Con The Mercy Seat, Nick Cave ci fa navigare per qualche minuto, di rara intensità, sull’Arca dell’Alleanza

Quando vennero a prendermi a casa

It began when they

took me from my home

E mi portarono in Dead Row (nel braccio della morte),

Nonostante fossi per lo più innocente (I am nearly wholly innocente)

Ma non ho paura di morire (precisa subito il condannato)..

Intanto però caldo e freddo, sente.

E in una tazza sbrecciata il volto di Gesù, vede.

Le crudeli ruote del carretto dei pasti

(the meal trolley’s wicked wheels)

Un osso uncinato (presagio di morte)

From my food.

Frattanto prima e durante l’essere posto sul Trono delle Misericordia (Mercy Seat), la sedia elettrica, colei che porrà fine all’angoscia a ogni cosa (misericordiosa davvero nell’annientamento della vergogna, del dubbio, della gogna); si dichiara innocente, ma non lo dice mai esplicitamente, eppure ha detto la verità e comunque occhio per occhio e dente per dente

(An eye for an eye/A tooth for tooth).

L’importante poi è farla finita con questo interrogatorio

(I’m yearning to be done with all this measuring of truth).

E tanto non ha paura di morire, facciamola finita subito.

And anyway I told the truth

And I’m not afraid to die…

Segnali di morte e disperazione però si strutturano sotto I suoi occhi: le mura sembrano emanazioni,

nel loro essere oscuro espressionismo interiore (They are sick breath gathering at my hind).

Intanto, però tra i forzati si sentono racconti sulla vita di Cristo,

del suo essere un umile falegname, non a caso morì sulla Croce, una fine quasi per affinità…

Ma la divagazione storico-religiosa svanisce subito per considerazioni più esistenzialiste, vale a dire la bivalenza umana tra bene e male

ma questa dualità sono a long-suffering shackle (dei ceppi).

Per questo, basta dubbio, basta libero arbitrio,

basta dunque giudizio, si deve finire con questa macchina della verità,

tanto la paura di morire svanisce when there is nothing to lose.

E pazienza se non c’erano prove

O un movente (a motive why).

Intanto il Trono della misericordia fuma

E my blood is boiling (sta bollendo)

And  I’m spoiling (e sto rovinando lo spettacolo con tutti questi pensieri)

A life for a life

And truth for truth

(E pazienza se non c’era nè movenete nè prove,

ma Giustizia e Verità,

ben valgono una vita).

And anyway I told the truth

Non ero colpevole

But I’m afraid I told a lie

(ma non ne sono nemmeno sicuro)….

Ci sarebbe molto da dire su “The mercy seat” rilasciata da Nick Cave & The Bad Seeds, con l’album Tender Prey del 1988.

Innanzittutto, l’impianto sonoro, lunghissimo 7:07min, con una frase ritmica reiterata ossessivamente ed estesa, fino ad uno spaventoso crescendo, con Cave che canta freneticamente come uno che stia bruciando sul rogo.

Ma è molto interessante anche il contenuto del testo, tra riferimenti letterari kafkiani, su tutti il Processo (in particolare non si sa nulla sulla “colpa” di questo condannato). Per il quale sembra che la sofferenza più atroce sia proprio l’atto dell’essere giudicato e nel quale sino all’ultimo nonostante la sua sostanziale innocenza, sorge il dubbio se fosse veramente del tutto innocente.

In fondo dentro di noi, e sotto la luce di Dio, la Mercy Seat, che era il coperchio dell’Arca dell’Alleanza, ogni uomo non sarebbe innocente, nella sua dualità tra bene e male, un bene forse solo a cui si può aspirare ma un male che invece è il fulcro essenziale del nostro essere (Su cosa intendere per bene o male il discorso si farebbe troppo lungo, qui limitiamolo all’aspetto più cristiano o religioso in generale).

E poi dopo tutto, non è preferibile forse morire, nonostante il dichiararsi innocenti, nononostante (o proprio perché si dice di non aver paura, nonostante poi i fatti lo contraddicano, con l’attaccamento del condannato ad ogni piccolo dettaglio di vita vissuta, che assume rilevanza infinita) non ci sia bene più alto, a cui si è più attaccati, della vita e di ogni suo piccolo pezzetto, di fronte ad un giudizio assoluto, che ci chiede “MA TU SEI DAVVERO INNOCENTE??” E il non saperlo e non poter mentire assolutamente è la condizione che supera la morte per il totale terrore in cui fa precipitare il malcapitato sottoposto a giudizio.

Per questo The Mercy Seat non è semplicemente un capolavoro musicale di rock alternativo gotico, già solo questo assicurato dal crescendo sonoro e tematico (veicolato da un Cave grandemente ispirato) che riproduce alla perfezione la disperazione del condannato a morte assoluto: ma merita proprio in virtù del suo non essere una mera cronostoria circa la condizione di un condannato, di essere annoverato oltre le nubi eterne dell’Olimpo del rock più sublime, nel cielo del vero misticismo, quello che si interroga sulla reale natura del bene e del male, nonché sul senso ultimo della vita.

Nick Cave, 1988.