Dedicato a chi sta distruggendo il pianeta

E’ possibile dire che la responsabilità sociale della distruzione del nostro Pianeta e quindi dell’uomo che ci vive, sia da imputare maggiormente alla classe dei produttori, un tempo chiamati capitalisti, che fregandosene del tutto delle pessime conseguenze della ricerca del profitto a tutti i costi, stanno inondando il pianeta di plastica e l’atmosfera di CO2? Perchè scusate a me non mi convine affatto che la colpa sia da imputare ai singoli consumatori.

Infatti per quanto un singolo consumatore stia attento, non potrà mai incidere sull’inquinamento come un grande industriale? O sbaglio? Purtroppo questa maledetta classe capitalista sta dominando non solo l’economia, ma anche la politica e i media (veramente servi del potere).

Per questo quando sento parlare di responsabilità individuale mi girano. Responsabilità individuale dei poveri cristi che a malappena sbarcano il lunario, sfruttati e mal pagati a cui viene fatto il lavaggio del cervello 24 ore al giorno? No scusate ma a una classe capitalistica che sta distruggendo il pianeta io non riesco a riconoscere il primato morale di indicare dove l’umanità deve andare.

Per questo la gente farebbe meglio a risvegliarsi, prima che sia troppo tardi. Per il Pianeta, e per noi stessi, che vi abitiamo per quel po’ di anni che ci è concesso vivere.

P.S. Fino a quando si penserà che movimenti come i 5S o i Fratelli del Duce, siano la soluzione significherà che non abbiamo capito un bel niente…Questi sono solo movimenti populistici o peggio regressivi che distolgono dal creare una vera alternativa, in cui confluiscano tutte le forze sociali sfruttate. Ma fino a quando il lavoratore non capirà che i nemici non sono gli immigrati, la magistratura, o in generale la politica, non andremo da nessuna parte.

La realtà è che la questione vera è il lavoro, i salari e le condizioni di sfruttamento, oltre che la distribuzione del reddito e naturalmente la sostenibilità dello sviluppo economico. Per questo ci vorrebbe una coalizione rosso-verde internazionale che riesca finalmente a condizionare le politiche dell’UE, sin ora dominate pesantemente dal liberismo unito all’austerity (insomma il peggio del peggio).

Se si può licenziare con un’email…

Mentre mezza Italia festeggia la vittoria degli azzurri agli Europei di calcio, c’è una minoranza (o forse più, chi lo sa) che ha altro a cui pensare. Tra di essi ci sono sicuramente i 422 lavoratori della Gkn di Firenze (più altri centinaia dell’indotto), azienda addetta alla produzione di semi-assi per l’industria automobilistica, che sono stati licenziati con una semplice email. La motivazione sembra essere semplice e al contempo non plausibile: dato l’andazzo della domanda, la Merlose, il gruppo finanziario che gestisce l’azienza, non può più tenere aperto lo stabilimento. Quindi ragioni economiche.

Il fatto non è causale, che sia avvenuto, nella prima decade di luglio. Infatti, il 30 del mese scorso il Governo ha sbloccato l’interdizione ai licenziamenti per mere ragioni economiche nel settore della meccanica (mantenendolo nel tessile). Questo potrebbe essere il triste prologo, di una stagione in cui ci sarà poco da gioire per centinaia di migliaia di lavoratori, che potrebbero perdere la loro occupazione, per mere speculazioni finanziarie, mascherate con la motivazione degli esuberi.

Infatti, questi licenziamenti giungono proprio nel momento in cui l’industria automobilistica stava dando chiari segnali di ripresa, denotando come la Merlose voglia mascherare, col pretesto della crisi del Covid, una mera delocazione produttiva, vale a dire, produrre, in Slovenia ad esempio, dove i diritti e il costo del lavoro, cioè la tutela del lavoratore, sono molto più bassi che qui in Italia.

Purtroppo, ora, al contrario, si parlerà sui media per settimane della vittoria degli azzurri, dimenticando chi invece in questo momento ha tutt’altro per la testa. Già ora infatti si parla della grande capacità di fare squadra, e dell’importanza del leder (il CT Mancini, che viene associato più o meno esplicitamente a Mario Draghi), denotando questo bisogno da una parte organicistico, di sopprimere il dissenso (dei singoli, o dei cattivi partiti) in grazia dell’interesse nazionale (o economico, ma di chi?); dall’altro questa voglia di un capo che magicamente se lasciato lavorare possa risolvere ogni problema.

Non so, tutto ciò puzza un po’ di fascismo. Infatti, una visione organicistica e corporativa della società era propria di quel modello, così come il conformismo e il culto dell’autorità. Si sa purtroppo per quella strada dove siamo arrivati. Ad un Paese chiuso, razzista, povero, distrutto.

A me, la via borghese della ricerca del benessere, ha sempre inquietato, speriamo che accanto al male dell’autoritarismo si attivino gli anticorpi democratici, ma al momento mi appare più semplice un’uscita netta dal Covid (impresa a dir poco ardua), che cambiare questo andazzo generale (non solo italiano, seppur l’Italia sembra essere la nazione occidentale, più esposta a tale male).

Ma va detto che una riproposizione del fascismo in senso letterale sembra abbastanza irripetibile per il momento. Come una malattia che assume varie forme a seconda dell’età del soggetto; però l’attenzione va tenuta alta, prima che come al solito non sia troppo tardi, e il contagio locale, non si scarichi in una vera e propria pandemia, dalle forme prevedibili (tutele assenti per il lavoratore, stato repressivo, società del controllo, negazione del dissenso come irricevibile a prescindere, morte e distruzione dell’ambiente e degli scarti umani, ovvero di coloro che non rientrano nel disegno totalitario, ovvero gli scarsamente produttivi, i nemici oggettivi, dunque).

Facciamo dunque attenzione! Informazionecritica.com vigilerà!

Trump aveva ragione sull’origine del Covid-19?

Trump dice: <<Il virus viene da un laboratorio cinese>>.

Fauci e tutti i virologi del mondo dicono che è sicuramente naturale.

I media, (almeno l’80%): <<Trump è un cinico che vuole nascondere i suoi fallimenti colpevolizzando la Cina>>.

Biden e i democratici: <<Il nemico è Trump. Lui aizza gli animi della folla, per rinsaldare le fila del suo elettorato.

Passano pochi mesi….

Amministrazione Biden: <<Il Virus molto probabilmente è scappato dal laboratorio di Wuhan. Tre addetti al laboratorio di ricerca sui coronavirus, contagiati a novembre>>.

Fauci, il più grande virologo del mondo, così maltrattato dal despota Trump, e paladino di tutti i liberal, ma che soprattutto ha sostenuto strenuamente per più di un anno, l’origine naturale del virus, ora ha molti dubbi a proposito…

Intanto si sono persi mesi preziosissimi per capire che diavolo davvero sia successo. Intanto stiamo vivendo l’equivalente di una guerra batteriologica. Intanto una catastrofe immane, che non si sa realmente quando finirà, nonostante i vaccini.

La politica in America si divide in base ai suoi interessi e non ha come priorità il diritto dei cittadini di sapere cosa sia davvero accaduto. Idem gli scienziati “indipendenti”, cambiano idea in base a chi governa e in base alla loro area di appartenenza politica o nazionale. Idem ovviamente i media.

Io non voglio difendere Trump, ma solo il fatto che fosse razzista, cinico, megalomane, un po’ folle, non mi evita di pensare che potesse dire la verità. Idem non sono nemmeno sicuro che i dubbi sollevati, ORA, dal moderato ed equilibrato Biden, sull’origine sintetica del virus (giravolta che ha dello stupefacente) siano sinceri, o mossi solo da ragioni di politica di potenza e propaganda in funzione anticinese.

Ancora però non si è individuato da quale animale il virus abbia fatto il salto di specie. Ma soprattutto la Cina ha nascosto e occultato inizialmente l’espanzione del virus sconosciuto all’epoca (forse già da settembre 2019) e sta facendo tutt’ora ostracismo sulle indagini che dovrebbero ricostruire l’origine della pandemia (almeno così ci dicono). Insomma una condotta che in un caso giudiziario indurrebbero ad un lecito sospetto.

Intanto però la il “Gigante Asiatico” si è ripreso subito (dando fastidio a qualcuno?). Ha fatto un immane salto in avanti, sfruttando al massimo il “vantaggio” di aver gestito meglio l’emergenza sanitaria, ma anche di essere stata la prima a conoscere l’esistenza del virus non comunicandola prontamente (facendo addirittura peggio dei sovietici dopo l’incidente di Chernobyl, quando non comunicarono l’accaduto per giorni).

L’Europa invece piange. E più di tutti piangono le persone comuni, che hanno perso la vita, la salute o la libertà.

P.S. Certo portare come unica prova che il virus sia scappato dal laboratorio di Wuhan, perchè tre ricercatori che vi lavoravano si sono contagiati di covid-19 a novembre 2019 per sostenere che l’epidemia sia partita davvero da lì, sembra qualcosa di molto debole. Perchè non si può escludere che a Wuhan, prima che la Cina comunicasse al resto del mondo, cosa stesse accadendo (gennaio 2020), si fosse già praticamente contagiata una buona parte della popolazione, appare possibile, se non probabile (sembra quasi un ripetersi della storia delle tante decantate armi nucleari detenute da Saddam Hussein, mai ritrovate, che furono il pretesto di Bush alla guerra in Iraq).

Ma allora perchè Biden, Fauci e company ora hanno cambiato idea?! Che non siano le stesse ragioni di realpolitik, in funzione antagonistica contro i temutissimi competitors globali di Pechino, che muovevano l’ex Presidente Trump?

Mario Draghi, il vero unto dal signore (no, non era Mr B.)

Come sappiamo, Mario Draghi ha chiesto aiuto per la definizione del Ricovery Found (Piano Nazionale di ripresa e resilienza) a delle società private esterne di consulenza americane (McKinsey, PwC, Ernst & Young, Accenture), evidentemente sue vecchie conoscenze (essendo stato tra il 2002 il 2005, Vice Chairman e Managing Director della Goldman Sachs, nota banca d’investimenti americana, ritenuta tra i principali attori responsabili della grave crisi finanziaria del 2008).

Ciò ha provocato ovviamente delle perplessità, soprattutto a sinistra dello schieramento politico, così il ministero dell’economia, guidato Daniele Franco, ex direttore generale della Banca d’Italia, ha dovuto precisare in una nota che <<La Mc Kinsey […] non è coinvolta nella definizione  del Piano Nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr, [impropriamente ribattezzato Recovery Found dalla stampa nazionale])>>.

Ovviamente precisazione del tutto superflua, perché è chiaro che una società privata, tra l’altro straniera, non ha i poteri formalmente sanciti per definire una politica pubblica. Tuttavia, la precisazione, scontata e arida nella sue argomentazioni (da semplice ministro della Repubblica, non eletto, Franco evidentemente non deve rispondere all’opinione pubblica), sembra abbia placato immediatamente ogni polemica, come se non si aspettasse che un qualsiasi pretesto per spegnere ogni malumore sul nascere.

Tuttavia, questo episodio, prontamente rimosso dal dibattito pubblico, almeno di quello main stream, non fa che amplificare dei timori, latenti, che non possono lasciare indifferenti. Draghi è veramente un uomo dello Stato o è piuttosto un brillante funzionario apicale, che ha legato la sua ascesa, un po’ alla sua preparazione e un po’ all’essere stato sempre dalla parte dei potentati finanziari, nazionali e soprattutto internazionali?

Certo l’ormai ex banchiere, è stato dipinto come l’uomo del “Bazuka”, che salvò l’Euro e l’economia italiana dalla bancarotta (attraverso l’acquisizione illimitata dei titoli di stato italiani mediante la Banca Centrale Europea, che ha presieduto per un decennio dal 2011) dopo la crisi dello spread, che si ebbe nel corso dell’ultimo governo Berlusconi, quando la speculazione finanziaria si accanì contro il “Bel Paese”.

Quindi Draghi è diventato l’uomo della salvezza al quadrato: da una parte ha salvato l’Europa e dall’altra ha salvato l’Italia. Mi chiedo se un uomo da solo abbia tutto questo potere, soprattutto considerando che Draghi non è mai stato a capo di un partito politico, non ha mai dominato nel dibattito pubblico e di fatto è stato semplicemente un alto funzionario. Certo di rango. Certo molto competente e serio. Ma un funzionario da solo non ha nessun potere politico, e quindi contrariamente ai sovrani assoluti del passato, a qualcuno dovrà pur rispondere (se non altro a chi ce lo ha messo e ce lo tiene, ma chi?).

Quindi le scelte che ha fatto come presidente della Banca Centrale Europea, dovevano essere per forza largamente appoggiate. Ed evidentemente lo furono, in primis dalla Banca Centrale Tedesca, azionista di maggioranza del sistema bancario europeo, a cui non credo convenisse il fallimento dell’euro (e perché mai? Dato che è stata proprio tale conio la leva monetaria, con cui la Germania è tornata grande), e nemmeno dell’Italia (una vicina troppo grande, troppo strategica su diversi fronti, per cadere nel caos di un fallimento che avrebbe rischiato comunque di far fallire l’Euro, e questa Europa, così tanto voluta, perché evidentemente utile…).

Per questo prima di dire che Draghi è l’uomo della provvidenza ci andrei cauto. Draghi è un grande burocrate, un amministratore, ma non è purtroppo, e per fortuna, dotato di autonomia gestionale per quanto riguarda questioni molto più grandi di lui, e di ogni singolo cittadino. Che poi la sua opera sia stata sempre funzionale agli interessi “reali” del popolo italiano, andrebbe come minimo un po’ analizzato, ricordandone anche i ruoli meno “popolari”, quelli che sono stati rimossi, mai ricordati, per smemoratezza o forse perché problematici, che andrebbero contro alla narrazione corrente, di salvatore della Patria (non ho mai visto un liquidatore fallimentare, essere considerato tale, da parte del fallito, ammesso che l’Italia fosse davvero fallita, negli anni ’90; ma sono andato molto oltre qui e mi fermo, dato che il tema è complesso e non può essere affrontato adeguatamente in questo articolo).

Draghi fu per un decennio, negli anni ’90 il direttore generale del Ministero del Tesoro. Questo è un ruolo fondamentale nell’amministrazione dello Stato, perché da un lato esegue le linee generali delineate dal Governo e dal Parlamento (avendo comunque margini di autonomia, dovuti alla complessità dei settori in cui deve muoversi, difficilmente regolamentabili in un ambito tanto vasto e ciò nonostante “difficile” da normare in ogni ganglio), ma al contempo le condiziona, attraverso un’attività consultiva e di analisi tecnica (ruolo decisivo, perché sovente i politici hanno scarse competenze specialistiche, e devono comunque affidarsi ai pareri dei tecnici, come già sottolineava più di un secolo fa un certo Max Weber).

Allora dovremmo ricordare cosa successe in Italia negli anni ‘90, fino al 2001, che comportò l’entrata nell’euro (1 gennaio 2002, quando la moneta unica inizia a circolare).

Furono gli anni delle grandi privatizzazioni. Gli anni in cui lo stato italiano cambiò faccia definitivamente. L’anno in cui i vari governi, di cui ben tre tecnici (Ciampi, Dini, Amato) liquidarono quasi interamente le partecipazioni statali nel settore economico, bollate come inefficienti (sia in principio, che di fatto), e quindi supreme responsabili dell’immane indebitamento dello Stato italiano.

A mio modesto parere, in quegli anni si buttò via il bambino, con l’acqua sporca. Perché se era vero, che la politica italiana, come emerse con le inchieste del pool di “Mani Pulite” era diffusamente corrotta, non era altrettanto vero che l’idea di uno Stato attore anche economico, fosse sbagliata, inutile o peggio, negativa.

I fatti lo dimostrarono.

Infatti, nonostante la (s)vendita del settore pubblico (sessanta miliardi di euro stimati, niente, rispetto ai risultati ottenuti), che fu limato sino all’osso, crivellato sotto la spinta del raggiungimento dei parametri di Maastricht (deficit annuo non superiore al 3%, e un impegno decisivo nella riduzione del debito pubblico, posto sul modello tedesco ad un utopico 60%), che divennero dogmatici (ma stabiliti come? E nell’interesse di quale economica e sotto la spinta di quale idea di società?), anche perché tassativi per entrare nell’euro (come che l’Italia fosse un Paese qualunque, di cui si poteva fare facilmente a meno, e come se non avessero potuto pattuire i nostri governanti dei parametri più realistici, perché più coerenti col sistema sociale ed economico italiano), il debito pubblico italiano ha continuato a crescere, tanto che oggi siamo al massimo storico (nel 1991 era al 98%, nel 2019 quasi al 135%, oggi dopo la crisi del Covid, rischia di sfiorare il 160% ).

Quindi nonostante le misure di austerità finanziaria, il debito ha continuato a salire, fallendo miseramente gli obiettivi che hanno giustificato tutte le politiche economiche restrittive degli ultimi 30 anni. Anche a causa di tassi di crescita del Pil bassissimi, tra i peggiori al mondo.

Ma perché ricordare questo passato così lontano eppure così presente nei suoi effetti? perché il direttore esecutivo di questo piano di privatizzazione (e quindi tra i responsabili morali e politici) fu il nostro salvatore della patria, Mario Draghi.

E’ ovvio che quindi delle perplessità circa il ruolo di primissimo piano che egli ebbe durante l’epoca delle privatizzazioni selvagge degli anni ’90 ci siano.

Altra cosa che in pochi ricordano è il ruolo di primissimo piano che ricoprì in Goldman Sachs nei primi anni del 2000, in una fase storica della finanza americana non proprio delle più edificanti. Proprio quel periodo immediatamente precedente alla crisi del 2008, della quale la banca di investimento americana ebbe gravissime responsabilità.

Che nessuno riguardo a questi trascorsi lo abbia intervistato, sembra veramente strano, ma evidentemente da unto del Signore, è esentato a rispondere delle sue azioni, se non di quelle “meritevoli”, le altre sono esentate.

La carriera alla Goldman comunque è breve, dato che dal 2006 al 2011 è governatore della Banca d’Italia e nel novembre 2011 diventa addirittura Presidente della Banca Centrale Europea, su proposta del quarto governo Berlusconi, oramai moribondo sotto le sferzate della crisi finanziaria, causata dalla speculazione internazionale, e le svariate inchieste giudiziarie in cui era incorso l’ex presidente Finifest.

Da quando era Direttore Generale del Tesoro, Draghi ne ha fatta di strada. Una carriera brillante. Prima più al servizio del mercato che dello Stato, ma poi sempre più pubblica e istituzionale (ora che forse non c’è più distinzione tra Stato e mercato).

Evidentemente ha agito sempre per il meglio. Ma che le sue azioni siano state sempre dettate da ideali di equità sociale, certo qualche dubbio rimane.

Però, chi meglio di lui conosce le banche e l’Europa per preparare il piano di salvataggio? E quindi se il suo governo ha deciso di chiedere delle consulenze esterne ben venga. Ha già salvato l’Italia vendendo imprese pubbliche per 60 miliardi. Da allora siamo diventati un Paese avanzato in ogni settore e pazienza se il debito è continuato ad aumentare, senza nemmeno il beneficio della crescita economica (cosa che almeno prima di queste misure dra(g)oniane avveniva).

Draghi l’unto dal signore, in virtù del suo successo (che tipo di successo? e conveniente per chi?) e dell’amore sfrenato che hanno per lui tutti (tutti chi?), ha diritto di fare ciò che reputerà giusto, e ciò a prescindere.

Perché lui è un Drago, e il regno dei cieli è già qui (o l’apocalisse?).

Il caso della rimozione del genocidio delle Foibe, cause ed effetti

Nella vulgata storiografica degli ultimi anni, nel dibattito politico è stata divulgata la storia tragica delle foibe, con migliaia di italiani del Friuli, uccisi e buttati in questi orridi profondi. Peccato che non si siano ricordati i motivi per cui per decenni, in Italia sia stato rimosso colpevolmente questo evento tragico del ‘900. Le motivazioni che si sono addotte a tal proposito, sono state semplici e probabilmente anche malevole: la responsabilità è tutta di una certa storiografia comunista, per decenni predominante in Italia, che avrebbe occultato questa realtà indicibile per subalternità culturale e politica, per non irritare il grande fratello sovietico.

Le cose, invece, non stanno propriamente così, anche se alla destra italiana, oggi egemone culturalmente, persino nelle frange di centro-sinistra (si pensi alla Presidenza Napolitano, che tanto si è spesa nel ricordo della Foibe, senza spiegare colpevolmente tutta la vicenda), probabilmente, la vergognosa verità che qui mi propongo di disvelare (in buona compagnia, la letteratura è ampia per fortuna), ciò non piacerà.

Infatti, per quanto sia penoso da ricordare, anche per una Repubblica smemorata come la nostra (quanto è comoda la senilità, in cui i misfatti giovanili, sono provvidenzialmente occultati dalla degenerazione neurologica, con un tempismo, come minimo, sospetto), la realtà delle foibe è frutto di qualcosa di un po’ più complesso, di un semplice favore storiografico degli intellettuali notoriamente si sinistra, ai comunisti sovietici, dato che fu già e per prima, la stessa DC di De Gasperi, scansabile unanimemente di ogni equivoco di ambiguità filo bolsceviche, a ritenere opportuno rimuovere questo fatto drammatico, con una motivazione molto semplice, pragmatica e anche ipocrita: non dover rispondere dei gravissimi misfatti italiani, compiuti sulle popolazioni slave, a partire già dal biennio rosso del 1918-1920, in cui lo squadrismo fascista scoppiò proprio a partire dal Friuli, per poi dilagare in tutta la sua virulenza nell’intero Paese, con la complicità delle istituzioni statali dello Stato Regio, a partire dalla magistratura e delle forze di sicurezza, che non fecero nulla per impedire che questa piccola stola di criminali, potesse agire indisturbatamente instaurando un clima di terrore e di totale impunità.

Per inciso, consiglio vivamente su questo tema, la visione della prima parte di ‘900, in cui il poeta del cinema Bertolucci, nella sua opera magistrale, senza fronzoli o omissioni, raffigura ciò che davvero avvenne in quegli anni, quando lo Stato Regio (fondato sull’alleanza tra esercito, medio-alta borghesia e latifondo rurale), si servì della manovalanza fascista, per randellare a colpo di manganello e brutali pestaggi, gli operai e i braccianti riottosi, che nel famoso biennio rosso, si erano azzardati a rivendicare condizioni di vita e di lavoro più giuste e più eque, in chiave più o meno rivoluzionaria.

Poi, ci sono gli orrori della guerra, in cui furono sterminati oltre un milione e mezzo di slavi, con la collaborazione italiana ai massacri nazisti. Anche per questo la neonata Repubblica italiana, a guida democristiana, per evitare di irritare la neonata Jugoslavia, aveva tutti gli interessi a non parlare dei fatti delle foibe, perché se lo avesse fatto inevitabilmente avrebbe dovuto rispondere a sua volta dei gravissimi crimini italiani nei confronti delle inermi popolazioni slave, vittime di persecuzione politica ed etnica.

Infatti, come più volte aveva dichiarato Mussolini nei suoi discorsi slavo-fobici (rivelando tutto il razzismo implicito alla sua visione politica, razzismo che non fu mai un fatto marginale, ma vero e proprio fulcro di tutta l’azione fascista, dalla guerra all’Etiopia alle leggi razziali del ’38), al popolo italiano, andavano ripresi i confini “naturali” italiani, anche a costo di liquidare qualche centinaio di migliaia di slavi, popolazione etnicamente inferiore.

Un altro motivo buono, per questa operazione di smemoratezza, è invece di natura economica e legale. Andavano infatti evitate rappresaglie legali per evitare onerosissimi risarcimenti internazionali, a quelle nazioni brutalmente colpite, col rischio di una Norimberga italiana.

L’apparato statale del “Bel Paese”, infatti doveva immediatamente essere ripulito, obliando le gravi responsabilità nei crimini fascisti che ebbero magistrati, militari e burocrati, sia per facilitare una sorta di pacificazione sociale (argomento dubbio e di comodo), che anche, e soprattutto, per potersi valere di un apparato statale chiaramente a livello ideologico anticomunista (perché intrinsecamente fascista). Ma ciò fu chiaro già prima del 25 Aprile, quando cioè l’avanzata Alleata, praticamente inspiegabilmente, si arrestò sulla linea Gotica. Infatti, a quel punto, oramai era chiaro che la guerra fosse stata già vinta, e che il nemico non erano più i nazisti, ma i comunisti; e che anzi i vecchi nemici, potevano essere informalmente già assoldati, contro il nemico numero uno, che rimaneva il comunismo internazionale.

Era già insomma iniziata la Guerra Fredda (e la restaurazione) e pazienza che ciò impedì di ripulire i gangli dello Stato Italiano dalle metastasi fasciste. Anzi, in modo spregiudicato e pragmatico, i vecchi nemici, potevano diventare i migliori alleati, per fronteggiare possibili degenerazioni comuniste dello stato italiano. Per questo essi non andavano assolutamente processati, ma al contrario rinsaldati in posizioni chiave, per la “sicurezza” dello Stato. Avrebbero funto, insomma, da anticorpi, e se ciò non fosse stato sufficiente, sarebbero stati i nuclei da cui avviare una reazione, anche a costo di riportare l’Italia nel solco dell’autoritarismo.

La storia italiana dal dopoguerra, d’altra parte non fa che confermare tale lettura. Infatti, a partire dalla strage di Portella della Ginestra, passando per tutte le stragi degli anni 70, sino a quella di Bologna dell’80 (non tralasciando il tentativo di Golpe Borghese, il disvelamento della P2, di Gladio, i contatti tra Stato e Mafia, e il ruolo dei servizi segreti in tutte le pagine più oscure e tragiche della nostra democrazia), e più oltre, sino almeno alle stragi del ’93; hanno convalidato nei fatti tale versione storiografica, questa davvero incredibilmente sottaciuta, eppure chiara e lineare, nonostante gli innumerevoli tentativi di depistaggio e di distrazione, dalla verità, operati per manipolare l’opinione pubblica e l’elettorato nel corso dei decenni .

Purtroppo, però, come per ogni processo di reale guarigione, come era già chiaro dai tempi del dottor Freud (ma precedentemente, almeno a partire dalla tradizione Ebraico-cristiana, a cui il suo pensiero si riallacciava), con la rimozione troppo sbrigativa del periodo fascista e l’amnistia operata nei confronti dei criminali politici di vertice che operarono in quel periodo, anzi con il loro reintegro a pieno titolo, nel nuovo regime democratico, abbiamo di fatto impedito al nostro Paese di crescere, di maturare, di diventare consapevole, e quindi di poter ambire ad un futuro non patologico, a cui invece stiamo assistendo, con la débâcle, del nostro sistema politico, con l’impoverimento inarrestabile della nostra economia, con la corruzione dilagante in ogni comparto, con la perdita di sovranità, e in definitiva, con  il passaggio da una democrazia nascente, a una democrazia non rappresentativa, tecnocratica, soggetta a tutela, e in poche parole, solo apparente, ovvero non sostanziale.

La questione politica

Ridurre la competizione politica ad una mera lezioncina di morale (la lotta alla corruzione o l’etica dell’agire politico probo) o alla sola questione delle identità razziale o etnica (che differentemente dal più barbaro concetto di razza, contempla una variazione culturale, al ridicolo concetto del colore della pelle); religiose (ha ancora senso parlare di tale cleavage, nel mondo attuale, dove ormai tra le giovani generazioni, l’unica religione universalmente riconosciuta è l’edonismo, così tanto pubblicizzato, tanto da sembrare l’unico vero ideale plausibile, reale e non effimero), o di orientamento sessuale (in una società in cui il sesso e la trasgressione è il messaggio implicito di ogni veicolo informativo); dimenticando la questione economica (vale a dire di come la ricchezza effettivamente si concentra o si redistribuisce in un Paese), è un tentativo non solo sbagliato sul piano metodologico ma che espone a gravi rischi le nostre sempre più fragili democrazie non-rappresentative.

A parer mio, e per fortuna la letteratura è ampia, una visione riduzionistica di questo genere, propria alla vita politica americana (ma oramai predominante a livello planetario), impedisce di affrontare la questione del malessere sociale alla radice.

Per malessere sociale intendo da una parte un fatto sociale ed economico, vale a dire una sperequazione esagerata della ricchezza nella mani di pochi, la disoccupazione, l’inoccupazione, la precarietà del lavoro, la mancanza di tutele per ampie fasce della popolazioni da parte di una rete di welfare che possa in qualche modo temperare le inefficienze del mercato (del tutto fisiologiche se non corrette da interventi dello Stato), la differenza delle condizioni di partenza dei cittadini e naturalmente anche che tenga conto delle traversie esistenziali di ciascun uomo. Dall’altra, intendo, per malessere sociale, un concetto più propriamente psicologico e culturale, vale a dire il malessere del singolo, e di larghe fette della popolazione, che percependo una situazione di ingiustizia a proprio carico ma al contempo non disponendo degli strumenti culturali per prendere coscienza circa le cause “reali” di questo malessere, proprio perché socialmente rimosso, può prendere spinte patologiche, attraverso varie forme di eversione da o contro la realtà, del tutto comparabili a quelle che la psichiatria utilizza, invece che per il tessuto sociale, circa lo studio dei singoli pazienti.

Tale rimozione della questione sociale purtroppo è doppiamente pericolosa, perché oltre a impedire che la patologia della sperequazione della ricchezza (conseguenza di un sistema produttivo ingiusto perché basato sullo sfruttamento) venga affrontata, volatilizza la lotta politica, traslandola sul campo apparente delle identità sovrastrutturali, che sono quelle che ho descritto a inizio articolo (“la razza”, l’orientamento sessuale, la religione, o anche il genere – su questo ultimo punto, a mo’ di chiosa, non si può negare che esista un problema gravissimo riguardo alla parità di trattamento tra uomo e donna, ma non si può negare che il discorso è molto più serio per le donne appartenenti alle classi subalterne, mentre invece è poco o per niente rilevante per la figlia di una grande casata borghese).

Ridurre quindi la lotta politica su tali questioni che oserei definire secondarie, e non perché non di primaria importanza, ma perché effetto di una questione economica che vi sta a monte, rischia di essere inutile (perché di fatto non può risolvere la questione sistemica del sistema produttivo e quindi nemmeno quello della distribuzione della ricchezza), ma anche dannosa, e pericolosa, per il mantenimento stesso dell’ordine e delle libertà politiche e civili tanto strenuamente difese, almeno nella retorica della comunicazione politica, dalle classi dirigenti, perché sposta il fronte politico a destra, sul piano identitario, tanto a cuore ai vari nazionalismi, ai vari sovranismi, ai vari fascismi, espliciti o covanti, che essi siano.

Per tali ragioni penso che l’opera pacificatrice di Biden, come quella di Obama prima di lui, non solo non potrà che essere deludente, ma che anzi, sarà seguita da una reazione altrettanto poderosa, ai primi problemi, alla prossima crisi. Biden, infatti, come fece Trump, sta cavalcando a sua volta la questione razziale. Ha distribuito i vari ruoli ministeriali seguendo come principali criteri sembrerebbe quello del genere e della razza. Certo sembra essere mosso da uno spirito del tutto diverso del suo più corpulento e focoso antecedente, ma de facto sta legittimando che lo scontro politico avvenga sulla questione dei diritti raziali o di genere (che già detto così sembra alquanto superficiale come approccio), dimenticando che la questione degli afro-americani in Usa è direttamente collegata alla loro subalternità economica, derivante dall’ignobile condizione di schiavitù in cui sono stati relegati per oltre tre secoli, nel continente nord-americano.

Per questo Biden potrebbe fare un regalo ai cosiddetti suprematisti bianchi. Le sue politiche infatti rischiano di essere più buone per uno spot progresso, ma, non spostando l’area del conflitto politico sul sistema economico americano (cosa per altro per lui del tutto impossibile, se mai sia veramente consapevole del problema), che crea divisioni immense tra le varie classi sociali del paese, rischia di esporre i neri alle future rappresaglie di nuove forze politiche di destra, oltre che offrire facili argomenti ai nuovi nazi complottismi, che potranno avere in futuro giuoco facile, in presenza di nuove gravi crisi, nel reclutare “gli scarti” della società americana, bianchi, o anche ispanici magari, per instaurare un trumpismo molto più pericoloso, molto più infido e soprattutto bellicoso oltre che verso le proprie “minoranze”, anche contro tutti quegli stati canaglia non allineati (qualora sul trumpismo si innestasse il tronco marcio dell’<<ei fu>>, George Double, come d’altra parte i toni minacciosi usati contro la Cina, iniziavano a lasciare intendere).

In termini comunque molto più generali, “astratti”, perché teorici, va precisato quindi che una volta portato lo spettro politico, attraverso le moderne tecniche di comunicazione, non più sulla questione economica, ma su quella identitaria, immancabilmente si presta il fianco ad una reazione della destra proto/post, o propriamente fascista, la quale, con facili argomentazioni (la legge, l’ordine, la superiorità bianca, la corruzione morale delle élites), attrarrà facilmente nuovi militanti dalla massa indistinta dei nuovi “scarti” sistemici, giustificando a tal fine ogni sopruso o crudeltà, per il ristabilimento dell’<<ordine naturale>>, anche attraverso la revoca della cittadinanza de facto a tutti gli stranieri (concetto questo sempre ampliabile), come già Trump si stava iniziando ad operare.

Purtroppo, la destra, anche quella fascista, che si contende il potere con quella Bideana, più civile, più acculturata, forse anche più ipocrita, ha sempre un vantaggio, se non due. Il primo si basa su una sua egemonia culturale, vale a dire che a partire dagli anni ’70 del ‘900 è riuscita a rimuovere la questione economica dallo scenario politico, frammentando la competizioni in una miriade di questioni del tutto secondarie (secondarie, sempre nell’eccezione che prima ho chiarito). Il secondo vantaggio, è che la destra, si basa sul mantenimento dello status quo, trovando così molti alleati negli gangli dello Stato (esercito, polizia, magistratura, sistema amministrativo), nel sistema bancario, economico e del capitale (anche intellettuale e di propaganda).

Una vittoria franca della sinistra, sembra quindi, del tutto improbabile, perché le forze della sinistra pur potendosi basare su un capitale sociale immensamente superiore, se non altro a livello numerico, di fatto non dispongono della forza organizzativa e propagandistica per imporre sul banco la questione economica e poi poter lottare almeno alla pari per giungere almeno a condizioni contrattuali più favorevoli.

Per questo non nutro mai nessuna fiducia o aspettativa da un nuovo governo, da un nuovo presidente, che sia americano o italiano o della Commissione europea. Almeno fin quando gli stessi non saranno espressione di vere istanze di cambiamento che si basino su una reale messa in discussione del sistema produttivo, iniquo, ingiusto, insostenibile e basato sullo sfruttamento e il privilegio, non come fatto marginale, o contingente, ma come fatto inevitabile, e quindi in quanto tale rimosso, spostato, ma mai veramente affrontato, è inutile crearsi facili illusioni. Un fatto esemplare, a tal proposito, infatti, ce lo fornisce proprio la politica italiana, degli ultimi anni.

I “5 stelle” infatti nonostante fossero veramente composti in gran parte da classi sociali subalterne, e quindi veramente estranei al sistema di potere, almeno nei loro esponenti intermedi, e fossero stati eletti come prima forza in Parlamento, dopo una fase di lotta politica relativamente intransigente, sono stati rapidamente assorbiti e normalizzati dal sistema istituzionale.

Infatti, essi, sguarniti di una qualsiasi preparazione politica culturale ed economica, oltre che con margini molto bassi per fronteggiare i flutti delle lusinghe del potere, hanno dimostrato come la faciloneria e superficialità del loro fondatore, Grillo, ovvero che per fare politica basti semplicemente essere onesti, sia stata ridicola, comica se non addirittura malevola. Infatti, il superamento della vecchia spaccatura destra/sinistra è sempre più attuale, e non basta essere semplicemente onesti, anche perché molte volte si è onesti solo perché non si è avuto ancora il tempo di sporcarsi, e che senza una stella polare (in questo caso semplicemente delle idee circa un’idea di società), nessun marinaio è andato mai da nessuna parte, e ciò vale anche e soprattutto oggi, in un mondo complesso, in cui senza prospettive chiare, senza una preparazione veramente politica, che esula ogni competenza tecnica, ogni tentativo di cambiamento non potrà che rivelarsi, estemporaneo, inutile, ridicolo.

Il narcisismo maligno di Alberto Genovese

Il caso di Alberto Genovese, fondatore del noto sito (poi venduto con enorme profitto) facile.it, mi ricorda molto un libro che lessi tempo fa, American Psycho di Bret Easton Ellis, pubblicato nel ’91, in piena epoca yuppie. Gli “yuppie” erano tutta quella tipologia umana, tipicamente di sesso maschile, che si inizia ad affermare negli Stati Uniti di Regan, in piena epoca di finanziarizzazione economica, anni nei quali per i giovani laureati in materie economiche presso le più prestigiose università americane, tra cui Harvard, dove lo stesso Genovese studiò, dopo la laurea in economica e commercio, alla Bocconi, c’erano possibilità di guadagno pressoché illimitate e in brevissimo tempo.

Questi yuppie, degenerazione del fenomeno degli hippie, erano famosi oltre che per lo stile di vita, per il consumismo esasperato, l’edonismo, l’ostentazione del lusso e di ogni prodotto altamente tecnologico, per il rapporto che avevano, e che hanno, col sesso estremo (così tanto sponsorizzato dall’industria pornografica, perché ciò che è eccessivo vende di più), in cui le donne, escort o modelle generalmente, erano vittime di vere e proprie violenze sessuali, pratiche spesso accompagnate dall’uso di droghe, che rendevano tali tipi di rapporti non solo concepibili, ma direi possibili, in quanto unico strumento per annullare la capacità di resistenza delle vittime e persino i loro ricordi, come testimonia ciò che è successo alla 18enne rapita e violentata da Genovese per una notte, e oltre, da questo “giovane mago” delle start-up.

Probabilmente in Genovese c’è del genio, ma del genio maligno. Genovese, come molti yuppie americani (e milanesi) tanto popolari e celebrati negli anni ’80, sono dei narcisisti sadici, che godono nel fare del male, e così vanno considerati, senza nessuna attenuante, se mai con l’aggravante di sfruttare il loro potere economico per compiere i loro atti di sopraffazione, a volte, e direi, nemmeno troppo raramente, veramente criminali.

Questi personaggi dediti al sadismo in ogni sua espressione sono sempre esistiti, ma oggi più che in passato sono legittimati e erti a modello di vita (seppur negli aspetti più presentabili). Tutti i loro vizi vengono non solo assolti ma anzi assecondati. Essi allora diventano ancora più spregiudicati nelle loro azioni perché acquisiscono il senso dell’impunità ergendosi anche a modelli per molti giovani (molto spesso attraverso l’uso dei social),i quali, a loro volta e condizionati, iniziano ad assumere anch’essi un atteggiamento sprezzante, cinico e volto al dominio nei rapporti erotici.

Genovese è dunque l’estremo esito visibile di quel terribile fenomeno che è violenza di genere, espressione specifica della disumanizzazione umana, iniziato con lo schiavismo, portata avanti dall’imperialismo, e il cui esito definitivo, è stato Auschwitz. Infatti, al di là delle condanne molto superficiali, la violenza di genere, è oramai diffusa in tutti gli strati sociali, essendo esito di dinamiche strutturali ed economiche, tra l’altro incentivate esplicitamente, per viziare questi nuovi rampanti delle start-up, gli uomini del futuro perché creduti, molto sbrigativamente, i motori della turbo-economia.

E poco importa quindi se tali individui non hanno in sé il portato di nessun valore, se non il proprio bene (al di là del bene e del male, nel senso più spregevole e superficiale). In fondo sono una fucina si soldi, per questo vengono circondati da una stuola di venditori, che cercano in tal modo anch’essi di trarre un qualche guadagno personale dalla loro vicinanza, senza nessun ritegno riguardo a ciò che davvero accade poi nelle camere da letto dei signori, divenute in realtà vere e proprie stanze della tortura, di chiara ispirazione sadiana

Naturalmente i “Genovese” sanno bene che intorno a loro non c’è “reale” amore e amicizia, ma ne godono ugualmente, seppur nella loro disperata solitudine, che tuttavia non merita nessuna compassione perché votata al culto del male. Essi infatti godono ad essere “amati” e “coccolati” solo per i loro soldi (oltre che per la droga che dispensano con grande generosità), perché per loro il fine ultimo dell’esercizio disumano del potere è proprio questo, la disumanizzazione di sé e degli altri, la corruzione e l’offesa della vita (la necrofilia è un carattere predominante in ogni persona davvero sadica, infatti Genovese amava maneggiare corpi senza coscienza, perché sconvolti dalle droghe che somministrava alle sue vittime).

Senza questo genere di considerazioni sarebbe altrimenti impossibile comprendere davvero, non solo la violenza brutale di cui è stata vittima questa povera diciottenne, segnata per sempre nella perdita dell’innocenza (oltre che dal dolore fisico e psichico inimmaginabile), tanto odiata, e per questo così ambita, dai narcisisti sadici come Alberto Genovese. Il “Nuovo Uomo”. Ma soprattutto si rischierebbe di non appurarne le implicazioni sociali. Esso dopotutto è molto di più, che il dramma infinito di una donna giovanissima, ma il sintomo che oggi, come ieri o più di ieri, la società è malata, e che il potere va assolutamente combattuto e limitato perché laddove esso inizia ad essere svincolato da un qualsiasi forma di limitazione, che sia morale e politica, oltre che giuridica, diventa per natura dedito al dominio, alla sopraffazione e alla distruzione della vita.Perché la tirannia è sempre dietro l’angolo e si annida come germi nel tessuto anche delle società “libere”.

Infatti, temo, che il moralismo borghese non sia sufficiente come freno e antidoto a questo genere di degenerazioni, soprattutto a lungo termine. Anche per questo mi sono riproposto di costruire questo mio blog, il cui unico fine è l’analisi critica (come esprime non a caso il suo titolo, informazionecritica.com), e di essere una sentinella circa gli abusi del potere, il sadismo e il fascismo, celati spesso sotto un effimero velo di cattiva coscienza che da sola non può bastare, ovviamente, contro forze immensamente superiori, perchè affondano nella natura più oscura e terribile, dell’essere più letale mai esistito sul pianeta, chiamato uomo..

La fine delle religioni tradizionali e l’emersione del Trumpismo

La differenza tra la religione tradizionale e le nuove religioni, che durano spesso lo spazio di qualche tweet, è che entrambe pur essendo fondate su basi irrazionali, portano ad effetti completamente contrapposti.

Le prime, le religioni tradizionali, avendo un apparato istituzionale radicato nel tempo, raffreddano l’irrazionalità umana e tendono alla moderazione oltre che all’integrazione nel sistema statale.

Le seconde religioni, quelle dei tweet, al contrario esaltano l’irrazionalità, l’infiammano, soprattutto gli istinti più bestiali, che sono quelli dell’aggressività e della difesa della propria sopravvivenza attraverso l’assalto, la predazione e la sfacciata menzogna.

 Le prime sono “civili”; le seconde, barbare e sfrenate.

Purtroppo il consumismo, espressione di ogni imperialismo di base capitalistica e privatistica, tende a distruggere le istituzioni culturali e religiose come intrinseca conseguenza del proprio sistema produttivo “totalitario”.

Il problema è che una società senza più valori tradizionali, crea dei vuoti che l’apparato repressivo borghese, fondato sul conformismo e la legalità, non riesce, e non può, completamente sanare.

Io temo che nel momento in cui frange della popolazioni deboli, sollecitate da personalità narcisistiche malevole, prenderanno coscienza che questo sistema neo-borghese, è per lo più una costruzione mediatica, possano organizzarsi (anche grazie a forme di collaborazionismo e delazione) per sovvertire gli ordinamenti borghesi, che con tutte le loro contraddizioni e ipocrisie, con tutto il loro portato di iniquità e persino di sfruttamento, restano preferibili all’eversione trumpiana, i cui “ideali” di stampo fascista, sono solo mere razionalizzazioni di una personalità malevola, narcisistica, egoista e pregna di aggressività bullistica, contro i “deboli” e i cosiddetti “diversi”.

Trump, purtroppo, sdoganando queste pulsioni oscene, dandovi quindi legittimità nel dibattito politico attraverso il suo ruolo di Presidente (oramai ex), è divenuto così un punto di riferimento per tali istanze, razziste e bulle. Con un effetto di contagio che abbiamo già visto in Europa con la nascita dei sovranismi, nuove forme di fascismo, allo stato nascente.

La paura ora è che la sconfitta elettorale di Trump possa non essere sufficiente a sopprimere questi virus, questi germi di fascismo, perché una volta che una epidemia si diffonde, le operazioni di contenimento, rischiano di essere inefficaci, soprattutto in organismi sociali già debilitati e con élites deboli.

E se gli americani fossero vittime, della loro stessa strategia?

Questi sono i nuovi fascisti, gente che ha collaborato se non direttamente, almeno idealmente con i terroristi neri, che hanno fatto esplodere cittadini innocenti italiani, loro che dicono di essere i più grandi difensori della Patria, in combutta con i servizi segreti di potenze straniere, americani nello specifico, che dopo averci “Liberato” hanno congelato l’apparato statale fascista, come migliore tutela dello status quo contro il pericolo rosso. Ma di cosa parliamo? Poi chi parla di Usa come più grande democrazia, cosa intendonono con grande? Forse potente, al massimo. Perchè se vediamo come hanno operato in giro per il mondo, in America Latina in primis, ma anche e soprattutto tra medio-oriente ed Afghanistan con il Repubblicano “Responsabile e moderato” Bush, di cosa parliamo per favore???? E Biden non è lontano da questa linea, assolutamente!!! Per quanto riguarda Trump credo che da una parte sia veramente espressione di una parte del Paese “barbara”, ma probabilmente la sua elezione sia stata favorita davvero dalla Russia di Putin, che promuovendolo ha voluto contribuire a seminare il seme dell’odio nella Repubblica Americana. Per questo ieri avrà festeggiato l’ex agente del KGB. Va anche ricordato che le amministrazioni americane non hanno agito diversamente in passato, favorendo i candidati a loro più congeniali e seminando zizania all’interno dei Paesi di tutto il mondo, perchè Paesi divisi, sono deboli e più facilmente manipolabili. Qualcuno pensa al caso italiano? Ci avete pensato voi. Io non l’ho detto….

In riferimento alla “Strage di Bologna”

In riferimento alla strage di Bologna (85 morti, 200 feriti), il rappresentate delle famiglie delle vittime, Paolo Bolognesi, dice testualmente, intervistato dai giornalisti di Report (andato in onda il 5 gennaio 2021):

“Parlare di apparati deviati (apparati dei servizi segreti), almeno io, non sono assolutamente d’accordo perché qui noi stiamo parlando dei vertici dei servizi segreti italiani. Vertici, non l’usciere dei servizi o il postino dei servizi. E allora quando parliamo di vertici vuol dire che ci sono delle responsabilità politiche in chi li ha nominati”.

In particolare si fa il nome di Federico Umberto D’Amato, capo dell’Ufficio Affari Riservati del ministero dell’Interno sino al 1974, indicato dalla procura di Bologna come uno dei mandanti e organizzatori della strage, insieme a Licio Gelli, gran maestro della logia massonica di orientamento eversivo di estrema destra, P2.

Ma stabilito che la strage fu architettata da frange di neofascisti, da massoni piduisti, e da esponenti di primissimo piano dei servizi segreti italiani, la domanda è semplice. Possibile che al Governo, anzi nei governi dell’epoca, nessuno avesse idea di ciò che stesse accadendo? Governi a guida andreottiana, dopo l’uccisione di Moro? E chi architettò le stragi, e coloro che impedirono che la verità emergesse, che cosa volevano ottenere dall’uccisione di centinaia di cittadini inermi?

Purtroppo i diretti responsabili di quei fatti vergognosi sono oramai quasi tutti morti, e non pagheranno di persona. In questo hanno già vinto. Ed è orribile. Ma l’Italia e le famiglie delle vittime hanno diritto alla verità, non solo per un’idea astratta di giustizia, ma per capire in che modo l’opinione pubblica sia stata manipolata in tutti questi anni e soprattutto con quale fine!!!

Vogliamo insomma il movente e da esso usciranno anche i mandanti e i collaborazionisti di una stagione vergognosa della nostra Storia nazionale di cui ancora oggi si pagano le conseguenze attraverso una debolezza della nostra democrazia, ipocrita e bugiarda, manovrata da soggetti spesso occulti, ma a volte presenti da decenni sotto i riflettori, che hanno barattato l’interesse nazionale, per i loro sporchi interessi, per ideali ignobili e malvagi e magari, chissà, anche per gli interessi di potenze straniere, che dalla liberazione in avanti non hanno mai mollato la presa sulla Penisola, sfruttando quello status quo, fascista, ma anche mafioso, che non è stato mai veramente debellato, in funzione anticomunista si dice. Ma io dico anche, in funzione antidemocratica e antinazionale!!! Bisogna ristabilire la verità storica, è l’unica possibilità per riscattare questo paese, ridargli quella dignità che merita, o che almeno avrebbe meritato, almeno in funzione della sua Storia immensa.