Biden Effect

Contrariamente a quanto lasciato intendere inizialmente, l’amministrazione Biden, non sta affatto dimostrandosi più tollerante e solidale con gli immigrati dell’America Latina, che tentano l’ingresso dal confine meridionale del Texas, attraverso la porta del Messico.

Molti migranti hanno lasciato i loro paesi di origine (Honduras, Guatemala, El Salvador, ecc.) per cercare un futuro migliore negli Stati Uniti, anche sulla scorta delle dichiarazioni del Presidente Americano, così come filtrate dalle principali testate giornalistiche internazionali, che lasciavano sperare circa un atteggiamento più umanitario e solidale della nuova amministrazione.

Di fatto invece le cose non stanno andando così.

Migliaia di migranti infatti, dopo un viaggio estenuante, pericolosissimo, in cui hanno investito tutte le finanze familiari, e in cui si sono anche pesantemente indebitati, cercando delle condizioni di vita migliori (fuggendo da contesti falcidiati dalla violenza, dalla criminalità, dalla crisi economica del Covid, e dai cambiamenti del clima che in America centrale sta comportando uragani sempre più violenti e distruttivi), si vedono espulsi ogni giorno, senza che nemmeno le loro richieste di asilo vengano vagliate.

Ciò emerge da numerose inchieste giornalistiche che evidenziano come molti di essi avevano sentito che dopo l’insediamento di Biden sarebbe stato possibile entrare nel Paese, così si sono decisi a cercare l’impresa, pensando che fosse il momento giusto. Molte madri inoltre nella speranza che in presenza di minori avrebbero subito delle facilitazioni, si sono incamminate. Altre addirittura sperando nella ricongiunzione familiare promessa, hanno mandato in avanscoperta i figli, fantasticando che sarebbe stato poi possibile, grazie al ricongiungimento promesso (che Trump aveva invece crudelmente impedito) anche il loro ingresso.

Purtroppo la realtà è ben diversa e si sta rivelando disastrosa, per persone che hanno messo a rischio la loro incolumità in un’odissa pericolosissima (morte di stenti, malattie, violenze di ogni genere, stupri per le donne) e costosissima (migliaia di dollari, più dei risparmi di una vita), affidandosi a dei pollero (trafficanti di persone) senza scrupoli, viaggi che anche nei casi che vanno a buon fine, cioè l’approdo al di là del Rio Grande, si risolvono quasi sempre in espulsioni di massa.

Le richieste inoltre non vengono nemmeno vagliate, dato che tutto si definisce in pochi giorni. Il blocco alla frontiera. La reclusione nei centri di reclusione forzata . Gli autobus, un volo, e ritrovarsi dall’altra parte del confine, in Messico, da dove vengono fatti allontanare, per rientrare nei Paesi di origine (come essi rientreranno, spogli di tutto, non si sa).

I migranti, quindi con una procedura disumana, non sono informati nemmeno che stanno per essere rispediti in Messico, per impedire qualsiasi tipo di resistenza, trattati peggio di merci respinte alla dogana. E ciò al di là di ogni parvenza di spirito umanitario tanto sventolato durante la campagna elettorale o nel periodo immediatamente successivo l’elezione Biden. Evidentemente per il Presidente democratico, durante la competizione elettorale era necessario dimostrarsi in discontinuità con il crudele Trump, ma se a lui questo atteggiamento è stato utile, lo è stato molto meno per migliaia di migranti, che illudendosi di trovare finalmente accoglienza, in un Paese ricco e pieno di opportunità come gli Usa, hanno abbandonato tutto, vedendosi alla fine sbattuta la porta in faccia senza tanti complimenti.

Ma intanto il clima è cambiato anche a livello comunicativo (nella sostanza di fatto è rimasto immutato) così che in Honduras vengono trasmessi attraverso i media locali dei messaggi del governo americano, in cui lo stesso Biden invita le popolazioni locali a non partire.

Il numero di persone che cercano di entrare negli Usa invece è aumentato, con ben cento mila migranti a febbraio, record dal 2019 e arresti incrementati del 28% (segnalando un clima tutt’altro che pacificato).

Non a caso a Biden inizia ad essere attribuito anche in patria un deleterio effetto di richiamo, che sta mettendo a rischio la tenuta della frontiera meridionale, su cui Trump sta già lavorando per rilanciare la sua immagine politica, naturalmente in ottica xenofoba e anti-democratica.

Biden naturalmente sta cercando come giustificazione per i respingimenti le ragioni pandemiche (con atteggiamento legalitario, egli si rifà all’ormai famoso titolo 42 che riguarda le politiche di sicurezza sanitaria volte al contenimento del virus), che non permettono l’ingresso nel Paese di non più di 50 migranti al giorno dal Messico: una cifra ridicola, una vera goccia nel mare.

Il 19 marzo inoltre il Messico ha deciso di chiudere la frontiera meridionale. Il fatto non sembra casuale dato che poco dopo gli Usa hanno dichiarato l’invio in Messico di 2,5 milioni di dosi di vaccino Astra Zeneca. Sembra dunque che gli Usa vogliano comprare l’aiuto messicano per la riduzione alla fonte dell’ondata migratoria, con le politiche dei vaccini.

Insomma, da più parti emerge il sospetto, oramai nemmeno tanto sottaciuto, che Biden e Trump siano differenti più per metodologia comunicativa, o per le strategie di negoziazione, che per i contenuti. Trump si mostrava più autoritario e unilaterale. Biden dialogante e portato di più allo scambio di favori. Ma di fatto, a parte le forme, i contenuti che entrambi perseguono non sono troppo discordi: American First.