cedere il passo a deboli infiltrazioni di aria più fresca e instabile proveniente da latitudini più elevate, con crollo barico e instabilità atmosferica accentuatissima. Ciò scatena temporali, che seppur tipici della stagione estiva, sull’Europa Centrale, sino alle pianure del Nord Italia, tendono ad assumere connotati sempre più estremi e minacciosi.

Sfortunatamente, il futuro è già ora. Queste sono le conseguenze dirette del Global Warming, con temperature già superiori al grado rispetto alle medie stiamo avendo un aumento dei fenomeni atmosferici estremi esponenziale, con alluvioni, tempeste e ondate di calore sempre più estreme. Infatti, chi non ricorda due settimane fa i quasi 50°C registrati sul Canada sud-occidentale. E non siamo nemmeno all’inizio del temibile periodo degli uragani e dei cicloni, che viste le temperature dell’atmosfera e dei mari sempre più alte, si annunciano costantemente più disastrosi. Soprattutto per le aree caraibiche, il Messico e gli Stati Uniti meridionali, senza contare il sud-est asiatico e diverse isole dell’Oceania che rischiano ad ogni tempesta di scomparire.

Ma se il futuro è già qui, non sembra che i politici e i governi si rendano ben conto dei rischi gravissimi che l’umanità sta correndo. Perché certi fenomeni potrebbero portare in poco tempo al cambio della morfologia di zone densamente popolate, che diverrebbero pianure alluvionali, esposte ciclicamente in maniera sempre più veloce, a sommersione, con gravi danni alle cose e alle persone.

Amplissime fette di costa poi potrebbero finire sott’acqua in maniera sempre più frequente a causa dell’innalzamento dei livelli del mare e delle tempeste sempre più forti. Si pensi al caso di Venezia, in cui il fenomeno dell’acqua alta ormai si presenta praticamente in ogni stagione e in maniera sempre più estrema. Ma ci sono tantissime città al mondo, città dove vivono milioni di persone, si pensi ad esempio alla regione del Golfo del Bengala, che sono sommerse praticamente ogni anno da piogge e tifoni sempre più violenti.

Insomma, la situazione è da allerta continua, ma si parla ancora di obbiettivi lontani, come il Trattato di Parigi sul clima. Purtroppo, credo che ammesso che si riesca davvero a contenere l’aumento termico a “soli” 2°C sia già tardi e si debba pensare a come far fronte ai cambiamenti climatici ormai irreversibili. Per questo non basta parlare di riconversione ecologica, ma si dovrebbe puntare sulla protezione delle coste, sull’analisi del rischio, sugli impatti reali che i cambiamenti climatici avranno sui territori e su intere popolazioni.

Ma l’Europa e gli Usa invece preferiscono chiudersi nei loro fortini, pensando che le grandi ondate migratorie così daranno tregua. Purtroppo per noi fortunati, che viviamo nelle zone più prospere del pianeta, che abbiamo contribuito da almeno 200 anni in maniera decisiva ad inquinare e distruggere a causa del nostro terribile metodo di produzione, irrazionale, ottuso, affetto da cupidigia e da bramosia di accumulo e consumo di beni, non basterà alzare i muri, grazie anche a dittatori extracomunitari collusi coi nostri interessi, che alzano di giorni in giorno le loro pretese per fare i nostri comodi.

Perché la dinamica demografica è troppo sbilanciata in favore dei Paesi poveri. Perché i cambiamenti climatici stanno rendendo alcune aree del Pianeta invivibili. Perché i muri non fermeranno le nubi, le tempeste, il mare e le ondate di calore.

Bisogna quindi considerare la questione in maniera sistemica. Tenere conto della demografia. Tenere conto dell’ambiente e del clima per creare un sistema produttivo e uno stile di vita finalmente davvero sostenibile. Ma io per il momento vedo solo dichiarazioni deboli da parte di leader deboli, che sembrano muoversi sempre con almeno dieci anni di ritardo rispetto all’incombenza del presente.

La mia paura è che la riconversione ecologica ci sarà, ma avrà dei costi elevatissimi che saranno scaricati sui più deboli. Con aumento della sperequazione delle ricchezze e con uno stato che andrà ad assumere caratteri sempre più repressivi. Uno Stato distante ma cattivo. Qualcosa di simile ad un regime etico-totalitario, dove pochi continueranno a condurre una vita sfrenata e la stragrande maggioranza della popolazione sarà invece obbligata a fare enormi sacrifici, in un mondo meno prospero e più ostile.

Nei prossimi anni sarò lieto di essere smentito.

Sul disastro delle carceri italiane

Ieri, 14 luglio, CCXXXIII anniversario della presa della Bastiglia, Mario Draghi, insieme alla guardasigilli, Marta Cantabria, visita il carcere di Santa Maria Capua Vetere. Succede dopo i video shock che mostrano la mattanza che la polizia penitenziaria ha compiuto nei confronti di duecento detenuti.

Il Gip per la verità aveva già emesso il 28 giugno, 52 misure cautelari, per la <<perquisizione>> del padiglione Nilo, dove il 5 aprile del 2020 i detenuti erano insorti in seguito all’emersione di un caso Covid, chiedendo maggiori misure di prevenzione nei loro confronti (mascherine, disinfettanti).

Il giorno dopo però parte quella che verrà raccontata come una perquisizione accurata del padiglione, ma che in seguito all’esposto del garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambrello (sulla base di video dei detenuti stessi), assumerà carattere inquietante. Fu più che una perquisizione, invece una vera mattanza, che si provò ad insabbiare anche grazie all’intervento di Fullone (provveditore delle carceri della Campania), allo scopo di giustificare ex post le violenze, alterando i video di sorveglianza, producendo prove, inducendo a credere che i detenuti abbiano opposto resistenza, quando di fatto ciò non successe.

Fullone avrebbe insomma depistato le indagini. Ma non è il solo dirigente chiamato a rispondere di reati gravissimi (falso ideologico, depistaggio, favoreggiamento, frode). Con lui infatti appaiono tra gli indagati Gaetano Manganelli (comandante del carcere) e Pasquale Colucci (comandante del nucleo chiamato a ristabilire l’ordine). Questi due finiscono addirittura ai domiciliari, come registi dell’avvenuto, mentre Fullone è stato semplicemente per il momento interdetto dai pubblici uffici.

Ma in totale sono 52 le misure cautelari, con 8 arresti in carcere e 18 ai domiciliari, per reati gravissimi, tra i quali tortura e lesioni pluriaggravate. Infatti, come emerge dai video di sorveglianza i detenuti furono picchiati selvaggiamente e seviziati da agenti in assetto antisommossa e con i manganelli, senza nessun motivo plausibile. Persino un detenuto in sedia a rotelle è stato picchiato. E il 4 maggio uno dei detenuti interessati dalle torture si è tolto la vita, in seguito probabilmente al gravissimo choc subito.

Inoltre, molti detenuti finirono in isolamento e gli altri non ricevettero nessuna cura medica.

Tutto ciò mentre il ministro della giustizia Bonafede, non si capisce quanto in buona fede, dichiarava che si era trattato di una <<doverosa azione di ripristino della legalità>>.

Quel matacchione di Bonefede verrebbe da dire. Fu evidentemente informato male, come anche nella questione del Giudice Di Matteo, prima nominato per il Dap e poi senza nessuna motivazione sostituito da Petralia, non certo un nome di spicco. Strana coincidenza che le rivolte nelle carceri si siano svolte in concomitanza con la questione di chi dovesse dirigere il Dap (ufficio di giustizia importantissimo, e di vertice, per quanto riguarda l’organizzazione del sistema carcerario e del 41-bis).

Sta di fatto che qualcosa è sfuggito e oggi Draghi ha scelto di metterci la faccia, insieme alla nuova guardasigilli. Tuttavia il discorso del Premier sembra abbastanza striminzito, stitico, non si è insomma andati oltre alla generica solidarietà e ad una fumosa deresponsabilizzazione degli individui coinvolti, adducendo che il problema è sistemico. Scusate ma la mattanza sarà stata ordinata o meno? Sarà stata eseguita o no? Ecco mi pare un’azione davvero sistematica ma unilaterale, cioè della polizia penitenziaria, che dovrebbe assicurare l’ordine, e persino, sic!, la sicurezza dei carcerati!

Allora la responsabilità sta tutta da una parte ed è di chi in quel momento stava rappresentando lo Stato. Per questo Draghi avrebbe solo dovuto chiedere scusa e dire che avrebbe fatto tutto il possibile perché ciò non si ripetesse. Lui invece con la Cartabia ha parlato genericamente di riformare la giustizia.

Allora mi viene il sospetto che gli stesse a cuore più che il discorso dei detenuti, il tema dei processi e di come ridurne la durata. Ma questa è una dinamica che interessa i colletti bianchi, non certo un detenuto in carcere per direttissima, con scarsissimi mezzi a disposizione per difendersi in sede processuale.

Un’altra critica poi la porrei al sistema informativo italiano e persino alla società civile. Infatti, al contrario di quanto è avvenuto in America con l’omicidio di George Floyd, e il movimento dei “Black lives matter”, non si è creato nessun movimento di protesta, nessuna inchiesta, nessun tentativo di un’indagine sistemica su quello che è successo. Forse perché il fatto è molto politico, forse perché mancano gli attori capaci di contestualizzarlo e analizzarlo, forse perché la società italiana è in stato lisergico, depressivo, menefreghista, incazzato, e non riesce a veder oltre il guscio di casa.

Invece caro Draghi, da te ci si potrebbe aspettare di più che le solite frasi misurate, fredde, inutili. Facendo così è normale che ti viene il sospetto che si sia fatta una mera passerella, per svelenire il clima da una parte, ma anche per disinformare circa la verità di quel che veramente è accaduto, con lo Stato che similarmente a Genova nel 2001 è diventato torturatore, proprio come quei regimi che tanto critichiamo giustamente, Egitto, Turchia, Cina, Russia…

Nessuno ricorda che abbiamo avuto ben 12 decessi accertati in seguito alle rivolte di marzo 2020 nelle carceri. Ma chi ha gettato la scintilla non si sa. Così come non si sa perché proprio in quei giorni la nomina di Di Matteo decadde. Coincidenze? O qualche mafioso al 41-bis, non era contento della nomina e ha spinto perché le carceri diventassero un inferno con il pretesto del Covid.

Non mi sembra impossibile ipotizzare ciò, ma peccato che sui media nessuno abbia avanzato ipotesi o congetture a tal proposito. Al contrario sembra che siamo bloccati in una narrazione della realtà lineare, abulica, stitica che apparerebbe sintetica ma che è il suo contrario: frammentaria, caotica, piena di elementi inutili che distolgono l’attenzione dai fatti veramente importanti.

P.S. Dimenticavo forza azzurri! Siamo campioni d’Europa!

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