Dedicato a chi sta distruggendo il pianeta

E’ possibile dire che la responsabilità sociale della distruzione del nostro Pianeta e quindi dell’uomo che ci vive, sia da imputare maggiormente alla classe dei produttori, un tempo chiamati capitalisti, che fregandosene del tutto delle pessime conseguenze della ricerca del profitto a tutti i costi, stanno inondando il pianeta di plastica e l’atmosfera di CO2? Perchè scusate a me non mi convine affatto che la colpa sia da imputare ai singoli consumatori.

Infatti per quanto un singolo consumatore stia attento, non potrà mai incidere sull’inquinamento come un grande industriale? O sbaglio? Purtroppo questa maledetta classe capitalista sta dominando non solo l’economia, ma anche la politica e i media (veramente servi del potere).

Per questo quando sento parlare di responsabilità individuale mi girano. Responsabilità individuale dei poveri cristi che a malappena sbarcano il lunario, sfruttati e mal pagati a cui viene fatto il lavaggio del cervello 24 ore al giorno? No scusate ma a una classe capitalistica che sta distruggendo il pianeta io non riesco a riconoscere il primato morale di indicare dove l’umanità deve andare.

Per questo la gente farebbe meglio a risvegliarsi, prima che sia troppo tardi. Per il Pianeta, e per noi stessi, che vi abitiamo per quel po’ di anni che ci è concesso vivere.

P.S. Fino a quando si penserà che movimenti come i 5S o i Fratelli del Duce, siano la soluzione significherà che non abbiamo capito un bel niente…Questi sono solo movimenti populistici o peggio regressivi che distolgono dal creare una vera alternativa, in cui confluiscano tutte le forze sociali sfruttate. Ma fino a quando il lavoratore non capirà che i nemici non sono gli immigrati, la magistratura, o in generale la politica, non andremo da nessuna parte.

La realtà è che la questione vera è il lavoro, i salari e le condizioni di sfruttamento, oltre che la distribuzione del reddito e naturalmente la sostenibilità dello sviluppo economico. Per questo ci vorrebbe una coalizione rosso-verde internazionale che riesca finalmente a condizionare le politiche dell’UE, sin ora dominate pesantemente dal liberismo unito all’austerity (insomma il peggio del peggio).

Sul disastro delle carceri italiane

Ieri, 14 luglio, CCXXXIII anniversario della presa della Bastiglia, Mario Draghi, insieme alla guardasigilli, Marta Cantabria, visita il carcere di Santa Maria Capua Vetere. Succede dopo i video shock che mostrano la mattanza che la polizia penitenziaria ha compiuto nei confronti di duecento detenuti.

Il Gip per la verità aveva già emesso il 28 giugno, 52 misure cautelari, per la <<perquisizione>> del padiglione Nilo, dove il 5 aprile del 2020 i detenuti erano insorti in seguito all’emersione di un caso Covid, chiedendo maggiori misure di prevenzione nei loro confronti (mascherine, disinfettanti).

Il giorno dopo però parte quella che verrà raccontata come una perquisizione accurata del padiglione, ma che in seguito all’esposto del garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambrello (sulla base di video dei detenuti stessi), assumerà carattere inquietante. Fu più che una perquisizione, invece una vera mattanza, che si provò ad insabbiare anche grazie all’intervento di Fullone (provveditore delle carceri della Campania), allo scopo di giustificare ex post le violenze, alterando i video di sorveglianza, producendo prove, inducendo a credere che i detenuti abbiano opposto resistenza, quando di fatto ciò non successe.

Fullone avrebbe insomma depistato le indagini. Ma non è il solo dirigente chiamato a rispondere di reati gravissimi (falso ideologico, depistaggio, favoreggiamento, frode). Con lui infatti appaiono tra gli indagati Gaetano Manganelli (comandante del carcere) e Pasquale Colucci (comandante del nucleo chiamato a ristabilire l’ordine). Questi due finiscono addirittura ai domiciliari, come registi dell’avvenuto, mentre Fullone è stato semplicemente per il momento interdetto dai pubblici uffici.

Ma in totale sono 52 le misure cautelari, con 8 arresti in carcere e 18 ai domiciliari, per reati gravissimi, tra i quali tortura e lesioni pluriaggravate. Infatti, come emerge dai video di sorveglianza i detenuti furono picchiati selvaggiamente e seviziati da agenti in assetto antisommossa e con i manganelli, senza nessun motivo plausibile. Persino un detenuto in sedia a rotelle è stato picchiato. E il 4 maggio uno dei detenuti interessati dalle torture si è tolto la vita, in seguito probabilmente al gravissimo choc subito.

Inoltre, molti detenuti finirono in isolamento e gli altri non ricevettero nessuna cura medica.

Tutto ciò mentre il ministro della giustizia Bonafede, non si capisce quanto in buona fede, dichiarava che si era trattato di una <<doverosa azione di ripristino della legalità>>.

Quel matacchione di Bonefede verrebbe da dire. Fu evidentemente informato male, come anche nella questione del Giudice Di Matteo, prima nominato per il Dap e poi senza nessuna motivazione sostituito da Petralia, non certo un nome di spicco. Strana coincidenza che le rivolte nelle carceri si siano svolte in concomitanza con la questione di chi dovesse dirigere il Dap (ufficio di giustizia importantissimo, e di vertice, per quanto riguarda l’organizzazione del sistema carcerario e del 41-bis).

Sta di fatto che qualcosa è sfuggito e oggi Draghi ha scelto di metterci la faccia, insieme alla nuova guardasigilli. Tuttavia il discorso del Premier sembra abbastanza striminzito, stitico, non si è insomma andati oltre alla generica solidarietà e ad una fumosa deresponsabilizzazione degli individui coinvolti, adducendo che il problema è sistemico. Scusate ma la mattanza sarà stata ordinata o meno? Sarà stata eseguita o no? Ecco mi pare un’azione davvero sistematica ma unilaterale, cioè della polizia penitenziaria, che dovrebbe assicurare l’ordine, e persino, sic!, la sicurezza dei carcerati!

Allora la responsabilità sta tutta da una parte ed è di chi in quel momento stava rappresentando lo Stato. Per questo Draghi avrebbe solo dovuto chiedere scusa e dire che avrebbe fatto tutto il possibile perché ciò non si ripetesse. Lui invece con la Cartabia ha parlato genericamente di riformare la giustizia.

Allora mi viene il sospetto che gli stesse a cuore più che il discorso dei detenuti, il tema dei processi e di come ridurne la durata. Ma questa è una dinamica che interessa i colletti bianchi, non certo un detenuto in carcere per direttissima, con scarsissimi mezzi a disposizione per difendersi in sede processuale.

Un’altra critica poi la porrei al sistema informativo italiano e persino alla società civile. Infatti, al contrario di quanto è avvenuto in America con l’omicidio di George Floyd, e il movimento dei “Black lives matter”, non si è creato nessun movimento di protesta, nessuna inchiesta, nessun tentativo di un’indagine sistemica su quello che è successo. Forse perché il fatto è molto politico, forse perché mancano gli attori capaci di contestualizzarlo e analizzarlo, forse perché la società italiana è in stato lisergico, depressivo, menefreghista, incazzato, e non riesce a veder oltre il guscio di casa.

Invece caro Draghi, da te ci si potrebbe aspettare di più che le solite frasi misurate, fredde, inutili. Facendo così è normale che ti viene il sospetto che si sia fatta una mera passerella, per svelenire il clima da una parte, ma anche per disinformare circa la verità di quel che veramente è accaduto, con lo Stato che similarmente a Genova nel 2001 è diventato torturatore, proprio come quei regimi che tanto critichiamo giustamente, Egitto, Turchia, Cina, Russia…

Nessuno ricorda che abbiamo avuto ben 12 decessi accertati in seguito alle rivolte di marzo 2020 nelle carceri. Ma chi ha gettato la scintilla non si sa. Così come non si sa perché proprio in quei giorni la nomina di Di Matteo decadde. Coincidenze? O qualche mafioso al 41-bis, non era contento della nomina e ha spinto perché le carceri diventassero un inferno con il pretesto del Covid.

Non mi sembra impossibile ipotizzare ciò, ma peccato che sui media nessuno abbia avanzato ipotesi o congetture a tal proposito. Al contrario sembra che siamo bloccati in una narrazione della realtà lineare, abulica, stitica che apparerebbe sintetica ma che è il suo contrario: frammentaria, caotica, piena di elementi inutili che distolgono l’attenzione dai fatti veramente importanti.

P.S. Dimenticavo forza azzurri! Siamo campioni d’Europa!

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Post Polemico

Non mi piace che prima ci hanno reclusi in casa, isolati e terrorizzati e ora invece ci sia un liberi tutti, con nemmeno il 50% della popolazione vaccinata e con la temibile variante Delta in azione sul nostro territorio, associata ad un graduale ma inesorabile aumento dei contagi.

Non mi piace nemmeno vedere il rigorismo di Speranza essere buttato così facilmente nella spazzatura, come il pesce andato a male nel periodo estivo, perché mi sa di presa per i fondelli, giustificato dalle necessità dell’economia del turismo (quando basterebbe essere semplicemente più cauti, aperture si, ma con regole e sobrietà, insomma qualità, non turismo di massa, e l’Italia potrebbe permetterselo e come!)

Non mi piace nemmeno vedere Draghi dare del dittatore ad Erdogan e poi tacere completamente sull’uccisione terribile di Regeni e sulla ignobile reclusione di Patrik Zaki! In Italia si sta facendo una battaglia sui diritti civili, ma sembra che nei confronti di dittatori feroci quali al-Sisi ci sia una certa reverenza. Dittatori che non solo non rispettano i diritti degli omosessuali, dei transgender, ma che usano la tortura e la reclusione illegale contro chiunque più semplicemente voglia essere libero di esprimere le proprie idee.

Non mi piace nemmeno che in Italia sono quasi due anni che i ragazzi e i bambini, non sono potuti andare regolarmente a scuola, mentre in occasione della vittoria degli Europei di Calcio si siano permessi ogni tipo di assembramenti, con addirittura un pullman aperto della nazionale passeggiare, come se nulla fosse, per le vie di Roma attorniato da folle bibliche, in un clima di reale di follia collettiva. Ma le autorità dov’erano? Io ricordo ancora le scene del marzo dell’anno scorso con gente che faceva footing sulla spiaggia ed era inseguito con gli elicotteri della polizia…

Ma non mi piace, anche, e soprattutto, che per il totem dell’economia che impone un clima di ottimismo diffuso per far ripartire i consumi ci si stia rifuggiando nell’irrazionalismo più becero, dando aria ai vari negazionismi, alle varie destre, e di fatto annullando il discorso su tematiche serie e ormai improrogabili, quali sono quelle del sistema produttivo e la tutela del lavoratore, che da questa epidemia ne sta uscendo con le ossa rotte: sempre meno diritti, sempre più flessibilità, sempre meno lavoro e in compenso un pianeta sempre più inquinato, in cui sta scoppiando una bolla ecologica a causa delle plastiche, ormai presenti in ogni organismo vivente (con esiti imprevedibili) e la bomba climatica.

Perché se tutti parlano di competitività e di riconversione ecologica qualcosa non mi quadra. E temo solo una cosa, che come al solito, almeno dagli ultimi 30 anni a questa parte, chi la pagherà cara saranno i più deboli socialmente, gli scarti del sistema, in una visione darwiniana riassumibile dalla visione del “keynesiano” liberale Draghi, secondo cui lo Stato deve aiutare i vari settori economici ma, da buon stato giardiniere, non incentivare i rami secchi. Ebbene spero proprio che nessuno di noi si trovi su uno di questi rami: superflui, inessenziali, inutili…

Se si può licenziare con un’email…

Mentre mezza Italia festeggia la vittoria degli azzurri agli Europei di calcio, c’è una minoranza (o forse più, chi lo sa) che ha altro a cui pensare. Tra di essi ci sono sicuramente i 422 lavoratori della Gkn di Firenze (più altri centinaia dell’indotto), azienda addetta alla produzione di semi-assi per l’industria automobilistica, che sono stati licenziati con una semplice email. La motivazione sembra essere semplice e al contempo non plausibile: dato l’andazzo della domanda, la Merlose, il gruppo finanziario che gestisce l’azienza, non può più tenere aperto lo stabilimento. Quindi ragioni economiche.

Il fatto non è causale, che sia avvenuto, nella prima decade di luglio. Infatti, il 30 del mese scorso il Governo ha sbloccato l’interdizione ai licenziamenti per mere ragioni economiche nel settore della meccanica (mantenendolo nel tessile). Questo potrebbe essere il triste prologo, di una stagione in cui ci sarà poco da gioire per centinaia di migliaia di lavoratori, che potrebbero perdere la loro occupazione, per mere speculazioni finanziarie, mascherate con la motivazione degli esuberi.

Infatti, questi licenziamenti giungono proprio nel momento in cui l’industria automobilistica stava dando chiari segnali di ripresa, denotando come la Merlose voglia mascherare, col pretesto della crisi del Covid, una mera delocazione produttiva, vale a dire, produrre, in Slovenia ad esempio, dove i diritti e il costo del lavoro, cioè la tutela del lavoratore, sono molto più bassi che qui in Italia.

Purtroppo, ora, al contrario, si parlerà sui media per settimane della vittoria degli azzurri, dimenticando chi invece in questo momento ha tutt’altro per la testa. Già ora infatti si parla della grande capacità di fare squadra, e dell’importanza del leder (il CT Mancini, che viene associato più o meno esplicitamente a Mario Draghi), denotando questo bisogno da una parte organicistico, di sopprimere il dissenso (dei singoli, o dei cattivi partiti) in grazia dell’interesse nazionale (o economico, ma di chi?); dall’altro questa voglia di un capo che magicamente se lasciato lavorare possa risolvere ogni problema.

Non so, tutto ciò puzza un po’ di fascismo. Infatti, una visione organicistica e corporativa della società era propria di quel modello, così come il conformismo e il culto dell’autorità. Si sa purtroppo per quella strada dove siamo arrivati. Ad un Paese chiuso, razzista, povero, distrutto.

A me, la via borghese della ricerca del benessere, ha sempre inquietato, speriamo che accanto al male dell’autoritarismo si attivino gli anticorpi democratici, ma al momento mi appare più semplice un’uscita netta dal Covid (impresa a dir poco ardua), che cambiare questo andazzo generale (non solo italiano, seppur l’Italia sembra essere la nazione occidentale, più esposta a tale male).

Ma va detto che una riproposizione del fascismo in senso letterale sembra abbastanza irripetibile per il momento. Come una malattia che assume varie forme a seconda dell’età del soggetto; però l’attenzione va tenuta alta, prima che come al solito non sia troppo tardi, e il contagio locale, non si scarichi in una vera e propria pandemia, dalle forme prevedibili (tutele assenti per il lavoratore, stato repressivo, società del controllo, negazione del dissenso come irricevibile a prescindere, morte e distruzione dell’ambiente e degli scarti umani, ovvero di coloro che non rientrano nel disegno totalitario, ovvero gli scarsamente produttivi, i nemici oggettivi, dunque).

Facciamo dunque attenzione! Informazionecritica.com vigilerà!

Trump aveva ragione sull’origine del Covid-19?

Trump dice: <<Il virus viene da un laboratorio cinese>>.

Fauci e tutti i virologi del mondo dicono che è sicuramente naturale.

I media, (almeno l’80%): <<Trump è un cinico che vuole nascondere i suoi fallimenti colpevolizzando la Cina>>.

Biden e i democratici: <<Il nemico è Trump. Lui aizza gli animi della folla, per rinsaldare le fila del suo elettorato.

Passano pochi mesi….

Amministrazione Biden: <<Il Virus molto probabilmente è scappato dal laboratorio di Wuhan. Tre addetti al laboratorio di ricerca sui coronavirus, contagiati a novembre>>.

Fauci, il più grande virologo del mondo, così maltrattato dal despota Trump, e paladino di tutti i liberal, ma che soprattutto ha sostenuto strenuamente per più di un anno, l’origine naturale del virus, ora ha molti dubbi a proposito…

Intanto si sono persi mesi preziosissimi per capire che diavolo davvero sia successo. Intanto stiamo vivendo l’equivalente di una guerra batteriologica. Intanto una catastrofe immane, che non si sa realmente quando finirà, nonostante i vaccini.

La politica in America si divide in base ai suoi interessi e non ha come priorità il diritto dei cittadini di sapere cosa sia davvero accaduto. Idem gli scienziati “indipendenti”, cambiano idea in base a chi governa e in base alla loro area di appartenenza politica o nazionale. Idem ovviamente i media.

Io non voglio difendere Trump, ma solo il fatto che fosse razzista, cinico, megalomane, un po’ folle, non mi evita di pensare che potesse dire la verità. Idem non sono nemmeno sicuro che i dubbi sollevati, ORA, dal moderato ed equilibrato Biden, sull’origine sintetica del virus (giravolta che ha dello stupefacente) siano sinceri, o mossi solo da ragioni di politica di potenza e propaganda in funzione anticinese.

Ancora però non si è individuato da quale animale il virus abbia fatto il salto di specie. Ma soprattutto la Cina ha nascosto e occultato inizialmente l’espanzione del virus sconosciuto all’epoca (forse già da settembre 2019) e sta facendo tutt’ora ostracismo sulle indagini che dovrebbero ricostruire l’origine della pandemia (almeno così ci dicono). Insomma una condotta che in un caso giudiziario indurrebbero ad un lecito sospetto.

Intanto però la il “Gigante Asiatico” si è ripreso subito (dando fastidio a qualcuno?). Ha fatto un immane salto in avanti, sfruttando al massimo il “vantaggio” di aver gestito meglio l’emergenza sanitaria, ma anche di essere stata la prima a conoscere l’esistenza del virus non comunicandola prontamente (facendo addirittura peggio dei sovietici dopo l’incidente di Chernobyl, quando non comunicarono l’accaduto per giorni).

L’Europa invece piange. E più di tutti piangono le persone comuni, che hanno perso la vita, la salute o la libertà.

P.S. Certo portare come unica prova che il virus sia scappato dal laboratorio di Wuhan, perchè tre ricercatori che vi lavoravano si sono contagiati di covid-19 a novembre 2019 per sostenere che l’epidemia sia partita davvero da lì, sembra qualcosa di molto debole. Perchè non si può escludere che a Wuhan, prima che la Cina comunicasse al resto del mondo, cosa stesse accadendo (gennaio 2020), si fosse già praticamente contagiata una buona parte della popolazione, appare possibile, se non probabile (sembra quasi un ripetersi della storia delle tante decantate armi nucleari detenute da Saddam Hussein, mai ritrovate, che furono il pretesto di Bush alla guerra in Iraq).

Ma allora perchè Biden, Fauci e company ora hanno cambiato idea?! Che non siano le stesse ragioni di realpolitik, in funzione antagonistica contro i temutissimi competitors globali di Pechino, che muovevano l’ex Presidente Trump?

La “nuova” politica estera (poco diplomatica) di Biden

Certo è impossibile rimanere indifferenti al “nuovo” clima internazionale che si sta respirando (faticosamente) negli ultimi tempi. Sembra che gli USA di Biden, abbandonato il bullismo sanguigno di Trump, vogliano subito fornire una seconda versione dell'”American First”, quella liberal dei democratici americani, che tanto bene ha fatto da Clinton in avanti.

Infatti, in un paio di giorni abbiamo prima assistito Biden accusare (in un’intervista televisiva costruita sembrerebbe a tavolino, proprio con l’intento di sganciare questa bomba mediatica) Putin di essere un killer (un leader mondiale che ne accusa un altro, pubblicamente, di essere un assassino, è un’assoluta novità) e poi, poche ore fa, ad Anchorage in Alaska, nel primo vertice con la super potenza Cinese, il segretario di Stato Antony Blinken rimproverare Pechino, proprio in apertura (in maniera non proprio conforme alle regole savoir faire istituzionale), di

1. ledere i diritti umani a Hong Kong e nello Xinjiang

2. di minacciare Taiwan,

3. di essere la mandante dei cyber-attacchi contro bersagli americani

4. oltre che autrice di pressioni economiche contro l’Australia.

Blinken ha definito queste azioni “un attacco contro l’ordine e la legalità che garantiscono la stabilità globale”. Purtroppo, ma naturalmente, la reazione immediata già nel summit di Yang Yechi, capo della delegazione cinese e responsabile Esteri del partito comunista, non si è fatta attendere: “Smettetela di promuovere la vostra versione di democrazia nel resto del mondo. Perfino all’interno degli Stati Uniti molti hanno smesso di avere fiducia in quella democrazia. La Cina non accetta accuse, non è possibile strangolare la Cina, avete precipitato le relazioni bilaterali in una crisi senza precedenti”. E da lì uno scambio di accuse da entrambe le parti, imbarazzante, e quasi da bar.

Sembra insomma che la nuova amministrazione americana, abbia iniziato proprio coll’ascia della guerra, più che con un ramoscello di ulivo le sue nuove relazioni internazionali, tra l’altro in un contesto economico e sociale già falcidiato dalla pandemia di Covid, che necessiterebbe di un clima di concordia e pacificazione per sconfiggere la pandemia piuttosto che di liti sboccate e dannose.

Non era quindi proprio il momento adatto per inimicarsi due delle principali potenze planetarie. A meno che l’obbiettivo di tali affermazioni fosse tutt’altro che diplomatico, ma prettamente politico, ovvero da una parte la ricompattazione del fronte interno, ancora scosso dalla difficile transizione presidenziale, e dall’altro, sollecitare terzi soggetti (l’Europa? la Germania? attendisti vari, che non vorrebbero prendere parte alla bega in maniera opportunistica o pragmatica, per fare i propri interessi) a doversi schierare per forza o forzatamente.

In ogni modo sembrerebbe proprio che gli USA rinsaldando le proprie fila, in un clima quasi da “seconda guerra fredda” vogliano bipolarizzare il mondo in amici e nemici. Ma può l’Europa e la Germania rinunciare ai propri interessi, o, almeno, a perseguirli sotto la “tutela” statunitense, ridimensionando la propria autonomia decisionalea? E soprattutto un modello bipolare è ancora vantaggioso per gli interessi europei, come durante la Guerra Fredda, in uno scenario però radicalmente cambiato, con degli Usa “meno ricchi” seppur sempre “amici temibili”; quando invece abbiamo un secondo mondo, in forte espansione economica, e quindi con tanti bei quattrini da spendere e con tante opportunità da offrire alle imprese europee? Ecco non vorrei che alla fine ci perdesse proprio il Vecchio Continente, tanto per cambiare…

Per quanto riguarda, invece, le ricadute positive dirette di un atteggiamento statunitense diplomatico aggressivo contro due super potenze straniere (da una parte uno Stato che ha un miliardo e mezzo di abitanti e i tassi di crescita economici più elevati del Mondo che conta, e dall’altro una Russia che seppur illiberale ha guadagnato in compattezza interna anche grazie ad un uomo forte come Putin, che tra gli innumerevoli demeriti, non ha certo quello di aver svenduto la sovranità del suo Stato), i dubi permangono, anzi, possiamo essere chiaramente molto pessimisti.

Purtroppo, il problema degli Usa è sempre lo stesso, il loro pragmatismo spregiudicato negli affari, la loro politica di potenza, frammischiata con un’ipocrita “esportazione” dei diritti civili e politici (specchietto per le allodole per mascherare manovre commerciali, aperture di nuovi mercati, accaparramento di risorse). Come se non avessimo già visto il risultato delle guerre “democratiche” o delle rivoluzioni eterodirette.

La questione è semplice, per ogni osservatore che abbia un minimo di indipendenza intellettuale, gli Usa non hanno un vero interesse ad assistere ad un processo democratico nei Paesi dove intervengono (opera questa difficile, se non impossibile e che necessiterebbe di sforzi immani per chiunque). Ma semplicemente curano i propri interessi nazionali, pur tuttavia con il solito ma meraviglioso pretesto dei diritti civili e della democrazia.

Per questo, io non sto né con la China, né con Putin, e naturalmente nemmeno con Biden. Purtroppo, i vicini non te li scegli. Così come nemmeno gli avversari. Ci devi fare i conti! E persino dialogarci in certi casi. E questo perché magari nemmeno i “buoni” sono davvero degli Stati lindi (soprattutto all’estero e con le proprie minoranze interne).

Intervenire, invece, nelle faccende altrui con metodi militari o di intelligence, può essere davvero inutile per il benessere dell’umanità, soprattutto per quelle popolazioni inermi che hanno come unica colpa la “sfortuna” di vivere su territori molto contesi a livello geopolitico per le risorse naturali di cui dispongono o la loro naturale posizione geografica.

Per questo caro Biden, successore dei vari Bush, padre e figlio, dei Clinton, e persino del premio Nobel per la pace Obama (promotore delle primavere arabe, ovunque fallite in un bagno di sangue e nella reazione più feroce) pensaci bene, cercando di non ripetere i “soliti” errori.

Sei ancora in tempo, prima che la storia si ripeta…

Mario Draghi, il vero unto dal signore (no, non era Mr B.)

Come sappiamo, Mario Draghi ha chiesto aiuto per la definizione del Ricovery Found (Piano Nazionale di ripresa e resilienza) a delle società private esterne di consulenza americane (McKinsey, PwC, Ernst & Young, Accenture), evidentemente sue vecchie conoscenze (essendo stato tra il 2002 il 2005, Vice Chairman e Managing Director della Goldman Sachs, nota banca d’investimenti americana, ritenuta tra i principali attori responsabili della grave crisi finanziaria del 2008).

Ciò ha provocato ovviamente delle perplessità, soprattutto a sinistra dello schieramento politico, così il ministero dell’economia, guidato Daniele Franco, ex direttore generale della Banca d’Italia, ha dovuto precisare in una nota che <<La Mc Kinsey […] non è coinvolta nella definizione  del Piano Nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr, [impropriamente ribattezzato Recovery Found dalla stampa nazionale])>>.

Ovviamente precisazione del tutto superflua, perché è chiaro che una società privata, tra l’altro straniera, non ha i poteri formalmente sanciti per definire una politica pubblica. Tuttavia, la precisazione, scontata e arida nella sue argomentazioni (da semplice ministro della Repubblica, non eletto, Franco evidentemente non deve rispondere all’opinione pubblica), sembra abbia placato immediatamente ogni polemica, come se non si aspettasse che un qualsiasi pretesto per spegnere ogni malumore sul nascere.

Tuttavia, questo episodio, prontamente rimosso dal dibattito pubblico, almeno di quello main stream, non fa che amplificare dei timori, latenti, che non possono lasciare indifferenti. Draghi è veramente un uomo dello Stato o è piuttosto un brillante funzionario apicale, che ha legato la sua ascesa, un po’ alla sua preparazione e un po’ all’essere stato sempre dalla parte dei potentati finanziari, nazionali e soprattutto internazionali?

Certo l’ormai ex banchiere, è stato dipinto come l’uomo del “Bazuka”, che salvò l’Euro e l’economia italiana dalla bancarotta (attraverso l’acquisizione illimitata dei titoli di stato italiani mediante la Banca Centrale Europea, che ha presieduto per un decennio dal 2011) dopo la crisi dello spread, che si ebbe nel corso dell’ultimo governo Berlusconi, quando la speculazione finanziaria si accanì contro il “Bel Paese”.

Quindi Draghi è diventato l’uomo della salvezza al quadrato: da una parte ha salvato l’Europa e dall’altra ha salvato l’Italia. Mi chiedo se un uomo da solo abbia tutto questo potere, soprattutto considerando che Draghi non è mai stato a capo di un partito politico, non ha mai dominato nel dibattito pubblico e di fatto è stato semplicemente un alto funzionario. Certo di rango. Certo molto competente e serio. Ma un funzionario da solo non ha nessun potere politico, e quindi contrariamente ai sovrani assoluti del passato, a qualcuno dovrà pur rispondere (se non altro a chi ce lo ha messo e ce lo tiene, ma chi?).

Quindi le scelte che ha fatto come presidente della Banca Centrale Europea, dovevano essere per forza largamente appoggiate. Ed evidentemente lo furono, in primis dalla Banca Centrale Tedesca, azionista di maggioranza del sistema bancario europeo, a cui non credo convenisse il fallimento dell’euro (e perché mai? Dato che è stata proprio tale conio la leva monetaria, con cui la Germania è tornata grande), e nemmeno dell’Italia (una vicina troppo grande, troppo strategica su diversi fronti, per cadere nel caos di un fallimento che avrebbe rischiato comunque di far fallire l’Euro, e questa Europa, così tanto voluta, perché evidentemente utile…).

Per questo prima di dire che Draghi è l’uomo della provvidenza ci andrei cauto. Draghi è un grande burocrate, un amministratore, ma non è purtroppo, e per fortuna, dotato di autonomia gestionale per quanto riguarda questioni molto più grandi di lui, e di ogni singolo cittadino. Che poi la sua opera sia stata sempre funzionale agli interessi “reali” del popolo italiano, andrebbe come minimo un po’ analizzato, ricordandone anche i ruoli meno “popolari”, quelli che sono stati rimossi, mai ricordati, per smemoratezza o forse perché problematici, che andrebbero contro alla narrazione corrente, di salvatore della Patria (non ho mai visto un liquidatore fallimentare, essere considerato tale, da parte del fallito, ammesso che l’Italia fosse davvero fallita, negli anni ’90; ma sono andato molto oltre qui e mi fermo, dato che il tema è complesso e non può essere affrontato adeguatamente in questo articolo).

Draghi fu per un decennio, negli anni ’90 il direttore generale del Ministero del Tesoro. Questo è un ruolo fondamentale nell’amministrazione dello Stato, perché da un lato esegue le linee generali delineate dal Governo e dal Parlamento (avendo comunque margini di autonomia, dovuti alla complessità dei settori in cui deve muoversi, difficilmente regolamentabili in un ambito tanto vasto e ciò nonostante “difficile” da normare in ogni ganglio), ma al contempo le condiziona, attraverso un’attività consultiva e di analisi tecnica (ruolo decisivo, perché sovente i politici hanno scarse competenze specialistiche, e devono comunque affidarsi ai pareri dei tecnici, come già sottolineava più di un secolo fa un certo Max Weber).

Allora dovremmo ricordare cosa successe in Italia negli anni ‘90, fino al 2001, che comportò l’entrata nell’euro (1 gennaio 2002, quando la moneta unica inizia a circolare).

Furono gli anni delle grandi privatizzazioni. Gli anni in cui lo stato italiano cambiò faccia definitivamente. L’anno in cui i vari governi, di cui ben tre tecnici (Ciampi, Dini, Amato) liquidarono quasi interamente le partecipazioni statali nel settore economico, bollate come inefficienti (sia in principio, che di fatto), e quindi supreme responsabili dell’immane indebitamento dello Stato italiano.

A mio modesto parere, in quegli anni si buttò via il bambino, con l’acqua sporca. Perché se era vero, che la politica italiana, come emerse con le inchieste del pool di “Mani Pulite” era diffusamente corrotta, non era altrettanto vero che l’idea di uno Stato attore anche economico, fosse sbagliata, inutile o peggio, negativa.

I fatti lo dimostrarono.

Infatti, nonostante la (s)vendita del settore pubblico (sessanta miliardi di euro stimati, niente, rispetto ai risultati ottenuti), che fu limato sino all’osso, crivellato sotto la spinta del raggiungimento dei parametri di Maastricht (deficit annuo non superiore al 3%, e un impegno decisivo nella riduzione del debito pubblico, posto sul modello tedesco ad un utopico 60%), che divennero dogmatici (ma stabiliti come? E nell’interesse di quale economica e sotto la spinta di quale idea di società?), anche perché tassativi per entrare nell’euro (come che l’Italia fosse un Paese qualunque, di cui si poteva fare facilmente a meno, e come se non avessero potuto pattuire i nostri governanti dei parametri più realistici, perché più coerenti col sistema sociale ed economico italiano), il debito pubblico italiano ha continuato a crescere, tanto che oggi siamo al massimo storico (nel 1991 era al 98%, nel 2019 quasi al 135%, oggi dopo la crisi del Covid, rischia di sfiorare il 160% ).

Quindi nonostante le misure di austerità finanziaria, il debito ha continuato a salire, fallendo miseramente gli obiettivi che hanno giustificato tutte le politiche economiche restrittive degli ultimi 30 anni. Anche a causa di tassi di crescita del Pil bassissimi, tra i peggiori al mondo.

Ma perché ricordare questo passato così lontano eppure così presente nei suoi effetti? perché il direttore esecutivo di questo piano di privatizzazione (e quindi tra i responsabili morali e politici) fu il nostro salvatore della patria, Mario Draghi.

E’ ovvio che quindi delle perplessità circa il ruolo di primissimo piano che egli ebbe durante l’epoca delle privatizzazioni selvagge degli anni ’90 ci siano.

Altra cosa che in pochi ricordano è il ruolo di primissimo piano che ricoprì in Goldman Sachs nei primi anni del 2000, in una fase storica della finanza americana non proprio delle più edificanti. Proprio quel periodo immediatamente precedente alla crisi del 2008, della quale la banca di investimento americana ebbe gravissime responsabilità.

Che nessuno riguardo a questi trascorsi lo abbia intervistato, sembra veramente strano, ma evidentemente da unto del Signore, è esentato a rispondere delle sue azioni, se non di quelle “meritevoli”, le altre sono esentate.

La carriera alla Goldman comunque è breve, dato che dal 2006 al 2011 è governatore della Banca d’Italia e nel novembre 2011 diventa addirittura Presidente della Banca Centrale Europea, su proposta del quarto governo Berlusconi, oramai moribondo sotto le sferzate della crisi finanziaria, causata dalla speculazione internazionale, e le svariate inchieste giudiziarie in cui era incorso l’ex presidente Finifest.

Da quando era Direttore Generale del Tesoro, Draghi ne ha fatta di strada. Una carriera brillante. Prima più al servizio del mercato che dello Stato, ma poi sempre più pubblica e istituzionale (ora che forse non c’è più distinzione tra Stato e mercato).

Evidentemente ha agito sempre per il meglio. Ma che le sue azioni siano state sempre dettate da ideali di equità sociale, certo qualche dubbio rimane.

Però, chi meglio di lui conosce le banche e l’Europa per preparare il piano di salvataggio? E quindi se il suo governo ha deciso di chiedere delle consulenze esterne ben venga. Ha già salvato l’Italia vendendo imprese pubbliche per 60 miliardi. Da allora siamo diventati un Paese avanzato in ogni settore e pazienza se il debito è continuato ad aumentare, senza nemmeno il beneficio della crescita economica (cosa che almeno prima di queste misure dra(g)oniane avveniva).

Draghi l’unto dal signore, in virtù del suo successo (che tipo di successo? e conveniente per chi?) e dell’amore sfrenato che hanno per lui tutti (tutti chi?), ha diritto di fare ciò che reputerà giusto, e ciò a prescindere.

Perché lui è un Drago, e il regno dei cieli è già qui (o l’apocalisse?).

La forza delle donne

In questa grande giornata dedicata alle donne, rifletto che indubbiamente, tra le persone più eccezionali che ho conosciuto nella mia vita, rientrano tantissime figure appartenenti alla seconda metà dell’universo umano. Riconosco in esse, nella loro generosa e disinteressata abdicazione, al lavoro, alla cura (del mondo e delle persone), una qualità che negli uomini è molto rara.

La loro eccezionalità è fuori discussione e credo abbia origini psicologiche, oltre che antropologiche e sociali. Per millenni le donne nella nostra società occidentale, hanno sempre vissuto un passo indietro all’uomo, in virtù di un patriarcato, tal volta, se non frequentemente, odioso e insopportabile. Di fatto, però, quando esso non si è sviluppato in forme di tirannia, non ha mai annullato le donne, che anzi, de facto, hanno forgiato il carattere dell’uomo occidentale, attraverso l’educazione e la cura dei figli, dei genitori, e mediante l’amministrazione informale della casa e la cura delle relazioni sociali.

Ovviamente oggi, è impensabile, per fortuna, che si possa tornare ad un passato, che è stato giusto trapassare, in virtù anche degli sconquassi socio-economici apportati dal modello di produzione capitalistico e dalla società mercantile (a partire dalla creazione delle fabbriche e l’evoluzione dei diritti civili e politici in senso democratico). Ma vorrei anche ricordare come quel passato non può nemmeno essere derubricato come barbaro e lontano. Infatti, le donne hanno svolto un ruolo eccezionale nella sacralizzazione dell’amore, ispirando e creandola l’amore cortese, che è stato il primo passo, per uscire da società violenta e predatoria.

Come dimenticare la Beatrice di dantesca memoria? Senza Beatrice, non sarebbe mai esistita la Divina Commedia, dato che per il primo italiano di ogni tempo, Dante, essa fu il mezzo per raggiungere le altissime vette del Paradiso di Dio. Ma la figura della donna è centrale per la letteratura di ogni tempo, perchè nonostante la sua apparente subalternità, la donna era assolutamente centrale nella vita di tutte le civiltà del passato. Essa era il principio femmino, l’unico che rendeva la vita riproducibile, ma anche sacra, perchè l’uomo nonostante l’uso della forza (di cui aveva il monopolio, anche per caratteri biologici) era destinato a soccombere, nel ciclo dei giorni e delle stagioni.

La donna infatti era alla base del principio dell’eterno, colei che attraverso la riproduzione della specie, rendeva possibile un futuro e quindi un senso della vita e poi della storia. Senza una successione, senza la nuova vita, che nasceva attraverso la donna, non avrebbe avuto senso far nulla, e quindi nemmeno vivere, sennò solo nella distruzione e nella rapacità, quindi nella non-civiltà.

Per questo la donna era sacra, o meglio la porta di ingresso per una dimensione che all’uomo maschio è ineffabile, la Vita Eterna (non nel mero senso cristiano, ma nel senso letterale, la vita senza fine).

Da ciò, la tradizione ha sempre posto in un ruolo di specialità il principio femminile della vita, fino a chè, Dante ha reso donna Beatrice, la porta di accesso privilegiata per il regno del Supremo, da dove tutto ha inizio.

Oggi, indubbiamente, si sono fatti enormi passi avanti per assicurare alle donne eguali diritti: la legge infatti tutela entrambi i sessi allo stesso modo (seppur rimangono degli ostacoli di mentalità che rende più difficoltoso, la piena attuazione materiale di questa uguaglianza). Ma in questo processo egualitario probabilmente qualcosa è andato perso per strada, come spesso accade, ogni qual volta l’evoluzione è troppo veloce e rapida.

La parità di genere, in pratica omologando uomini e donne, ha fatto perdere alla donna il suo essere elemento sacro nella società. La donna di oggi (per la verità da più di un secolo nelle elite più avanzate) indubbiamente vuole l’autoaffermazione, e non dipendere da una società dominata (almeno pro forma) da soli uomini. E fa bene ad avanzare ogni pretesa di uguaglianza e libertà visti igrandissimi risultati ottenuti.

Il problema è che il suo ingresso nel regno degli uomini, ha lasciato un grande vuoto, da cui derivano probabilmente varie forme di smarrimento.

Il sistema produttivo capitalistico ha infatti annientato in pochi anni ogni valore del passato, percepito come arcaico e comunque oscuro. In virtù dell’adulazione della crescita e della produzione, per scardinare vecchi privilegi e liberare forze produttive, in una logica di competizione, principio informatore di tutto, si è inclusa la donna, nel sistema (specie in un mondo dove la dimensione intellettuale è basilare).

L’importante è il merito. E nel merito si saldano le capacità e la volontà. Ovviamente, in un sistema economico come questo, una società cristallizzata e ossificata, diventerebbe insostenibile e anche svantaggiosa, oltre che ingiusta. Questo è bene dirlo. Una società che non ha più nulla di tradizionale e degli antichi valori, deve pretendere che le donne abbiano la possibilità di affermarsi con i mezzi che gli sono riconosciuti come leggittimi, perchè utili, dal sistema (le capacità negoziali, la padronanza della tecnica, la volontà e l’affidabilità).

La forza delle donne in tal senso sono illimitate. Per esperienza (ma le cause mi sfuggono) infatti esse sono più costanti, più responsabili e anche più capaci di mediare nei gruppi, degli uomini. Ma una cosa va detta, anche oggi che è l’8 marzo: tutto ciò non risolverà e non migliorerà troppo la situazione dell’umanità, perchè ciò che si sta affermando non è il principio femminile e generatore, il senso del Sacro, che è stato annientato anzi, ma forme sempre più spinte di razionalità economica.

Dal mio punto di vista, semplicemente si è incluso le donne, nel vecchio modello produttivo borghese e capitalistico. E’ probabile che ciò apporti dei miglioramenti sistemici, comunque.

E’ innegabile, infatti che le donne, col loro ingresso nelle istituzioni politiche, certamente, apporteranno parte del loro antico sapere e della loro femminilità, riducendo probabilmente i conflitti e le guerre. Infatti la guerra, è sempre stato uno strumento tipicamente maschile. Ma al contempo, tuttavia, i conflitti non saranno sanati, diventando più subdoli e sofisticati, perchè il sistema produttivo lì richiede.

Infatti non ci può essere competizione a somma zero. Quando uno vince, spesso un altro perdere, e perde tutto, soprattutto in un’era in cui lo Stato sembra non aver altro ruolo che la regolamentazione del mercato, avendo abdicato ad attore reale di welfare.

Per questo, anche oggi che siamo tutti dalla parte dell’eguaglianza, non dimentichiamo che se anche la questione del genere e della razza, sarà definitivamente risolta, superateade facto dai principi stessi, nonchè dal funzionamento, del sistema produttivo. Non va dimenticato, che oramai, siamo entrati in un mondo in cui le differenze non le fanno più il genere, e nemmeno il colore della pelle (grazie a dio).

Ma che ciò nonostante, non si stà andando necessariamente verso un mondo più giusto. Al contrario, invece, si può osservare come il sistema produttivo capitalistico (e consumistico) stia riducendo sensibilmente le risorse del Pianeta.

Conseguentemente, dovranno presto inasprirsi i sistemi di dominio, per imbrigliare tutti coloro che sconfitti, non parteciperanno, se non per le briciole, alla spartizione della torta. Torta che si fa sempre più piccola; per la brama di pochi altamente competitivi (per censo o per attitudine personale) che difficilmente cederanno la propria parte, anche minima, perchè laddove regna la cupidigia, laddove regna il privilegio, conquistato o ereditato, nessuno penserà mai a chi sta sotto peggio, ma a chi ha di più! (e poi cedendo si rischia di perdere la propria capacità di influenza, la propria potenza, e da lì a franare penosamente ce ne manca poco… )

Per questo viva la donna, ma temo che la liberazione dall’inedia e dall’ineguaglianza, come credevano alcuni movimenti femministi, non passerà dalla sua liberazione!! Buon 8 marzo a tutte

La questione politica

Ridurre la competizione politica ad una mera lezioncina di morale (la lotta alla corruzione o l’etica dell’agire politico probo) o alla sola questione delle identità razziale o etnica (che differentemente dal più barbaro concetto di razza, contempla una variazione culturale, al ridicolo concetto del colore della pelle); religiose (ha ancora senso parlare di tale cleavage, nel mondo attuale, dove ormai tra le giovani generazioni, l’unica religione universalmente riconosciuta è l’edonismo, così tanto pubblicizzato, tanto da sembrare l’unico vero ideale plausibile, reale e non effimero), o di orientamento sessuale (in una società in cui il sesso e la trasgressione è il messaggio implicito di ogni veicolo informativo); dimenticando la questione economica (vale a dire di come la ricchezza effettivamente si concentra o si redistribuisce in un Paese), è un tentativo non solo sbagliato sul piano metodologico ma che espone a gravi rischi le nostre sempre più fragili democrazie non-rappresentative.

A parer mio, e per fortuna la letteratura è ampia, una visione riduzionistica di questo genere, propria alla vita politica americana (ma oramai predominante a livello planetario), impedisce di affrontare la questione del malessere sociale alla radice.

Per malessere sociale intendo da una parte un fatto sociale ed economico, vale a dire una sperequazione esagerata della ricchezza nella mani di pochi, la disoccupazione, l’inoccupazione, la precarietà del lavoro, la mancanza di tutele per ampie fasce della popolazioni da parte di una rete di welfare che possa in qualche modo temperare le inefficienze del mercato (del tutto fisiologiche se non corrette da interventi dello Stato), la differenza delle condizioni di partenza dei cittadini e naturalmente anche che tenga conto delle traversie esistenziali di ciascun uomo. Dall’altra, intendo, per malessere sociale, un concetto più propriamente psicologico e culturale, vale a dire il malessere del singolo, e di larghe fette della popolazione, che percependo una situazione di ingiustizia a proprio carico ma al contempo non disponendo degli strumenti culturali per prendere coscienza circa le cause “reali” di questo malessere, proprio perché socialmente rimosso, può prendere spinte patologiche, attraverso varie forme di eversione da o contro la realtà, del tutto comparabili a quelle che la psichiatria utilizza, invece che per il tessuto sociale, circa lo studio dei singoli pazienti.

Tale rimozione della questione sociale purtroppo è doppiamente pericolosa, perché oltre a impedire che la patologia della sperequazione della ricchezza (conseguenza di un sistema produttivo ingiusto perché basato sullo sfruttamento) venga affrontata, volatilizza la lotta politica, traslandola sul campo apparente delle identità sovrastrutturali, che sono quelle che ho descritto a inizio articolo (“la razza”, l’orientamento sessuale, la religione, o anche il genere – su questo ultimo punto, a mo’ di chiosa, non si può negare che esista un problema gravissimo riguardo alla parità di trattamento tra uomo e donna, ma non si può negare che il discorso è molto più serio per le donne appartenenti alle classi subalterne, mentre invece è poco o per niente rilevante per la figlia di una grande casata borghese).

Ridurre quindi la lotta politica su tali questioni che oserei definire secondarie, e non perché non di primaria importanza, ma perché effetto di una questione economica che vi sta a monte, rischia di essere inutile (perché di fatto non può risolvere la questione sistemica del sistema produttivo e quindi nemmeno quello della distribuzione della ricchezza), ma anche dannosa, e pericolosa, per il mantenimento stesso dell’ordine e delle libertà politiche e civili tanto strenuamente difese, almeno nella retorica della comunicazione politica, dalle classi dirigenti, perché sposta il fronte politico a destra, sul piano identitario, tanto a cuore ai vari nazionalismi, ai vari sovranismi, ai vari fascismi, espliciti o covanti, che essi siano.

Per tali ragioni penso che l’opera pacificatrice di Biden, come quella di Obama prima di lui, non solo non potrà che essere deludente, ma che anzi, sarà seguita da una reazione altrettanto poderosa, ai primi problemi, alla prossima crisi. Biden, infatti, come fece Trump, sta cavalcando a sua volta la questione razziale. Ha distribuito i vari ruoli ministeriali seguendo come principali criteri sembrerebbe quello del genere e della razza. Certo sembra essere mosso da uno spirito del tutto diverso del suo più corpulento e focoso antecedente, ma de facto sta legittimando che lo scontro politico avvenga sulla questione dei diritti raziali o di genere (che già detto così sembra alquanto superficiale come approccio), dimenticando che la questione degli afro-americani in Usa è direttamente collegata alla loro subalternità economica, derivante dall’ignobile condizione di schiavitù in cui sono stati relegati per oltre tre secoli, nel continente nord-americano.

Per questo Biden potrebbe fare un regalo ai cosiddetti suprematisti bianchi. Le sue politiche infatti rischiano di essere più buone per uno spot progresso, ma, non spostando l’area del conflitto politico sul sistema economico americano (cosa per altro per lui del tutto impossibile, se mai sia veramente consapevole del problema), che crea divisioni immense tra le varie classi sociali del paese, rischia di esporre i neri alle future rappresaglie di nuove forze politiche di destra, oltre che offrire facili argomenti ai nuovi nazi complottismi, che potranno avere in futuro giuoco facile, in presenza di nuove gravi crisi, nel reclutare “gli scarti” della società americana, bianchi, o anche ispanici magari, per instaurare un trumpismo molto più pericoloso, molto più infido e soprattutto bellicoso oltre che verso le proprie “minoranze”, anche contro tutti quegli stati canaglia non allineati (qualora sul trumpismo si innestasse il tronco marcio dell’<<ei fu>>, George Double, come d’altra parte i toni minacciosi usati contro la Cina, iniziavano a lasciare intendere).

In termini comunque molto più generali, “astratti”, perché teorici, va precisato quindi che una volta portato lo spettro politico, attraverso le moderne tecniche di comunicazione, non più sulla questione economica, ma su quella identitaria, immancabilmente si presta il fianco ad una reazione della destra proto/post, o propriamente fascista, la quale, con facili argomentazioni (la legge, l’ordine, la superiorità bianca, la corruzione morale delle élites), attrarrà facilmente nuovi militanti dalla massa indistinta dei nuovi “scarti” sistemici, giustificando a tal fine ogni sopruso o crudeltà, per il ristabilimento dell’<<ordine naturale>>, anche attraverso la revoca della cittadinanza de facto a tutti gli stranieri (concetto questo sempre ampliabile), come già Trump si stava iniziando ad operare.

Purtroppo, la destra, anche quella fascista, che si contende il potere con quella Bideana, più civile, più acculturata, forse anche più ipocrita, ha sempre un vantaggio, se non due. Il primo si basa su una sua egemonia culturale, vale a dire che a partire dagli anni ’70 del ‘900 è riuscita a rimuovere la questione economica dallo scenario politico, frammentando la competizioni in una miriade di questioni del tutto secondarie (secondarie, sempre nell’eccezione che prima ho chiarito). Il secondo vantaggio, è che la destra, si basa sul mantenimento dello status quo, trovando così molti alleati negli gangli dello Stato (esercito, polizia, magistratura, sistema amministrativo), nel sistema bancario, economico e del capitale (anche intellettuale e di propaganda).

Una vittoria franca della sinistra, sembra quindi, del tutto improbabile, perché le forze della sinistra pur potendosi basare su un capitale sociale immensamente superiore, se non altro a livello numerico, di fatto non dispongono della forza organizzativa e propagandistica per imporre sul banco la questione economica e poi poter lottare almeno alla pari per giungere almeno a condizioni contrattuali più favorevoli.

Per questo non nutro mai nessuna fiducia o aspettativa da un nuovo governo, da un nuovo presidente, che sia americano o italiano o della Commissione europea. Almeno fin quando gli stessi non saranno espressione di vere istanze di cambiamento che si basino su una reale messa in discussione del sistema produttivo, iniquo, ingiusto, insostenibile e basato sullo sfruttamento e il privilegio, non come fatto marginale, o contingente, ma come fatto inevitabile, e quindi in quanto tale rimosso, spostato, ma mai veramente affrontato, è inutile crearsi facili illusioni. Un fatto esemplare, a tal proposito, infatti, ce lo fornisce proprio la politica italiana, degli ultimi anni.

I “5 stelle” infatti nonostante fossero veramente composti in gran parte da classi sociali subalterne, e quindi veramente estranei al sistema di potere, almeno nei loro esponenti intermedi, e fossero stati eletti come prima forza in Parlamento, dopo una fase di lotta politica relativamente intransigente, sono stati rapidamente assorbiti e normalizzati dal sistema istituzionale.

Infatti, essi, sguarniti di una qualsiasi preparazione politica culturale ed economica, oltre che con margini molto bassi per fronteggiare i flutti delle lusinghe del potere, hanno dimostrato come la faciloneria e superficialità del loro fondatore, Grillo, ovvero che per fare politica basti semplicemente essere onesti, sia stata ridicola, comica se non addirittura malevola. Infatti, il superamento della vecchia spaccatura destra/sinistra è sempre più attuale, e non basta essere semplicemente onesti, anche perché molte volte si è onesti solo perché non si è avuto ancora il tempo di sporcarsi, e che senza una stella polare (in questo caso semplicemente delle idee circa un’idea di società), nessun marinaio è andato mai da nessuna parte, e ciò vale anche e soprattutto oggi, in un mondo complesso, in cui senza prospettive chiare, senza una preparazione veramente politica, che esula ogni competenza tecnica, ogni tentativo di cambiamento non potrà che rivelarsi, estemporaneo, inutile, ridicolo.

Il narcisismo maligno di Alberto Genovese

Il caso di Alberto Genovese, fondatore del noto sito (poi venduto con enorme profitto) facile.it, mi ricorda molto un libro che lessi tempo fa, American Psycho di Bret Easton Ellis, pubblicato nel ’91, in piena epoca yuppie. Gli “yuppie” erano tutta quella tipologia umana, tipicamente di sesso maschile, che si inizia ad affermare negli Stati Uniti di Regan, in piena epoca di finanziarizzazione economica, anni nei quali per i giovani laureati in materie economiche presso le più prestigiose università americane, tra cui Harvard, dove lo stesso Genovese studiò, dopo la laurea in economica e commercio, alla Bocconi, c’erano possibilità di guadagno pressoché illimitate e in brevissimo tempo.

Questi yuppie, degenerazione del fenomeno degli hippie, erano famosi oltre che per lo stile di vita, per il consumismo esasperato, l’edonismo, l’ostentazione del lusso e di ogni prodotto altamente tecnologico, per il rapporto che avevano, e che hanno, col sesso estremo (così tanto sponsorizzato dall’industria pornografica, perché ciò che è eccessivo vende di più), in cui le donne, escort o modelle generalmente, erano vittime di vere e proprie violenze sessuali, pratiche spesso accompagnate dall’uso di droghe, che rendevano tali tipi di rapporti non solo concepibili, ma direi possibili, in quanto unico strumento per annullare la capacità di resistenza delle vittime e persino i loro ricordi, come testimonia ciò che è successo alla 18enne rapita e violentata da Genovese per una notte, e oltre, da questo “giovane mago” delle start-up.

Probabilmente in Genovese c’è del genio, ma del genio maligno. Genovese, come molti yuppie americani (e milanesi) tanto popolari e celebrati negli anni ’80, sono dei narcisisti sadici, che godono nel fare del male, e così vanno considerati, senza nessuna attenuante, se mai con l’aggravante di sfruttare il loro potere economico per compiere i loro atti di sopraffazione, a volte, e direi, nemmeno troppo raramente, veramente criminali.

Questi personaggi dediti al sadismo in ogni sua espressione sono sempre esistiti, ma oggi più che in passato sono legittimati e erti a modello di vita (seppur negli aspetti più presentabili). Tutti i loro vizi vengono non solo assolti ma anzi assecondati. Essi allora diventano ancora più spregiudicati nelle loro azioni perché acquisiscono il senso dell’impunità ergendosi anche a modelli per molti giovani (molto spesso attraverso l’uso dei social),i quali, a loro volta e condizionati, iniziano ad assumere anch’essi un atteggiamento sprezzante, cinico e volto al dominio nei rapporti erotici.

Genovese è dunque l’estremo esito visibile di quel terribile fenomeno che è violenza di genere, espressione specifica della disumanizzazione umana, iniziato con lo schiavismo, portata avanti dall’imperialismo, e il cui esito definitivo, è stato Auschwitz. Infatti, al di là delle condanne molto superficiali, la violenza di genere, è oramai diffusa in tutti gli strati sociali, essendo esito di dinamiche strutturali ed economiche, tra l’altro incentivate esplicitamente, per viziare questi nuovi rampanti delle start-up, gli uomini del futuro perché creduti, molto sbrigativamente, i motori della turbo-economia.

E poco importa quindi se tali individui non hanno in sé il portato di nessun valore, se non il proprio bene (al di là del bene e del male, nel senso più spregevole e superficiale). In fondo sono una fucina si soldi, per questo vengono circondati da una stuola di venditori, che cercano in tal modo anch’essi di trarre un qualche guadagno personale dalla loro vicinanza, senza nessun ritegno riguardo a ciò che davvero accade poi nelle camere da letto dei signori, divenute in realtà vere e proprie stanze della tortura, di chiara ispirazione sadiana

Naturalmente i “Genovese” sanno bene che intorno a loro non c’è “reale” amore e amicizia, ma ne godono ugualmente, seppur nella loro disperata solitudine, che tuttavia non merita nessuna compassione perché votata al culto del male. Essi infatti godono ad essere “amati” e “coccolati” solo per i loro soldi (oltre che per la droga che dispensano con grande generosità), perché per loro il fine ultimo dell’esercizio disumano del potere è proprio questo, la disumanizzazione di sé e degli altri, la corruzione e l’offesa della vita (la necrofilia è un carattere predominante in ogni persona davvero sadica, infatti Genovese amava maneggiare corpi senza coscienza, perché sconvolti dalle droghe che somministrava alle sue vittime).

Senza questo genere di considerazioni sarebbe altrimenti impossibile comprendere davvero, non solo la violenza brutale di cui è stata vittima questa povera diciottenne, segnata per sempre nella perdita dell’innocenza (oltre che dal dolore fisico e psichico inimmaginabile), tanto odiata, e per questo così ambita, dai narcisisti sadici come Alberto Genovese. Il “Nuovo Uomo”. Ma soprattutto si rischierebbe di non appurarne le implicazioni sociali. Esso dopotutto è molto di più, che il dramma infinito di una donna giovanissima, ma il sintomo che oggi, come ieri o più di ieri, la società è malata, e che il potere va assolutamente combattuto e limitato perché laddove esso inizia ad essere svincolato da un qualsiasi forma di limitazione, che sia morale e politica, oltre che giuridica, diventa per natura dedito al dominio, alla sopraffazione e alla distruzione della vita.Perché la tirannia è sempre dietro l’angolo e si annida come germi nel tessuto anche delle società “libere”.

Infatti, temo, che il moralismo borghese non sia sufficiente come freno e antidoto a questo genere di degenerazioni, soprattutto a lungo termine. Anche per questo mi sono riproposto di costruire questo mio blog, il cui unico fine è l’analisi critica (come esprime non a caso il suo titolo, informazionecritica.com), e di essere una sentinella circa gli abusi del potere, il sadismo e il fascismo, celati spesso sotto un effimero velo di cattiva coscienza che da sola non può bastare, ovviamente, contro forze immensamente superiori, perchè affondano nella natura più oscura e terribile, dell’essere più letale mai esistito sul pianeta, chiamato uomo..